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Psicofarmaci per lavorare

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Zzz...
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Zzz... » 4 lug 2012, 11:03

Giulia80 ha scritto:
demi ha scritto:è uno spaccato della società : sai quanta gente prende ansiolitici ?
ormai fai prima a contare chi non ne fa uso.
posso dire una cosa impopolare?
Non è che se tutti lo fanno allora è bello. è l'equivalente di me che mangio pane e burro. Non è bello, non va bene, non è una cosa sana. e come tale, va riconosciuta e cambiata.
Nessuno dice che sia bello, ma realisticamente bisogna tirare avanti, e in certe situazioni non è possibile ottenere un cambiamento a breve termine (e a volte neanche a lungo termine). Nel frattempo, tu mangi pane e burro e un altro prende l'ansiolitico, e io dico: meno male che esistono il burro e gli ansiolitici.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da helzbeth » 4 lug 2012, 11:06

se prendere ansiolitici risolve i problemi di lavoro mi fiondo in farmacia
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alina
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da alina » 4 lug 2012, 11:11

demi ha scritto:è uno spaccato della società : sai quanta gente prende ansiolitici ?
ormai fai prima a contare chi non ne fa uso.
Io ho conosciuto persone con lavori meg-qualificati che si sono trovati costretti a lasciare perchè non reggevano lo stress, alcuni amici infatti vengono a rifugiarsi qui da noi in campagna, in estate o inverno, e si riprendono un pò.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Giulia80 » 4 lug 2012, 11:18

Zzz... ha scritto:
Giulia80 ha scritto:
demi ha scritto:è uno spaccato della società : sai quanta gente prende ansiolitici ?
ormai fai prima a contare chi non ne fa uso.
posso dire una cosa impopolare?
Non è che se tutti lo fanno allora è bello. è l'equivalente di me che mangio pane e burro. Non è bello, non va bene, non è una cosa sana. e come tale, va riconosciuta e cambiata.
Nessuno dice che sia bello, ma realisticamente bisogna tirare avanti, e in certe situazioni non è possibile ottenere un cambiamento a breve termine (e a volte neanche a lungo termine). Nel frattempo, tu mangi pane e burro e un altro prende l'ansiolitico, e io dico: meno male che esistono il burro e gli ansiolitici.
Per carità. Ma bisogna aver chiaro che stai tamponando un sintomo, che la cosa avrà effetti collaterali e che comunque il problema è alla radice.
Mi spiego?
è come avere dolore da qualche parte: benedetti siano gli antidolorifici. Ma quante situazioni sono di dolore cronico e incurabile senza alternative e quante invece potrebbero essere se non altro migliorate?
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Zzz... » 4 lug 2012, 11:20

Giulia80 ha scritto:
Zzz... ha scritto:
Giulia80 ha scritto:
demi ha scritto:è uno spaccato della società : sai quanta gente prende ansiolitici ?
ormai fai prima a contare chi non ne fa uso.
posso dire una cosa impopolare?
Non è che se tutti lo fanno allora è bello. è l'equivalente di me che mangio pane e burro. Non è bello, non va bene, non è una cosa sana. e come tale, va riconosciuta e cambiata.
Nessuno dice che sia bello, ma realisticamente bisogna tirare avanti, e in certe situazioni non è possibile ottenere un cambiamento a breve termine (e a volte neanche a lungo termine). Nel frattempo, tu mangi pane e burro e un altro prende l'ansiolitico, e io dico: meno male che esistono il burro e gli ansiolitici.
Per carità. Ma bisogna aver chiaro che stai tamponando un sintomo, che la cosa avrà effetti collaterali e che comunque il problema è alla radice.
Mi spiego?
è come avere dolore da qualche parte: benedetti siano gli antidolorifici. Ma quante situazioni sono di dolore cronico e incurabile senza alternative e quante invece potrebbero essere se non altro migliorate?
Sì ma il caso di cui stiamo parlando: donne di 45 anni, lavoro di responsabilità in ambiente competitivo, capo crudele, contesto di crisi mondiale... è da dolore cronico!
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Ari » 4 lug 2012, 11:24

