Inizio io con un pezzo tratto da "Castelli di rabbia" di Baricco
... una cosa che vista da lontano sarebbe parsa uno spicchio qualunque di una vita qulunque. Un uomo sulla sedia a dondolo, una donna che si volta, lentamente, e rientra in casa. Un niente. Crepita, la vita, brucia istanti feroci e negli occhi di chi passa anche solo a venti metri da lì non è che un'immagine come un'altra, senza suono e senza storia. Così. Però, a passare, quella volta, c'era Mormy.
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Gli altri vedevano come vedono tutti. Come un film. Mormy no. Magari gli passavano negli occhi le cose, in fila, una dopo l'altra, ordinatamente, ma poi ce n'era una che lo rapiva: e lì, lui, si fermava. nella mente rimaneva quell'immagine. Ferma lì. Le altre correvano nel nulla.
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Il risultato era che, del mondo, Mormy aveva una percezione, per così dire, intermittente. Una sequela di immagini fisse - meravigliose- e mozziconi di cose perdute, cancellate, mai arrivate fino ai suoi occhi. Una percezione sincopata. Gli altri percepivano il divenire. Lui collezionava immagini che erano e basta.
-E' matto Mormy?- chiedevano gli altri ragazini-
-Solo lui lo sa- rispondeva il signor Rail.
la verità è che si vedono e si sentono tante cose...è come se ci portassimo dentro un vecchio narratore che per tutto il tempo continua a raccontarci una storia mai finita e ricca di mille partiolari. Lui racconta, non smette mai, è quella la vita. Al narratore che stava nelle viscere di Mormy forse si era rotto dentro qualcosa, forse qualche dolore tutto suo gli aveva messo addosso quella specie di stanchezza per cui non riusciva a raccontare che mozziconi di storie. E tra l'uno e l'altro il silenzio. Un narratore sconfitto da chissà quale ferita. Forse l'aveva fregato la porcheria di qualcuno,l'aveva bruciato lo stupore di un tradimento fottuto. O magari era la bellezza che raccontava che l'aveva a poco a poco sopraffatto. La meraviglia gli strozzava le parole in gola. E nei suoi silenzi, che erano ammutolita emozione, riposavano i buchi eri della mente di Mormy. Chissà.
Ci sono certi che lo chiamano angelo, il narratore che si portano dentro e che gli racconta la vita.
Chissà com'erano le ali dell'angelo di Mormy





