Forse è un po' lungo...mi scuso ma non so tagliare nessun momento di quella giornata orami lontana, ma sempre viva nel mio cuore.
Giovedì 17 luglio. Mancano 4 giorni alla dpp, la tanto attesa Data Presunta del Parto, e io sono proprio stufa! Fa caldo, tanto caldo e ho passato le ultime settimane chiusa in casa con l’aria condizionata accesa a chiacchierare su gol con le mie amiche luglioline, anche se molte hanno già partorito. L’appuntamento con il ginecologo è per le 8.00 e per arrivare puntuali ci tocca una levataccia perché l’ospedale è dall’altra parte della città. Per fortuna Marco ha preso una giornata di ferie. Dobbiamo solo aprire la cartella clinica, così quando arriverà il momento fatidico in ospedale ci conosceranno già. Prima di uscire guardo perplessa la valigia pronta vicino all’armadio in camera. È lì da un po’ di settimane, c’è proprio tutto tranne le cose dell’ultimo minuto; per quelle ho preparato una lista appesa alla porta di casa per non dimenticarci niente, credo che saremo presi da altro in quel momento. “Ma no, non la porto, non mi serve … è solo una visita veloce”. Arrivo in soggiorno e sento la voce di mia mamma che il giorno prima ci ha detto “mi raccomando portate la valigia domani che non si sa mai!” ma va’…. è sempre la solita esagerata … Va bhè … tiriamola su … anche se so che non mi servirà! Mi sento un po’ sc**a con la valigia solo per una visita … tanto lo so che torneremo a casa con il pancione e il valigione blu! E tutti penseranno a un falso allarme e non a un eccesso di precauzione! Fuori fa un gran caldo, ma Marco si è messo la camicia a maniche lunghe!!!! Lo prendo un po’ in giro, per quanto mi è possibile … sono le 7 del mattino e ho un gran sonno: “ Va bene essere freddolosi, ma l’aria condizionata non è così forte! E poi ti immagini se dovessi veramente partorire? Saresti veramente comico in sala parto con la camicia da ufficio!!! Non vuoi la cravatta???!!!!“
Durante i quasi 50 minuti di macchina programmiamo la giornata: ospedale, supermercato per la spesa, tintoria (il piumone è da ritirare già da qualche giorno), centro commerciale per comprare il regalo per i 12 anni del mio figlioccio Giovanni (quindi oggi Diego non può proprio nascere, è una data già occupata in famiglia!!!), pulizie di casa … insomma tante cose da fare. A un certo punto della strada realizziamo che la prossima volta che passeremo di lì sarà per far nascere il nostro bambino. Mi emoziona solo l’idea, ma mi sembra ancora un domani molto lontano!
Arriviamo in ospedale in perfetto orario. Parcheggio … ascensore … secondo piano … chiamo al cellulare il dottore che mi dice di aspettarlo e che sarebbe arrivato in una ventina di minuti … sono le 8 del mattino e quell’area dell’ospedale dedicata agli ambulatori ginecologici è ancora semideserta. Solo qualche infermiera e le nuove tirocinanti ostetriche … poche pazienti. Ben presto però le pance cominciano ad apparire; qualche futuro papà accompagna premurosamente il proprio figlio che si ostina a restare al calduccio della propria mamma. Davanti all’ambulatorio per l’ecografia delle gravidanze a termine si respira aria di stanchezza e curiosità. Osservo le altre future mamme; cerco di indovinarne l’età … chissà come avranno passato questi ultimi mesi …. Saranno state bene? Avranno voglia come me di conoscere il piccolo che si muove con loro? Una cosa è certa … hanno delle pance enormi! La mia in confronto non è niente. In effetti non sembro a termine, eppure mancano solo 4 giorni alla dpp! Va bhè … continuiamo ad aspettare anche se i 20 minuti sono passati da un po’. Dopo un po’ finalmente lo vediamo arrivare dal fondo del corridoio. È il mio ginecologo da qualche anno e ci ha seguiti ogni mese durante questo viaggio. Di lui mi fido molto, mi sento in mani sicure. Quanto abbiamo atteso ogni singola visita per poter vedere il nostro piccolo che cresceva, per poter sentire quel piccolo cuore battere velocissimo TUM-TUM-TUM-TUM. Quante ansie e quante gioie abbiamo vissuto nel suo studio: il bimbo c’è? Cresce bene? È nella “norma”? è maschio o è femmina? Guarda sembra che sbadigli! E ora si prende un piedino con la mano! Che emozione ogni volta, poi, chiamare i nonni per rassicurarli sulla nostra salute, mostrare loro le foto del piccolo, sentirci già in tre!