R2D2 ha scritto:
Giulia80 ha scritto:E quoto Ari: si può anche alzare la testa e rispondere per le rime. Quella sì che è una prova di forza!
ma si deve anche essere disposti a perdere il lavoro, come è successo a me.
non conosco specificatamente il tuo caso, ma se il licenziamento è stato ingiusto lo potevi impugnare.
in italia i lavoratori subordinati sono molto tutelati dalla legge, ma spesso sono i lavoratori stessi a dimenticarlo (o ignorarlo) e si lasciano prevaricare in modi che non hanno nulla a che fare con la voglia di lavorare e farlo bene.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Giulia80 » 4 lug 2012, 11:31

Zzz... ha scritto:Sì ma il caso di cui stiamo parlando: donne di 45 anni, lavoro di responsabilità in ambiente competitivo, capo crudele, contesto di crisi mondiale... è da dolore cronico!
Se vuoi dire che la soluzione non è a breve, è vero.
Io per avere una soluzione a breve ho optato per un lavoro in famiglia che rifiutavo da anni. Lo so che è un privilegio avere un lavoro in un'azienda famiglia, mi rendo conto che non è la regola, ma credimi se dico che questo lavoro sarà molto più "basso" concettualmente di quello che facevo adesso. Insomma, ho trovato una soluzione scendendo di livello. Nel frattempo continuerò a cercare al livello che mi compete e sono certa che trovare sarà solo questione di tempo: sì, è un momento di crisi, ma la crisi passerà.
Il succo è: forse è meglio scendere di livello, guadagnare un po' meno, fare un lavoro che non è il lavoro di prima, ma ritrovare la serenità.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da ely66 » 4 lug 2012, 11:35

Il succo è: forse è meglio scendere di livello, guadagnare un po' meno, fare un lavoro che non è il lavoro di prima, ma ritrovare la serenità.
trovarlo.
e so per certissimo che se ora provi a cambiare, il lavoro te lo scordi. perlomeno qui da noi e nel raggio di 200km. e io a 200km per lavorare non vado. mangio pane e cipolle, ingoio bromuro e tengo quello che ho. in azienda famigliare, si certo, comodo qualche volta che ti serve un orario flessibile, ma per il resto, se appena appena riuscissi, cambierei. eccome e di corsa.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da yoga » 4 lug 2012, 11:38

Ari ha scritto:
R2D2 ha scritto:
Giulia80 ha scritto:E quoto Ari: si può anche alzare la testa e rispondere per le rime. Quella sì che è una prova di forza!
ma si deve anche essere disposti a perdere il lavoro, come è successo a me.
non conosco specificatamente il tuo caso, ma se il licenziamento è stato ingiusto lo potevi impugnare.
in italia i lavoratori subordinati sono molto tutelati dalla legge, ma spesso sono i lavoratori stessi a dimenticarlo (o ignorarlo) e si lasciano prevaricare in modi che non hanno nulla a che fare con la voglia di lavorare e farlo bene.
Ari, la fai troppo facile. E onestamente, anche se si vincesse una causa di questo tipo, sai che bello tornare a lavorare in quell'ambiente? Chiaro che saremmo tutti piu' contenti se la situazione fosse diversa e gli str@nzi non riuscissero a prevalere, ma dobbiamo fare i conti con la nostra specifica realta'.
E' successo sia a me che a mio marito di perdere un lavoro perche' non ci andava di sopportare le angherie dei capi. Per fortuna potevamo permettercelo (in America ti possono lasciare a casa dall'oggi al domani ma e' anche molto piu' facile trovare lavoro). Ma nell'Italia di adesso, ti voglio vedere a trovare un altro lavoro se hai piu' di 40 anni (come ha detto kla) e magari pure una famiglia da mantenere. E allora l'unica possibilita' e' andare avanti e sopportare, alla Fantozzi.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da yoga » 4 lug 2012, 11:40

