Adesso sono di nuovo incinta ma la gravidanza non è partita bene: ho beta basse e che crescono poco, nella migliore delle ipotesi sarà un altro aborto, nella peggiore una geu.
Potrebbe pure accadere un miracolo ma, al momento, mi viene difficile crederlo.
In tutto ciò, dopo l'aborto di gennaio, ho fatto le prime analisi per la poliabortività ed è risultato che ho una mutazione della protrombina in omozigosi e una del gene mthfr in eterozigosi, che - a livello pratico - significa che per portare a termine una gravidanza dovrò seguire una terapia specifica.
Al momento prendo cardioaspirina, levofolene, progesterone e, dulcis in fundo, punturozza di eparina tutte le sere.
Ok: si deve fare, lo faccio.
Il problema (anzi il problema nel problema) in tutto ciò è mio marito.
La premessa è che, sia nell'aborto di luglio che in quello di gennaio, lui ha cercato sempre di minimizzare, dicendomi che ero esagerata e sono cose che capitano. Ho voluto fare le analisi e lui mi guardava con gli occhi levati al cielo. Di fronte ai risultati ho preteso delle scuse
Stavolta, ovviamente, non poteva minimizzare, per cui i primi giorni ha tentato di starmi vicino (e non è facile, lo ammetto) ma la cosa è durata poco.
Da domenica quasi non ci parliamo, abbiamo cominciato a litigare per una stupidaggine (che neanche ricordo) ed è stato un crescendo.
Ieri ho passato una giornata pessima e lui, se possibile, l'ha resa ancora peggiore.
Il clou ieri pomeriggio: prima mi manda un messaggio che diceva, più o meno, "scusami ma io non reggo la pressione"
Poi, peggio ancora, mi chiama dicendomi che dovevo parlare con i miei genitori di quello che mi stava succedendo (nessuno sa niente, nè di questa situazione nè dei precedenti aborti) perchè non è possibile che il peso di questa situazione debba ricadere solo su di lui, che io ho troppe aspettative nei suoi confronti e lui non ce la fa.
Gli ho detto che, assolutamente, i miei non devono essere coinvolti in questa cosa, che se perdo un figlio sono fatti miei e di mio marito e non di mio padre e mia madre, e che sono già abbastanza agitata di mio, non ho bisogno di gente che mi metta ulteriore ansia (i miei, buoni e cari ma assolutamente ansiogeni. Motivo per cui i fatti miei me li sono sempre sbrigati da sola).
Ho aggiunto che deve stare tranquillo e che me la sbrigherò da sola.
Punto.
Giusto per precisare aggiungo che, di solito, io non sono una che piange, che lagna, che si fa venire le crisi isteriche. Stavolta ho avuto un attimo di crisi dopo le prime beta, mi pare, e stop.
Faccio tutto da sola e non chiedo aiuto se non è strettamente necessario.
Certo sono nervosa, questo inutile negarlo, però credo che chiunque al mio posto un pò lo sarebbe.
A sua discolpa aggiungo che è un periodo particolarmente difficile per lui lavorativamente parlando, che ha tanto da fare, si è trovato all'improvviso con un dipendente in meno (e non è ancora riuscito a rimpiazzarlo, quindi deve lavorare ancora più del solito), sta aprendo una nuova filiale e, sicuramente, contava di più sul mio aiuto.
Insomma, attenuanti gliene concedo tante, ma nonostante tutto sono inc@zzata nera
La sera mi buco la pancia, guardo i lividi e penso...dai, nella migliore delle ipotesi me ne mancano solo 270. Nella peggiore mi sto bucando inutilmente.
E lui...LUI non regge la pressione