Salutiamo il dottore che ci fa accomodare in un ufficio dove trascrive tutti i nostri dati su una cartella, alla quale allega gli ultimi esami fatti e la richiesta per l’anestesia epidurale. Poi ci spiega i passi successivi: visita con l’ostetrica nell’ambulatorio delle gravidanze a termine e, se non fosse successo nulla prima, altra visita dopo una settimana. Non so se ce la faccio un’altra settimana!!!!! Ci salutiamo e ci affida all’ostetrica di turno; una signora con i capelli biondi e lunghi che avevo già notato in corridoio e che a pelle mi era sembrata antipatica. Ma mi sono ricreduta subito! Mi visita e poi mi fa un’ecografia … Eccoti! Sei bellissimo! Ti muovi lento e a un certo punto assesti un gran calcio all’ecografo! Ridiamo e la signora bionda mi dice amorevolmente che sei tremendo e mi chiede se sono proprio sicura di volerti chiamare Diego perché “i Diego sono tutti belli vivaci!”. E certo che sono sicura … anche perché ormai non ho scelta … tu sei Diego!!!!!!!! Passa l’ecografo a una dottoressa giovane. Deve essere lì da poco perché le spiega come fare a segnare i dati delle pazienti sul pc. Inizia a girare e rigirare la sonda sulla mia pancia; sembra perplessa. Da come si parlano, capisco che non le piace il flusso del cordone. Entra un dottore … valuta con lei i dati … mi dice di andare sabato mattina in pronto soccorso per dare un’occhiata. Parlando dico che nell’ultimo periodo ti sento muovere un po’ meno; intendo dire che sei diventato grosso e rispetto a quando avevi tanto spazio, sei più tranquillo. Mi rilasciano un foglio per pagare la visita e ci salutiamo.
Scendiamo alle casse e mentre tuo padre sta pagando, mi raggiunge un’ostetrica allieva (di quelle che fanno ancora l’università ed hanno appena iniziato il tirocinio). Mi chiede di tornare in ambulatorio perché la dottoressa ha cambiato idea e preferisce farmi un monitoraggio. Salgo con lei, papà mi raggiungerà dopo poco. Mi porta in una stanza e mi attacca due sonde alla pancia. Mi fa sdraiare e attacca la macchina che misura il battito cardiaco fetale e le contrazioni. Mi dà in mano un pulsante, devo schiacciare ogni volta che ti sento muovere. Ok. Se ne va. Io e papà, che intanto è arrivato, stiamo lì a chiacchierare, ma tu sei fermo. Mi alzo, mi siedo, mi muovo … tu resti fermo. Dopo più di un’ora il tracciato non piaceva per niente. Dicevano che i tuoi battiti erano troppo regolari, che non avevano “quei picchi tipici” e che il fatto che tu fossi fermo a loro non piaceva … bho? Io non ero preoccupata perché non ti muovevi, perché la mattina non lo hai mai fatto! Ti scatenavi la sera! Comunque decidono di chiamare il mio ginecologo. Il clima tra me e tuo padre è ancora sereno; restiamo in attesa di novità, ma stiamo bene. Dopo poco ci comunicano che il dottore ha deciso di ricoverarmi e probabilmente di indurmi il parto, quindi dovevamo andare alle casse per farci rimborsare il ticket appena pagato e presentarci in pronto soccorso per il ricovero, con la cartella che avevamo compilato poche ore prima con lui. Ecco ora inizio ad agitarmi un po’, perché sto realizzando che da lì a poco ti avrei finalmente conosciuto. Mentre aspetto alle casse, mangiando una briosche, chiamo mia mamma per avvisarla del ricovero. Meno male che l’ho ascoltata ed ho portato la valigia! Nei pochi metri che separano le casse dal ps cammino lenta … non parliamo molto in quel momento io e Marco … che voglia di fumarmi una sigaretta … ma io ho smesso da quando ci sei tu e se gliela chiedessi, non me la darebbe … penso … sto per entrare in ospedale, con la mia panciona, la gonna bianca e le infradito ai piedi e uscirò con il mio bambino tra le braccia! Entriamo come marito e moglie, come Marco e Daniela ed usciremo come mamma e papà! Ci siamo! In ps ci visita una dottoressa, legge la nostra cartella … sembra un po’ perplessa, quasi non vedesse poi tutta questa necessità di ricovero … e poi dice che non ci sono posti! Ci affida a una signora in camice che ci accompagna in ascensore sino al piano delle sale parto. Ci fa gli auguri. Ringraziamo. Io preciso che non è detto che partorisca ora, ma che i medici devono ancora vedere … “Signora, se la portano in sala parto cosa pensa di fare? Se va là è perché deve partorire!” Ma è così sicura??? Magari no, magari domani o dopodomani o un altro giorno! Magari Diego decide di avere i picchi e di muoversi e mi rimandano a casa! Forse …
L’ambiente è molto accogliente: c’è il parquet per terra, le pareti colorate; tutto è molto pulito. Un’ostetrica molto gentile ci accompagna nella stanza “cicogna”: sarà la nostra stanza per le ore successive. È ampia con i mobili arancioni, un lettino azzurro, una poltrona comoda, una grande vasca da bagno al centro della stanza e alcuni oggetti che non useremo, ma che immagino servano per il travaglio. C’è anche una porta dalla quale si accede al bagno privato. Entriamo, ancora non del tutto consapevoli di ciò che sta per succedere. Penso che normalmente le donne che entrano in questa stanza sono già piene di dolori, magari da ore, hanno fatto una corsa in macchina con un marito acanto molto agitato … noi no! Io no! Io sono lì con la mia gonna bianca, le infradito e la borsa di tutti i giorni e non sento nulla! L’ostetrica mi dice di cambiarmi; forse è meglio che Marco vada in macchina a prendere la valigia! Lo aspetto lì; mangio qualcosa, sperando che Diego si muova un po’. Continuo ad essere abbastanza calma, ma questa cosa allarma l’ostetrica che non capisce come faccio ad essere così tranquilla … mi dice di non preoccuparmi delle urla che sento perché è solo una reazione al dolore … io non le sento neanche le urla che arrivano dalle altre sale parto e non sa cosa sarei stata capace di produrre io qualche ora dopo!