ely66 ha scritto:
Il succo è: forse è meglio scendere di livello, guadagnare un po' meno, fare un lavoro che non è il lavoro di prima, ma ritrovare la serenità.
trovarlo.
Ecco, hai detto tutto.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Giulia80 » 4 lug 2012, 11:43

ely66 ha scritto:
Il succo è: forse è meglio scendere di livello, guadagnare un po' meno, fare un lavoro che non è il lavoro di prima, ma ritrovare la serenità.
trovarlo.
e so per certissimo che se ora provi a cambiare, il lavoro te lo scordi. perlomeno qui da noi e nel raggio di 200km. e io a 200km per lavorare non vado. mangio pane e cipolle, ingoio bromuro e tengo quello che ho. in azienda famigliare, si certo, comodo qualche volta che ti serve un orario flessibile, ma per il resto, se appena appena riuscissi, cambierei. eccome e di corsa.
Ho capito.
Temo che la mia visione sia un po' alterata dal mio essere fuori. Ma per dire, intorno a Milano, vedo aziende che assumono anche in questo momento. Poco, ma ci sono.
Dove sono io sono chiuse le assunzioni di livello alto, ma di lavoro ce n'è.

Sul lavorare con l'azienda di famiglia è una cosa un po' lunga e complicata. Sarà per un periodo e la cosa ha molte ragioni oltre che il mio scontento lavorativo dove sono. Diciamo che ci veniamo incontro: io stacco la spina e risolvo un po' di vicende, mentre cerco il lavoro che voglio davvero. poi ne esco.
Se poi sono affetta da ottimismo senza ragioni... pazienza. Ricomincerò da dove ero, sperando nel mezzo di togliermi di dosso la zavorra (non metaforica) dell'ultimo anno.
E no, non mi faccio illusioni sul lavorare in famiglia. Ma come ho detto, ci si adatta anche alle soluzioni che si trovano.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da R2D2 » 4 lug 2012, 11:44

yoga ha scritto:
Ari ha scritto:
R2D2 ha scritto:
Giulia80 ha scritto:E quoto Ari: si può anche alzare la testa e rispondere per le rime. Quella sì che è una prova di forza!
ma si deve anche essere disposti a perdere il lavoro, come è successo a me.
non conosco specificatamente il tuo caso, ma se il licenziamento è stato ingiusto lo potevi impugnare.
in italia i lavoratori subordinati sono molto tutelati dalla legge, ma spesso sono i lavoratori stessi a dimenticarlo (o ignorarlo) e si lasciano prevaricare in modi che non hanno nulla a che fare con la voglia di lavorare e farlo bene.
Ari, la fai troppo facile. E onestamente, anche se si vincesse una causa di questo tipo, sai che bello tornare a lavorare in quell'ambiente? Chiaro che saremmo tutti piu' contenti se la situazione fosse diversa e gli str@nzi non riuscissero a prevalere, ma dobbiamo fare i conti con la nostra specifica realta'.
E' successo sia a me che a mio marito di perdere un lavoro perche' non ci andava di sopportare le angherie dei capi. Per fortuna potevamo permettercelo (in America ti possono lasciare a casa dall'oggi al domani ma e' anche molto piu' facile trovare lavoro). Ma nell'Italia di adesso, ti voglio vedere a trovare un altro lavoro se hai piu' di 40 anni (come ha detto kla) e magari pure una famiglia da mantenere. E allora l'unica possibilita' e' andare avanti e sopportare, alla Fantozzi.
Quoto.
anche perché, quando sei un consulente esterno con P. IVA (perché in Italia si fa così per non assumerti), c'è poco da impugnare.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Zzz... » 4 lug 2012, 11:47

