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Non so come gestire i "compagni" immaginari
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TULIPANO
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
ely una bella gara in casa!!!!!!!!!! :ahah
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
TULIPANO ha scritto:ely una bella gara in casa!!!!!!!!!! :ahah
povero marito
Gaia,il soffio della mia vita è arrivata il 12 agosto 2003 I bambini devono essere felici, non farci felici
Non avere paura di essere solo. Le aquile volano sole, i piccioni volano in gruppo (prov. Lakota)
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TULIPANO
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
sì decisamente povero marito!!!!!! :ahah :ahah
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Ely, sembra che tu abbia descritto Giulia!!
e mi rispecchio anche in Era di ema!
E anch'io ho fatto le tue stesse considerazioni! Sarà che sono di agosto tutte quante??
comunque la mia non sarà mai una pioniera o una leader... ma fa lo stesso...
E anch'io ho fatto le tue stesse considerazioni! Sarà che sono di agosto tutte quante??
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Alessandra mamma di Giulia 12-08-2004
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
mai dire mai.. aspetta un annetto e vedrai.
pensa che io faccio da apripista ai topic "oddio che sta succedendo!" tu.. preparati.
pensa che io faccio da apripista ai topic "oddio che sta succedendo!" tu.. preparati.
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
ely66 ha scritto:condividere il momento di comandera? eccerto.
ne vengo coinvolta ogni volta!!! io divento la bambina da comandare a bacchetta e guai se non ubbisco e non scatto come una molla![]()
![]()
.
Mi sembra la legge del contrappasso dantesco
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
si si, intanto stasera sono diventata camilla. la schiava della classe.
faticoso!! ho la schiena a pezzi..
tizy?
t'aspetto

faticoso!! ho la schiena a pezzi..
tizy?
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
:ahah :ahah :ahah Ahhhh come ti capisco!!!ely66 ha scritto:si si, intanto stasera sono diventata camilla. la schiava della classe.
faticoso!! ho la schiena a pezzi..
tizy?![]()
t'aspetto
![]()
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Non ho letto tutto tutto..però anche Aurora fa più o meno così...
A casa ripete immaginando , le cose che fanno all'asilo...e soprattutto anche lei non è una che prende l'iniziativa (io la chiamo "il segugio"...adora i bimbi un pò + grandi e quando sta con loro diventa una marionetta quasi!!
).
Quando è a casa è sicuramente + disinibita e comanda di + che con i suoi coetanei (che magari glielo permettono di meno?) però vedi...non so te ma io non so com'è Aurora all'asilo veramente.
Mi riferisco al tuo dubbio sul fatto che possa reprimersi.. magari ha solo bisogno di ingranare un attimino..Magari ha l'indole di chi "esplode" solo con chi sceglie lei. Un pò è normale chiudersi per timore di non essere accettati, è una cosa che va maturata la sicurezza in se credo, e poi dipende dal carattere.
Io per esempio vedo la mia sempre timida e titubante con gli altri, poi le maestre mi dicono che è solo una farsa e che quando si scalda un pò altro che timida...
Ma io in questa versione Aurora ti posso giurare che non l'ho quasi mai vista!! <tu sei sicura che la tua bimba in realtà non ha la sua piccola combriccola scelta in cui può esprimere tutta la "badessa" che è in lei?
Io non ti nego che a me la realtà dell'asilo mi sfugge molto a volte e non afferrò mai subito i suoi cambiamenti..
Mi piacerebbe aver fatto la pedagogista...
...almeno mi sarebbe servita a qualcosa la laurea... 
A casa ripete immaginando , le cose che fanno all'asilo...e soprattutto anche lei non è una che prende l'iniziativa (io la chiamo "il segugio"...adora i bimbi un pò + grandi e quando sta con loro diventa una marionetta quasi!!
Quando è a casa è sicuramente + disinibita e comanda di + che con i suoi coetanei (che magari glielo permettono di meno?) però vedi...non so te ma io non so com'è Aurora all'asilo veramente.
Mi riferisco al tuo dubbio sul fatto che possa reprimersi.. magari ha solo bisogno di ingranare un attimino..Magari ha l'indole di chi "esplode" solo con chi sceglie lei. Un pò è normale chiudersi per timore di non essere accettati, è una cosa che va maturata la sicurezza in se credo, e poi dipende dal carattere.
Io per esempio vedo la mia sempre timida e titubante con gli altri, poi le maestre mi dicono che è solo una farsa e che quando si scalda un pò altro che timida...
