Anche io ero un po' delusa dall'atteggiamento di mio marito. Premuroso e affettuoso sempre, ma con attenzioni rivolte a me quasi come se la bimba non ci fosse...
Ad esempio, alla prima visita non poteva venire con me, ed era preoccupato non perché non avrebbe visto il pupattolo, ma perché se mi avessero dato una brutta notizia io sarei stata sola.
Insomma cose così, come se ancora non si fosse reso del tutto conto che invece le mie attenzioni erano rivolte al bambino e non a me stessa.
Beh... ha cambiato atteggiamento dopo che gli ho fatto leggere questo. Io a parole non riuscivo a spiegarglielo,ma chi lo ha scritto è stato piàù bravo di me
Dolci momenti
Facciamoci le coccole
Quando il bimbo nasce è relativamente semplice prenderlo in braccio, coccolarlo, baciarlo, cantargli la ninna nanna, usare nomini e paroline.
Mentre è nel pancione però, spesso, relazionare con lui crea imbarazzo, soprattutto il babbo sente di vivere questo rapporto un po’ ai confini. L’emozione viene spesso confinata ai momenti in cui, tramite i moderni mezzi diagnostici (ecografie, rilevatore del battito fetale) i sensi vengono coinvolti.
Con le orecchie si avvertono i battiti, gli occhi vedono il piccolino muoversi nel pancione della mamma…
Terminati questi momenti di incontro predeterminati, la relazione con il nascituro torna a diventare più difficile e comunque è spesso appannaggio materno. È la madre che ha il privilegio di sentire (tattilmente) i movimenti del pupo.
Immaginiamo per qualche istante di essere un piccolo feto.
Un bimbo prenatale che deve sperimentare ancora tantissimo per trovare i mezzi per comunicare e relazionare con il mondo, un cucciolo che ci prova da subito a farsi sentire.
Tocca i confini del suo mondo (le pareti dell’utero), porta il dito alla bocca per succhiarlo un po’. Accarezza il cordone ombelicale, lo afferra, lo tira; spinge puntando manine e piedini e si sposta.
Sente la voce della mamma e del babbo. Aspetta. Dorme. Sogna.
- Mammina sono qui, qui dentro di te? Mi senti?
Immaginiamo appunto di avere puntato un piedino contro la soffice parete interna del ventre della mamma e di spingere con tutte le nostre forze per vedere un po’ che accade… qualcosa respinge dolcemente il piedino e intanto una voce arriva da dentro e da fuori, una voce calda e suadente che pronuncia parole che non comprendo ma che so essere belle.
Ritraggo il piedino e penso. Poi riprovo, mi piace quella voce e anche quel contatto. E ancora accade che qualcuno mi tocca e il suono della voce torna a rassicurarmi.
Non è un caso. Posso riprovare. Qualcuno risponde. È la mamma.
La stessa voce che alla sera, quando sento che la posizione è cambiata (la mamma si corica) e sto più comodo, canta la ninna nanna, la mia ninna nanna.
Pian piano mi sento cullare da una mano calda che si appoggia sulla pancia; a volte le mani sono due, c’è anche quella di papà. La mamma la guida dolcemente in questo momento, porta papà dove sente il mio corpo e aspetta, con calma per capire se sto riposando, per non disturbarmi.
Immaginiamo di essere quel bimbo e ricevere ogni giorno queste coccole, queste risposte.
Poi… immaginiamo, ma solo per poco, un grande desolato silenzio…
Ora mi accarezza la pancia, le/gli parla, le/gli dà la buonanotte prima di dormire etc etc...
Le dice anche (convinto che sia femmina): "Matilde, prenditi cura della mamma, perché lei è stordita come non mai!!!"