Giulia80 ha scritto:
Zzz... ha scritto:Sì ma il caso di cui stiamo parlando: donne di 45 anni, lavoro di responsabilità in ambiente competitivo, capo crudele, contesto di crisi mondiale... è da dolore cronico!
Se vuoi dire che la soluzione non è a breve, è vero.
Io per avere una soluzione a breve ho optato per un lavoro in famiglia che rifiutavo da anni. Lo so che è un privilegio avere un lavoro in un'azienda famiglia, mi rendo conto che non è la regola, ma credimi se dico che questo lavoro sarà molto più "basso" concettualmente di quello che facevo adesso. Insomma, ho trovato una soluzione scendendo di livello. Nel frattempo continuerò a cercare al livello che mi compete e sono certa che trovare sarà solo questione di tempo: sì, è un momento di crisi, ma la crisi passerà.
Il succo è: forse è meglio scendere di livello, guadagnare un po' meno, fare un lavoro che non è il lavoro di prima, ma ritrovare la serenità.
Io invece penso che se avessi un lavoro di alto livello, che mi dà soddisfazioni personali ed economiche, preferirei aiutarmi con qualche goccia di lexotan nei momenti di crisi piuttosto che buttare al cesso una carriera di anni.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da frab » 4 lug 2012, 11:50

a getto risponderei "io non lo farei MAI!" la mia salute prima di tutto, etc etc
ma poi penso ho tre figli, le spese sono sempre di più, non ho ancora 45 anni, ma non mancano secoli, e se il mio stipendio fosse assolutamente indispensabile per il sostentamento della mia famiglia (o di me stessa) allora, si, butterei giù qualche ansiolitico e via a lavorare più serena. C'è chi non riesce ad uscire di casa perchè ha attacchi di panico e deve prendere ansiolitici o c'è chi, per poter tenersi il lavoro e non fanculare il capo deve prendersi degli ansiolitici.
Brutta cosa, ma è la realtà, diciamo dei nostri tempi, dello stress che è ormai a livelli INUMANI.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Giulia80 » 4 lug 2012, 11:52

A ognuno il suo, per carità, ognuno valuta su di sè cosa è importante.
Ho solo detto che a volte non si prende neanche in considerazione l'idea di fare scelte diverse, perchè non lo si ritiene possibile o perchè è socialmente inaccettabile.
E per quanto riguarda il mio caso specifico, non penso di star buttando via niente, anzi.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da frab » 4 lug 2012, 12:01

Giulia, da come l'hai messa giù mi sembra che il tuo sia un caso privilegiato (poter lavorare in famiglia per cercarti con calma qualcosa di diverso e al livello tuo) e sai bene che così non è possibile per la maggior parte delle persone.
Poi chiaramente hai ragione quando dici che non si valuta la possibilità di prendee in considerazione scelte diverse. Ma già quando sei al bivio tra ansiolitico o lavoro la tua scelta l'hai fatta; magari perchè il tuo mutuo ad ogni mese esige che tu guadagni 100 e non 70, e di rinunciare a quella macchina tanto guzz non ne ha voglia o per altri mille motivi sembra più facile prendere la pillolina magica.
Che poi tra tutti i medicinali che una prende un ansiolitico non mi sembra poi così deleterio (i mai presi quindi sono ignorantissima)
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Ari » 4 lug 2012, 12:03