Ma io in questa versione Aurora ti posso giurare che non l'ho quasi mai vista!! <tu sei sicura che la tua bimba in realtà non ha la sua piccola combriccola scelta in cui può esprimere tutta la "badessa" che è in lei?
Io non ti nego che a me la realtà dell'asilo mi sfugge molto a volte e non afferrò mai subito i suoi cambiamenti..
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Mina, Aurora (10 AGOSTO 2004) & Diego (24 FEBBRAIO 2019)
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Gaia non è titubante. è espansiva, però deve prima conoscere l'ambiente.
e all'asilo oramai conosce pure gli scaffali della cucina!
secondo le maestre lei prima studia ambiente, bambini, cose e poi decide cosa fare.
pensavo anch'io fosse timida invece non lo è. solo un po' "riservata" all'inizio ma quando parte.. si salvi chi può!
e all'asilo oramai conosce pure gli scaffali della cucina!
secondo le maestre lei prima studia ambiente, bambini, cose e poi decide cosa fare.
pensavo anch'io fosse timida invece non lo è. solo un po' "riservata" all'inizio ma quando parte.. si salvi chi può!
Gaia,il soffio della mia vita è arrivata il 12 agosto 2003 I bambini devono essere felici, non farci felici
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- Iscritto il: 1 ago 2005, 13:58
Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Anche Aurora è così.
Del fatto di non riuscire ad essere accettati e per questo aver paura di esprimersi secondo me devi pensare all'ambiente che c'è intorno! Tu lo hai provato su te stessa (e anche io da piccola) ma poi l'ambiente che vivevi non era lo stesso che vive tua figlia.
Io sono sempre stata molto riservata e insicura fino ai 12-13 anni (poi leeentamente è andato migliorando...) e sinceramente vorrei che non fosse così per Aurora (o almeno in maniera + moderata!) e quando penso a come fare penso a come ho vissuto io l'infanzia e alle cose che mi reprimevano o che secondo me mi han fatto diventare quella che ero e cerco di prendere spunto...ma il tutto in maniera molto a......come cojo cojo!!
Cavoli però se è vero che è un mestiere duro quello dei genitori..

Del fatto di non riuscire ad essere accettati e per questo aver paura di esprimersi secondo me devi pensare all'ambiente che c'è intorno! Tu lo hai provato su te stessa (e anche io da piccola) ma poi l'ambiente che vivevi non era lo stesso che vive tua figlia.
Io sono sempre stata molto riservata e insicura fino ai 12-13 anni (poi leeentamente è andato migliorando...) e sinceramente vorrei che non fosse così per Aurora (o almeno in maniera + moderata!) e quando penso a come fare penso a come ho vissuto io l'infanzia e alle cose che mi reprimevano o che secondo me mi han fatto diventare quella che ero e cerco di prendere spunto...ma il tutto in maniera molto a......come cojo cojo!!
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
infatti ragazze la timidezza non ha niente a che vedere con la creazione dei compagni immaginari...... Uno degli stereotipi più comuni vuole che i bambini che si inventano amici immaginari, lo facciano perché si sentono soli, perché non hanno fratelli o sorelle né amici con cui giocare o magari perché i genitori hanno problemi tra loro. Soli timidi o troppo introversi per fare amicizia con gli altri, si ritrarrebbero in una dimensione immaginaria vivendo una vita parallela e quasi virtuale ma consolatoria e tranquillizzante. Niente di più superficiale e scorretto. Il compagno immaginario è una manifestazione di creatività, che va guardata con molta attenzione e rispetto. Le indagini confermano che si tratta di bambini spigliati, niente affatto solitari che alla prova dei fatti si rivelano leader nella propria classe. Anche grazie a quel compagno di fantasia con cui si gioca ma che soprattutto è capace di ascoltare, di agire e ragionare, parlare e discutere di ciò che sta più a cuore. Insomma un’esperienza significativa per la crescita, per lo sviluppo cognitivo e per la capacità di socializzare. Non esiste un momento preciso dell'infanzia nel quale questi personaggi della fantasia vengono inventati; arrivano all'improvviso, rimangono con il piccolo per un tempo imprecisato e, un bel giorno, senza preavviso, se ne vanno.
