ho bisogno di supporto psicologico. Io vi dico il caso di coscienza che mi si è posto e voi, a prescindere, mi dovrete dire che ho fatto bene.
Allora, questo fine settimana, scende dal Friuli una mia amica, collega del gruppo di cancer bloggers di cui faccio parte. Si è deciso di cogliere l'occasione per radunare il gruppo di Roma e incontrarla. Un'occasione unica perché poi incontrarci è sempre un casino. Si è deciso, anche per andare incontro ad una ragazze che è ancora in terapia, di vederci da Eataly, quella catena di "centri commerciali" di cibi biologici con ristoranti incorporati.
Ora, potenzialmente, il problema non sarebbe nemmeno il fatto di dover rimanere in piedi più del solito, nel senso che potrei anche intervallare al riposo delle piccole passeggiate. Il problema è la macchina. A Roma, le distanze noi le misuriamo non in km ma in minuti perché il fatto che un posto sia vicino non significa che per arrivarci tu ci metta poco. Eataly è a circa 40 minuti di macchina da casa mia. 40 ad andare e 40 a tornare.
Sono stata combattuta per giorni: vado o non vado? Ho pensato che non andare sarebbe stata un'esagerazione, che sto cominciando a vivere la gravidanza come una malattia e che la placenta, alla fine della fiera, è a posto, adesso. Inoltre, la mia ginecologa lo sappiamo tutti che è iper-ansiosa e pessimista. Ho deciso di mettere un bel cuscino sul sedile per attutire le vibrazioni e andare. Non voglio mettermi sotto una campana di vetro inutilmente.
Invece no. Stamattina ho deciso di non andare...troppa strada in macchina...no, non mi fido...
Vero che ho fatto bene?