R2D2 ha scritto:
yoga ha scritto:
Ari ha scritto:
R2D2 ha scritto:
Giulia80 ha scritto:E quoto Ari: si può anche alzare la testa e rispondere per le rime. Quella sì che è una prova di forza!
ma si deve anche essere disposti a perdere il lavoro, come è successo a me.
non conosco specificatamente il tuo caso, ma se il licenziamento è stato ingiusto lo potevi impugnare.
in italia i lavoratori subordinati sono molto tutelati dalla legge, ma spesso sono i lavoratori stessi a dimenticarlo (o ignorarlo) e si lasciano prevaricare in modi che non hanno nulla a che fare con la voglia di lavorare e farlo bene.
Ari, la fai troppo facile. E onestamente, anche se si vincesse una causa di questo tipo, sai che bello tornare a lavorare in quell'ambiente? Chiaro che saremmo tutti piu' contenti se la situazione fosse diversa e gli str@nzi non riuscissero a prevalere, ma dobbiamo fare i conti con la nostra specifica realta'.
E' successo sia a me che a mio marito di perdere un lavoro perche' non ci andava di sopportare le angherie dei capi. Per fortuna potevamo permettercelo (in America ti possono lasciare a casa dall'oggi al domani ma e' anche molto piu' facile trovare lavoro). Ma nell'Italia di adesso, ti voglio vedere a trovare un altro lavoro se hai piu' di 40 anni (come ha detto kla) e magari pure una famiglia da mantenere. E allora l'unica possibilita' e' andare avanti e sopportare, alla Fantozzi.
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anche perché, quando sei un consulente esterno con P. IVA (perché in Italia si fa così per non assumerti), c'è poco da impugnare.
no ragazze, io non la faccio facile per niente.
non c'è niente di facile nel dover sopportare angherie tutti i giorni al punto da dover ricorrere agli ansiolitici per sopportare la tensione.
sicuramente non è più facile prendere gli ansiolitici piuttosto di rialzare la testa e chiedere rispetto, così come non è più facile prendere gli ansiolitici piuttosto di essere reintegrato in un posto di lavoro da cui ti avevano cacciato (a torto) perché eri persona sgradita.

per il discorso del consulente è diverso, me ne rendo conto e mi dispiace, ma sono i discorsi che sento fare dai dipendenti a TI che non accetto e non capisco.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da SweetLikeHoney » 4 lug 2012, 12:07

il Lexotan non é un medicinale che cura l'ansia..nel senso: prima l'ansia deve venirti a livelli estremi e allora poi prendi una ventina di goccine di Lexotan per alleviare i sintomi ansiolitici..ma non é una cura che previene l'ansia..allevia l'ansia quando é già arrivata e devi fare qualcosa per non sentire i sintomi..questa persona non dovrebbe ricorrere al Lexotan ma farsi prescrivere una cura per l'ansia in modo da prevenirla prima che arriva e non affievolirla sul momento..
e lo Xanax non potrebbe essere preso come si prende la Valeriana..e,almeno a me,quando ho dovuto prenderlo per la depressione..faceva venire sonno e mi sentivo intontita nella testa: gradualmente l'avevo tolto perché non era vita....e io,dopo la mia esperienza,penso che invece di prendere gli psicofarmaci per persone che ci fanno stare così male e ci fanno sentire a disagio é sempre meglio mandare a fankiulopoli...l'ho imparato dopo a mie spese che é terapeutico mandare a remare certe persone..
NON PRENDETEVI LA RESPONSABILITà DI DARE DELLO XANAX O ALTRI PSICOFARMACI ALLE PERSONE..ANCHE SE LO CHIEDONO: NON POTETE SAPERE SE POSSONO PRENDERLI [ANCHE SE VE LI HANNO CHIESTI APERTAMENTE]..NON POTETE SAPERE SE POSSONO AVERE PROBLEMI DI NATURA CARDIACA O ALTRI PROBLEMI E NON POTREBBERO ASSUMERLI..QUANDO QUALCUNO VI CHIEDE UNO PSICOFARMACO: ANCHE SE L'AVETE IN BORSA A PORTATA DI MANO PER VOI MAI OFFRIRLO..GLI PSICOFARMACI NON VANNO BENE PER TUTTI..NON é DETTO CHE QUELLO CHE SERVE A NOI ANCHE SOLO PER L'ANSIA POSSA ANDARE BENE PER UN'ALTRA PERSONA..io ho una vicina di casa che regolarmente quando c'é un problema "presta" i suoi psicofarmaci alle persone che stanno male in quel momento..e la sgrido..lei non può prendersi questa libertà..faccio un esempio: qualche settimana fa ritorno a casa e trovo tutti i miei vicini fuori di casa..per vederli proprio tutti fuori capisco che dev'essere successo qualcosa di grave..vedevo solo la postina sotto shock e pensavo che fosse caduta..era agitatissima..mi spiegano che Dylan,il cane dei vicini aveva azzannato la postina..nel consegnare la posta alla sua padrone avrà fatto un gesto che il cane ha interpretato male e le ha azzannato il braccio..questa vicina era già pronta con le sue goccine non so se di Lexotan o altro..ma lei come si permette in quei momenti di "offrirle" come se fosse omeopatiche?..e se poi a questa persona viene un collasso o altro perché quel farmaco non andava bene per lei? l'ho ripresa anche lì..poi,abbiamo chiamato l'ambulanza e avevano deciso di portarla via più per lo shock che per il morso di Dylan..l'ho rivista ieri ed era ancora un pò sotto shock ma tutto sommato stava bene..solo che ha paura del cane,ovvio e per consegnarmi la posta mi avvicino io..non so che gesto abbia fatto lei che il cane ha interpretato male perché di solito é un giocherellone e gioca spesso con mia figlia..lei mi ha detto che sì,aveva fatto un gesto mentre consegnava la posta..e mi ha speigato come l'ha fatto..probabilmente per il cane era una minaccia..l'ambulanza per prassi ha mandato a casa i vigili a controllare se il cane fosse pericoloso e in caso da sopprimere
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da yoga » 4 lug 2012, 12:09