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
ma tu stai veramente parlando della mia Giulia!!! è sputata sputataely66 ha scritto:Gaia non è titubante. è espansiva, però deve prima conoscere l'ambiente.
e all'asilo oramai conosce pure gli scaffali della cucina!
secondo le maestre lei prima studia ambiente, bambini, cose e poi decide cosa fare.
pensavo anch'io fosse timida invece non lo è. solo un po' "riservata" all'inizio ma quando parte.. si salvi chi può!
beh, allora d'ora in poi leggerò i tuoi topic come "ecco cosa mi aspetta tra 1 anno..."
E anche Aurora rispecchia Giulia (e anche lei 10 agosto 2004....LEONE!)
Tulipano, le tue considerazioni mi consolano.... anch'io cominciavo a pensare che a Giulia pesava non avere un compagno di giochi, soprattutto perchè negli ultimi mesi mi chiede la sorellina...addirittura ogni tanto la sento giocare rivolgendosi a questa ipotetica sorella, insegnandole, sgridandola... insomma comandandola! Ho capito che alla fine quello che interessa a lei è avere un bimbo piccolo da poter disporre come più le pare... e anche nel mio caso, non essendoci, tocca a me prenderne il posto
Alessandra mamma di Giulia 12-08-2004
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Sara' che tutte le nostre Leoncine sono uguali??

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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
ema1 ha scritto:Sara' che tutte le nostre Leoncine sono uguali??![]()
certo è che hanno davvero molte caratteristiche in comune!! Anche Era in effetti mi ricorda tanto Giulia
Alessandra mamma di Giulia 12-08-2004
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
cmq ieri sera, giocando, mi ha raccontato praticamente 7 ore di asilo in meno di mezz'ora.
ha condensato tutto, ma mi ha anche detto tutto.
cosa che fino ad un mese fa non si sprecava a fare.
da come ha giocato, con chi, chi ha fatto cosa a chi, e l'amichetta che la spintona e lei che le dice che non si fa, che porta le "presenze" in cucina, la recita di natale.
avevo una testa cubica quando ha finito
mi sa tanto che le faccia davvero bene sfogarsi e rileggere in chiave domestica quello che ha combinato all'asilo.
tulipano, per fortuna che stanno cambiando le opinioni sui compagni immaginari. mi piacciono di più le teorie "moderne"
ha condensato tutto, ma mi ha anche detto tutto.
cosa che fino ad un mese fa non si sprecava a fare.
da come ha giocato, con chi, chi ha fatto cosa a chi, e l'amichetta che la spintona e lei che le dice che non si fa, che porta le "presenze" in cucina, la recita di natale.
avevo una testa cubica quando ha finito
mi sa tanto che le faccia davvero bene sfogarsi e rileggere in chiave domestica quello che ha combinato all'asilo.
tulipano, per fortuna che stanno cambiando le opinioni sui compagni immaginari. mi piacciono di più le teorie "moderne"
Gaia,il soffio della mia vita è arrivata il 12 agosto 2003 I bambini devono essere felici, non farci felici
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
secondo me è positivo, è positivo che lo faccia e lo faccia davanti a te.
nel senso che io da piccola, un po' più grande perché lo ricordo bene, avrei adorato assumere questo ruolo di comando, anche se per finta, un finta che per i bimbi ovviamente è relativo, perché è un modo eccezionale per sfogare la frustrazione che inevitabilmente è essere sempre il 'bambino', e comunque avere costantemente il ruolo di colui che ubbidisce all'adulto, può sembrare sciocco ma il bimbo lo precepisce con forza, e non lo accetta con tanta facilità, anzi vi si ribella, ed è sano che lo faccia, anche perché deve trovare una mediazione 'corrretta' fra ubbidienza e indipendenza (dici poco!)...
beh, io non lo facevo perché mi vergognavo, infatti ero una bimba timida, e anche abbastanza introversa, e ne avrei avuto un gran bisogno, per cui per me è un segnale positivo, sia del fatto che è in grado di esprimere i propri sentimenti, sia del fatto che è serena con sua mamma...mica male!!
nel senso che io da piccola, un po' più grande perché lo ricordo bene, avrei adorato assumere questo ruolo di comando, anche se per finta, un finta che per i bimbi ovviamente è relativo, perché è un modo eccezionale per sfogare la frustrazione che inevitabilmente è essere sempre il 'bambino', e comunque avere costantemente il ruolo di colui che ubbidisce all'adulto, può sembrare sciocco ma il bimbo lo precepisce con forza, e non lo accetta con tanta facilità, anzi vi si ribella, ed è sano che lo faccia, anche perché deve trovare una mediazione 'corrretta' fra ubbidienza e indipendenza (dici poco!)...
beh, io non lo facevo perché mi vergognavo, infatti ero una bimba timida, e anche abbastanza introversa, e ne avrei avuto un gran bisogno, per cui per me è un segnale positivo, sia del fatto che è in grado di esprimere i propri sentimenti, sia del fatto che è serena con sua mamma...mica male!!
