Pensavo che non avrei mai scritto il racconto del mio parto, speravo che non scrivendolo l'avrei dimenticato.
Ma ora eccomi qui, dopo due mesi, a scriverlo per non dimenticarlo.
E' stato un parto difficile, sfortunato, ma la mia bambina adesso è qui con me, e allora mi dico che sarebbe potuto andar peggio, e sono felice!
Il 15 giugno mattina, a 40+2 vado in ospedale con Giorgio a fare il secondo monitoraggio, la piccola è in ritardo e il liquido amniotico non è molto. Durante la visita il gine mi effettua nuovamente lo scollamento delle membrane (la prima dieci giorni prima), questa volta però in modo efficace perchè dopo 15 ore, rompo le acque. Io e Giorgio ci eravamo appena addormentati.
Avevo trascorso tutto il giorno sul divano a ricamare l'ultimo dei tre fiocchi per la nascita della principessa, quello che avrei messo fuori dalla porta dell'ospedale. E mentre ricamavo la pancia cambiava forma, si stava come appiattendo e abbassando...e poi quel mal di stomaco mi aveva proprio insospettita, tanto che avevo avvisato il maritino che c'eravamo quasi.
Rompo le acque all'1:30 di notte del 16 giugno, sveglio il marito emozionata e andiamo in pronto soccorso, dove mi ricoverano. Mi accompagnano in sala travaglio e mi consegnano i braccialetti, due piccolissimi per la stellina (che emozione vederli
In sala travaglio mi attaccano il monitoraggio e Giorgio si siede accanto a me su una poltroncina scomodissima...io inizio a piangere perchè mi rendo conto di quante volte ho dato per scontato le nostre notti abbracciati e fuori dal mondo, avrei dato qualunque cosa per poter rivivere una delle nostre notti abbracciati, nel nostro letto, da soli io e lui. Mi rendo conto che non saremo mai più in due e mi assale una tristezza...e la paura del parto inizia a farsi sentire.
Passano le ore e io mi abituo all'idea, mi calmo e la mattina chiamo mia mamma che si precipita in ospedale e si alterna con Giorgio in quella sala travaglio. Lei è più agitata di me e standomi vicina si calma, la mia mammina
I dolori sono sopportabili, vanno e vengono piuttosto regolarmente, ma io riesco a camminare, a ridere e scherzare, probabilmente perchè la dilatazione avviene lentamente: all'1:30 di notte ero a 2 cm, e alle 17 ero a 5 cm ma il collo dell'utero si era appianato, così mi trasferiscono in sala parto, e io sempre allegra.
Ma dopo un pò smetto di ridere...non so più che ore sono ma credo che un paio d'ore prima del parto, che avviene alle 21:50 inizio ad avere dei dolori sempre più forti, dei dolori inspiegabili ed inimmaginabili. Inizio a piangere e a vomitare dal male, quel dolore mi paralizza e la famosa pausa tra una contrazione e l'altra comincia a diminuire fino ad annullarsi, fino a diventare una contrazione unica. Giorgio chiama l'ostetrica ahimè troppo giovane che non si rende conto che sto per partorire. Poichè mi aveva visitata un quarto d'ora prima e la dilatazione era di 7 cm e la bimba ancora alta. Ma io inizio adavere bisogno di spingere, inizio ad urlare e davvero non capisco più niente, quel dolore diventa insopportabile e devastante, io piango e urlo e chiedo aiuto, e credo di non farcela, credo di morire e imploro l'aiuto di chissà chi...l'ostetrica allora mi dice di smetterla di urlare e di incanalare quell'energia nelle spinte...io seguo il suo suggerimento forse troppo alla lettera e in 4 spinte la piccola è fuori...è fuori troppo velocemente. Nonostante le 20 ore di travaglio la fase espulsiva è stata troppo veloce e i miei tessuti non si sono preparati e sono "scoppiati". Se solo l'ostetrica mi avesse effettuato l'episiotomia i danni sarebbero stati minori, ma la sua poca esperienza non ha aiutato e io ho rischiato di morire, di parto, nel 2008.
La bimba è fuori, Giorgio l'ha vista nascere ed è emozionatissimo, io sono arrabbiatissima per quel dolore esagerato, per la violenza del parto che invece immaginavo in modo più dolce...mi dicono "se allunghi la testa la vedi" e io credo di aver risposto "non voglio vederla", poi me l'appoggiano addosso e io capisco il significato della parola AMORE...è lei, quella meraviglia che ho addosso insanguinata, che tossisce e sputacchia sangue e smette di piangere appena si appoggia al mio petto, e smettiamo di piangere e tremare entrambe...ci scaldiamo e ci calmiamo, torniamo ad essere una cosa sola ma questa volta guardandoci negli occhi...non dimenticherò mai più quello sguardo.
Come purtroppo non dimenticherò mai le parole del ginecologo di turno, furibondo con l'ostetrica, che fa chiamare d'urgenza l'anestesista e dice "qui c'è un'emorragia in corso, addormentiamola"...ricordo che penso "come addormentiamola? Dopo tutto questo dolore..." mandano fuori Giorgio con urgenza, ricordo il suo sguardo e la paura di perderlo, di perdere lui e la mia bambina che ho tenuto in braccio per soli pochi istanti e non avrei voluto staccarmene più.
Mi risveglio e vedo il dolce viso di Giorgio con la nostra bambina in braccio, capisco che è quella la FELICITA', ma l'incubo non finisce...di nuovo la voce preoccupata del gine "dobbiamo riaddormentarle, non ho controllato l'utero..." l'avrei ucciso. Giorgio mi sussurra "non avere paura" e io non riesco a dirgli quanto lo amo, quanto vorrei che lui non avesse paura e non io...e mi riaddormento.
Mi sveglio dopo un pò più di tempo rispetto a prima, ma questa volta sono tutta intubata, sono molto più rinco ma non sono neanche sveglia che chiedo della mia bambina. Mi dicono che è bellissima ed è al nido, ma alle 4 di notte non danno i bambini e io inizio ad urlare come una forsennata che voglio la mia bambina, la esigo con tutte le mie forze! E poco dopo vedo entrare quell'angelo di mio marito con la nostra piccola...la prendo in braccio con tutti intorno per la paura che la faccia cadere, ma loro non sanno che una mamma, anche senza forze, non fa mai cadere sua figlia.
Mi fanno firmare la liberatoria per la trasfusione ma non me ne importa niente, me ne importa solo di lei, la mia piccolina, e di mio marito, che capisco dai sui occhi quanto abbia pianto.
La permanenza in ospedale è stata lunga, ed è stata la cosa peggiore. Mi mancava la mia casa, mi mancavano le notti con mio marito. E le forze che mi tornavano così lentamente...la febbre e l'emoglobina che non tornava nei valori limite...e io che dicevo ai medici di star bene, per farmi dimettere, e loro che si chiedevano come facessi a stare in piedi.
Ma quando si diventa mamme si diventa più forti.
Sono i nostri piccoli a darci la forza, e in quelle notti disperate tenevo la mia bambina nel letto con me e io mi appoggiavo a lei, per consolarmi.
Ero io ad avere bisogno di lei e non lei di me.
Lei era ed è tutt'ora una bambina fortissima. Si è attaccata al seno appena è nata e lo ha fatto talmente bene che in seconda giornata avevo già il latte, nonostante avessi perso due litri e mezzo di sangue.
Ora che l'ho scritto mi sento più leggera. Spero di essermi liberata dell'incubo che perseguita le mie notti. Si, è così...ora posso godermi la mia famiglia
Giorgio, Giorgia Maria, vi amo con tutto il cuore