Giulia80 ha scritto: Ho solo detto che a volte non si prende neanche in considerazione l'idea di fare scelte diverse, perchè non lo si ritiene possibile o perchè è socialmente inaccettabile.
E per quanto riguarda il mio caso specifico, non penso di star buttando via niente, anzi.
Giulia, sarai d'accordo con me che "fare scelte diverse" avendo un'azienda di famiglia come rete di salvataggio e' da privilegiati e psicologicamente molto diverso dal farle se si rischia di rimanere a piedi.
Io anni fa mi sono licenziata da un lavoro che odiavo con un capo defici@nte per un altro con stipendio minore ma molte piu' soddisfazioni. Quando ho presentato le dimissioni un sacco di miei colleghi si sono congratulati dicendomi "beata te". Io non capivo, e mi chiedevo perche' anche loro non potessero fare la stessa mia scelta invece di fossilizzarsi in un lavoro che odiavano. Be', la risposta la capisco solo ora. Io avevo 26 anni, loro erano verso i 40.
Ora, non voglio tirar fuori il solito trito e ritrito discorso Italia-estero, ma come hai ammesso anche tu la tua visione e' un po' distorta dal fatto che vivi all'estero. In USA, nonostante la crisi, si respira sicuramente un'aria di maggiore ottimismo rispetto all'Italia e il mercato del lavoro offre ancora alle persone la possibilita' di reinventarsi.
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Re: Psicofarmaci per lavorare

Messaggio da Giulia80 » 4 lug 2012, 12:14

frab, non vorrei scendere troppo nel dettaglio con la mia situazione personale, ma ci tengo a puntualizzare. è un privilegio nel senso che sì, ho un'alternativa sotto mano volendo senza dover cercare; non lo è perchè volendo altre soluzioni c'erano, allo stesso livello e con equivalenti (forse minori) rotture di balls (vedi pendolarismo); nessuno mi regala nulla, anzi.
Ho già detto che mi è chiarissimo che poi bisogna fare i conti con la situazione in cui ci si trova. Non sono sulle nuvole, so cosa vuol dire avere un mutuo, due figli all'asilo e tante spese. Chi mi conosce sa che io i conti li faccio eccome. Nel mio caso specifico va bene così.
Dipende dal valore che dai alle cose, che è davvero molto soggettivo.
Io, e parlo PER ME e per la mia situazione, ho deciso che era meglio così piuttosto che essere infelici.
Una cosa però, con una punta di permalosità: non è che sono una fortunella fortunata. Mi faccio un fondo come una capanna. Me lo sono fatto e continuo a farmelo. E tutto quello che ho, l'ho meritato e faticosamente guadagnato, e ho pagato il prezzo delle cose che ho, come tutti. Lo dico con puntiglio. E se avessi voluto io o mi fosse stato permesso di fare la figlia di papà, non arrivavo adesso a farla. Mi spiego?
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