Il 14 settembre 2006 è nato il piccolo Manfredi
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- Messaggi: 7945
- Iscritto il: 12 mag 2006, 12:05
Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Sì, Elsa, sono pienamente d'accordo con la tua analisi! 
Alessandra mamma di Giulia 12-08-2004
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- Iscritto il: 10 lug 2005, 8:31
Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
Eccoci, io sono qui al compiuter e la Vale sta parlando con Matteo Alessandro che fanno i monelli perchè dicono le parolacce... in realtà sono le sue bambole
Più che di amici immaginari penso si tratti di GIOCO SIMBOLICO...
IL GIOCO SIMBOLICO
Cosa si intende....
Il gioco simbolico rappresenta una delle attività
più importanti del bambino (in particolare, dal primo fino al sesto anno
di vita), attraverso cui egli ha modo di contribuire direttamente e personalmente
a strutturare il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo. Si tratta,
infatti, di una forma di gioco che influenza significativamente tutte
le dimensioni della personalità infantile, in un rapporto di causa-effetto,
di tipo quantitativo e qualitativo: quanto più e quanto meglio il bambino
avrà modo di vivere esperienze di gioco simbolico, tanto più e meglio
si qualificheranno le sue abilità cognitive, socio-affettive e relazionali.
Il gioco simbolico, che fa il suo esordio attorno ai 12/15 mesi di vita
e si sviluppa nell'arco di tutta la prima infanzia, fino a 6 anni e anche
oltre è il comportamento ludico infantile caratterizzato da finzione;
il gioco di finzione è esperienza culturale e di crescita autentica e
imprescindibile. Viene chiamato "simbolico" perché è caratterizzato da
un processo di significazione indiretta, tipico di tutte le manifestazioni
simboliche: qualcosa viene utilizzato per significare, rappresentare qualcos'altro.
In particolare, nel gioco simbolico di un elemento fisicamente presente
viene utilizzato per rappresentare un elemento assente ma evocato mentalmente:
oggetti, azioni, identità, situazioni presenti vengono utilizzati per
rappresentare, come se fossero oggetti, azioni, identità, situazioni diversi
e solo immaginati (ad esempio, una matita come se fosse un bicchiere,
una scatola di cartone che diventa una tana). L'incontro con gli oggetti
materiali da parte del bambino avviene, per ritrovare qualcosa della realtà
esterna. Il piacere del gioco, fino a 12/18 mesi, è prevalentemente legato
alle esperienze sensoriali e motorie che il bambino stesso può provocare.
Si parla infatti di "gioco sensomotorio". Il muovere, il far cadere, il
toccare, il conoscere con bocca e organi di senso, il far rumore, lo spostare
prendono molto interesse, e strutturano un rapporto di conoscenza. In
seguito, al centro degli interessi del bambino si pone l'imitazione, la
capacità cioè di riprodurre situazioni in altri contesti e accanto ad
essa il gioco simbolico propriamente detto, in cui qualcosa viene usato
per rappresentare qualcos'altro. Si assiste — almeno fino alla soglia
della scuola dell'obbligo — ad una variabilità continua di temi, di percorsi
narrativi, di significati attribuiti agli oggetti impiegati, mentre la
qualità emotiva è caratterizzata dal totale assorbimento nel gioco. Il
bambino lo vive come un serio impegno. L'insieme di queste considerazioni
rende evidente il ruolo positivo del gioco simbolico in tutte le dimensioni
dello sviluppo infantile. Questo chiama in causa la scuola dell'infanzia
e gli adulti educatori che vi operano, impegnati a organizzare il contesto
educativo e a predisporre tutte quelle occasioni formative didatticamente
idonee a promuovere il gioco simbolico. Nella scuola dell'infanzia è
importante che l'insegnante predisponga nell'angolo della casetta o dei
travestimenti, del materiale ricco di opportunità diversificate di esercizio,
per consentire al bambino giochi di finzione, di identificazione e di
immaginazione. E' necessario predisporre indumenti vari, stoffe, mantelli,
cappelli, borse, foulard, burattini, bambole e pupazzi, oggetti per l'angolo
della casetta (piatti, bicchieri, pentole posate, ecc.), passeggini o
carrozzine per le bambole ecc.. L'insegnante deve, naturalmente, assecondare
pienamente le proposte di gioco dei bambini riprendendole verbalmente
o eseguendole per comunicare attenzione, senso d'importanza e disponibilità
totale nei confronti di un'attività cui loro stessi attribuiscono centralità
e importanza, ponendo domande di chiarimento sulle proposte di gioco dei
bambini, per sollecitare la pianificazione, l'esplicitazione, lo sviluppo
e l'articolazione coerente delle loro intenzioni ludiche.