Dopo un paio d’ore torna l’ostetrica; con delicatezza, mi visita … sono già a 8 cm!!! Marco chiede per l’epidurale, ma io conosco già la risposta … non c’è più tempo! Diego nascerà tra poco e questo dolore fortissimo non mi abbandonerà. L’ultima volta che ho la forza di guardare l’orologio di fronte a me segna le 17.15. Ci siamo … inizio a spingere. I seguenti 45 minuti mi sembrano lunghissimi, sono confusi … ricordo il dolore … le maniglie a cui sono aggrappata, Sara mi dice di tirarle verso di me ed espirare, ma io non riesco … le spingo via, mi inarco, urlo ad ogni contrazione sempre più forte, anche se le forze dopo un po’ iniziano a mancarmi. Sono stanca. Tengo gli occhi quasi sempre chiusi. Marco è accanto a me, forse sventola qualcosa, perché mi arriva dell’aria sul viso … è piacevole. Sento solo la sua voce che mi rassicura e mi sostiene, ma non so cosa mi dice. A un certo punto riesco ad aprire gli occhi … si è radunata una piccola folla di camici: alcune dottoresse curano preoccupate il monitor, altre vestite di blu aspettano, probabilmente sono infermiere pediatriche o ostetriche. Una attira la mia attenzione perché è comodamente seduta sulla sedia a dondolo e si riposa! Come se io non fossi lì a cercare faticosamente di far nascere mio figlio, si mette a raccontare di un parto in cui la fase delle spinte è durata tantissimo, quasi 10 ore! Mi uscirebbe un vaffa’ ma non ne ho le forze, ma credo di averla guardata molto male perché dice qualcosa rivolto a me … almeno si è accorta che ci sono! Ricordo un uomo, in camicie verde da sala operatoria, che entra e per prima cosa viene da me, mi tocca … quasi una carezza … e mi rassicura, mi dice che sto andando bene e di continuare così. Poi guarda il monitor con i battiti del mio piccolo e rivolto alle giovani dottoresse preoccupate dice che non ci sono problemi perché il bambino recupera! Non so cosa significa … posso solo immaginare … ma decido che queste sue parole sono un buon segno. Ne ho bisogno. Una volta uscito, in un attimo di respiro, chiedo a Sara il nome … è il primario. Per un attimo le mie paure diminuiscono … fino alla prossima contrazione … spingo … spingo … spingo … è finita e di Diego ancora nulla. Inizio a non farcela più e lo dico. Penso che sono arrivata fino a lì e non riesco ad andare avanti … scusa bambino mio, la mamma non ce la fa’ a farti nascere, ti sto’ facendo del male, non riesco a proteggerti! Lo penso e lo dico veramente e lo sconforto mi assale … ma Marco è sempre lì e mi da’ forza. I momenti e i ricordi si accavallano confusamente. Sara vede la testa e dice che è moro … evvai assomiglia a me! Ok provo e riprovo a farlo uscire, ma non riesco. L’ostetrica sulla sedia a dondolo si alza, viene vicino a me e mi dice qualcosa … capisco solo che mi aiuterà … a me va bene tutto, basta che mi aiutino a non far più soffrire mio figlio. Mi sale con le braccia sulla pancia e aiuta Diego a uscire. Dopo poco, credo, mi dicono che ci siamo che la testa è fuori! Ma va’… non mi sono mica accorta!
Diego è nato alle 18.00 e solo dopo le 20.00 ci separano. Passiamo la prima notte divisi. Io sono troppo stanca e frastornata. Ho un’ematoma pazzesco lì sotto… infatti il giorno dopo mi visitano in tanti. Lui ha un bozzo in testa.. simile a quello della ventosa, ma abbiamo fatto tutto noi!!!