RIFERIMENTI TEORICI
Vygotskij sottolinea l'importanza del gioco, soprattutto in età prescolastica, in quanto offrirebbe al bambino la maggior opportunità di compiere esperienze ricche e varie. Secondo questo autore attraverso la finzione ludica il fanciullo allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo. L'attività creativa, l'inventività, deriverebbero dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. A suo avviso, infatti, è il mezzo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. Per comprendere come il gioco faciliti il processo d'astrazione, Vygotskij parte dalla percezione dei bambini. All'inizio la percezione dell'oggetto è totalmente associata all'azione che il bambino può compiere su di esso, per es., la porta al fatto di potersi aprire e chiudere, il cavallo al fatto di cavalcare; con il gioco di immaginazione il bambino per la prima volta separa un oggetto dalle sue azioni o dalle sue proprietà. Tuttavia all'inizio non arriva a un vero e proprio processo simbolico in quanto il bambino ha bisogno di un oggetto concreto che in qualche modo renda possibile l'azione ed evochi realisticamente l'oggetto che vuole rappresentare. Per questa ragione l'oggetto usato nel gioco ha sempre, sia pur in maniera limitata, qualche proprietà che l'oggetto intende evocare. Bruner considera il gioco intanto "un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa"; inoltre gli appare come "una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale". In questi giochi di finzione, del "fare finta che...", il bambino segue inizialmente un impulso puramente imitativo, che lo aiuta a varcare i limiti dell'infanzia, per proiettarsi nel mondo degli adulti, e impersonarne i ruoli.
Più che di amici immaginari penso si tratti di GIOCO SIMBOLICO...
IL GIOCO SIMBOLICO
Cosa si intende....
Il gioco simbolico rappresenta una delle attività
più importanti del bambino (in particolare, dal primo fino al sesto anno
di vita), attraverso cui egli ha modo di contribuire direttamente e personalmente
a strutturare il proprio sviluppo cognitivo, sociale e affettivo. Si tratta,
infatti, di una forma di gioco che influenza significativamente tutte
le dimensioni della personalità infantile, in un rapporto di causa-effetto,
di tipo quantitativo e qualitativo: quanto più e quanto meglio il bambino
avrà modo di vivere esperienze di gioco simbolico, tanto più e meglio
si qualificheranno le sue abilità cognitive, socio-affettive e relazionali.
Il gioco simbolico, che fa il suo esordio attorno ai 12/15 mesi di vita
e si sviluppa nell'arco di tutta la prima infanzia, fino a 6 anni e anche
oltre è il comportamento ludico infantile caratterizzato da finzione;
il gioco di finzione è esperienza culturale e di crescita autentica e
imprescindibile. Viene chiamato "simbolico" perché è caratterizzato da
un processo di significazione indiretta, tipico di tutte le manifestazioni
simboliche: qualcosa viene utilizzato per significare, rappresentare qualcos'altro.
In particolare, nel gioco simbolico di un elemento fisicamente presente
viene utilizzato per rappresentare un elemento assente ma evocato mentalmente:
oggetti, azioni, identità, situazioni presenti vengono utilizzati per
rappresentare, come se fossero oggetti, azioni, identità, situazioni diversi
e solo immaginati (ad esempio, una matita come se fosse un bicchiere,
una scatola di cartone che diventa una tana). L'incontro con gli oggetti
materiali da parte del bambino avviene, per ritrovare qualcosa della realtà
esterna. Il piacere del gioco, fino a 12/18 mesi, è prevalentemente legato
alle esperienze sensoriali e motorie che il bambino stesso può provocare.
Si parla infatti di "gioco sensomotorio". Il muovere, il far cadere, il
toccare, il conoscere con bocca e organi di senso, il far rumore, lo spostare
prendono molto interesse, e strutturano un rapporto di conoscenza. In
seguito, al centro degli interessi del bambino si pone l'imitazione, la
capacità cioè di riprodurre situazioni in altri contesti e accanto ad
essa il gioco simbolico propriamente detto, in cui qualcosa viene usato
per rappresentare qualcos'altro. Si assiste — almeno fino alla soglia
della scuola dell'obbligo — ad una variabilità continua di temi, di percorsi
narrativi, di significati attribuiti agli oggetti impiegati, mentre la
qualità emotiva è caratterizzata dal totale assorbimento nel gioco. Il
bambino lo vive come un serio impegno. L'insieme di queste considerazioni
rende evidente il ruolo positivo del gioco simbolico in tutte le dimensioni
dello sviluppo infantile. Questo chiama in causa la scuola dell'infanzia
e gli adulti educatori che vi operano, impegnati a organizzare il contesto
educativo e a predisporre tutte quelle occasioni formative didatticamente
idonee a promuovere il gioco simbolico. Nella scuola dell'infanzia è
importante che l'insegnante predisponga nell'angolo della casetta o dei
travestimenti, del materiale ricco di opportunità diversificate di esercizio,
per consentire al bambino giochi di finzione, di identificazione e di
immaginazione. E' necessario predisporre indumenti vari, stoffe, mantelli,
cappelli, borse, foulard, burattini, bambole e pupazzi, oggetti per l'angolo
della casetta (piatti, bicchieri, pentole posate, ecc.), passeggini o
carrozzine per le bambole ecc.. L'insegnante deve, naturalmente, assecondare
pienamente le proposte di gioco dei bambini riprendendole verbalmente
o eseguendole per comunicare attenzione, senso d'importanza e disponibilità
totale nei confronti di un'attività cui loro stessi attribuiscono centralità
e importanza, ponendo domande di chiarimento sulle proposte di gioco dei
bambini, per sollecitare la pianificazione, l'esplicitazione, lo sviluppo
e l'articolazione coerente delle loro intenzioni ludiche.
RIFERIMENTI TEORICI
Vygotskij sottolinea l'importanza del gioco, soprattutto in età prescolastica, in quanto offrirebbe al bambino la maggior opportunità di compiere esperienze ricche e varie. Secondo questo autore attraverso la finzione ludica il fanciullo allarga il proprio campo di azione e di conoscenza, esprimendo principalmente il proprio bisogno di conoscere e di adattarsi al mondo. L'attività creativa, l'inventività, deriverebbero dall'esigenza di intervenire in modo costruttivo e attivo sulla realtà per il gusto di vivere situazioni reali e allargare le proprie esperienze. Secondo Vygotskij il gioco è un'attività basilare per lo sviluppo intellettivo e, nella prima infanzia, la più importante. A suo avviso, infatti, è il mezzo più efficiente per sviluppare il pensiero astratto: il bambino a questa età si crea delle situazioni immaginarie per superare i limiti delle sue possibilità di azione concreta e reale. Per comprendere come il gioco faciliti il processo d'astrazione, Vygotskij parte dalla percezione dei bambini. All'inizio la percezione dell'oggetto è totalmente associata all'azione che il bambino può compiere su di esso, per es., la porta al fatto di potersi aprire e chiudere, il cavallo al fatto di cavalcare; con il gioco di immaginazione il bambino per la prima volta separa un oggetto dalle sue azioni o dalle sue proprietà. Tuttavia all'inizio non arriva a un vero e proprio processo simbolico in quanto il bambino ha bisogno di un oggetto concreto che in qualche modo renda possibile l'azione ed evochi realisticamente l'oggetto che vuole rappresentare. Per questa ragione l'oggetto usato nel gioco ha sempre, sia pur in maniera limitata, qualche proprietà che l'oggetto intende evocare. Bruner considera il gioco intanto "un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa"; inoltre gli appare come "una buona occasione per tentare nuove combinazioni comportamentali che non potrebbero essere tentate sotto pressione funzionale". In questi giochi di finzione, del "fare finta che...", il bambino segue inizialmente un impulso puramente imitativo, che lo aiuta a varcare i limiti dell'infanzia, per proiettarsi nel mondo degli adulti, e impersonarne i ruoli.
- novembre78
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Re: Non so come gestire i "compagni" immaginari
em computer... 

