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Le Poesie dell'Amore e del Dolore
- dolceviola
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Grazie a tutte ragazze 
. . • * ´¨` * • . ☆ Giordana ☆ . • * ´¨` * • . .
"A clean house is the sign of a broken computer."
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
ciao!! tra un mesetto voglio farmi tatuare un angelo in ricordo del mio papà e ho letto questa che mi ha ispirato:
Chi non trova il paradiso quaggiù non lo troverà neanche in cielo . Gli angeli stanno nella casa accanto alla nostra ovunque noi siamo . E.D.
saluti a tt
Chi non trova il paradiso quaggiù non lo troverà neanche in cielo . Gli angeli stanno nella casa accanto alla nostra ovunque noi siamo . E.D.
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L’acqua tende verso il basso e anche l’amore va verso il fondo, è la sua forza di gravità. Ciò che viene da sopra non ha bisogno di altezza, ha bisogno di profondità, vuole sperimentare l’abisso Questa è la legge del mondo.Von-Balthasar
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Siama, bellissima. 
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Una bellissima poesia di Dickinson per tutte le mamme.
Mamma non dimentica mai i suoi uccelli,
Anche se in un altro albero.
Guarda giù così spesso
E così teneramente,
Come quando il suo piccolo nido mortale
Con abile cura intrecciava -
Se uno o l'altro dei suoi passeri cade,
Lei se ne accorge lassù.
Mamma non dimentica mai i suoi uccelli,
Anche se in un altro albero.
Guarda giù così spesso
E così teneramente,
Come quando il suo piccolo nido mortale
Con abile cura intrecciava -
Se uno o l'altro dei suoi passeri cade,
Lei se ne accorge lassù.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
stupenda! rende proprio l'idea 
L’acqua tende verso il basso e anche l’amore va verso il fondo, è la sua forza di gravità. Ciò che viene da sopra non ha bisogno di altezza, ha bisogno di profondità, vuole sperimentare l’abisso Questa è la legge del mondo.Von-Balthasar
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ragazze, vi voglio postare una poesia di Poe, credo che tutte voi la conoscete.
Un piccolo preambolo
Io adoro Allan Poe, ho letto e riletto i suoi "racconti del terrore" cosi tante volte che potrei dire che li conosco a memoria. Non mi stancherei mai di leggerli. Il mio preferito e' " Il gatto nero".
Per caso, frugando qui a casa, ho trovato un libro, tradotto da un nostro grande scrittore, di poesie di Poe.
La poesia che vorrei postarvi si intitola "Il corvo". E un po lunga, ma vale davvero la pena leggerla, anche se l'avete gia letta. Io, ieri sera, ho avuto i brividi e quando sono andata a dormire non ho pensato ad altro. Questi sono poeti, che ti entrano dentro.
Un piccolo preambolo
Io adoro Allan Poe, ho letto e riletto i suoi "racconti del terrore" cosi tante volte che potrei dire che li conosco a memoria. Non mi stancherei mai di leggerli. Il mio preferito e' " Il gatto nero".
Per caso, frugando qui a casa, ho trovato un libro, tradotto da un nostro grande scrittore, di poesie di Poe.
La poesia che vorrei postarvi si intitola "Il corvo". E un po lunga, ma vale davvero la pena leggerla, anche se l'avete gia letta. Io, ieri sera, ho avuto i brividi e quando sono andata a dormire non ho pensato ad altro. Questi sono poeti, che ti entrano dentro.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
C’era una notte, in cui meditavo, debole e stanco,
su più di un tomo strano e bizzarro di una storia dimenticata;
mentre chinavo il capo, quasi per addormentarmi, improvvisamente ecco si sentì bussare,
come se qualcuno dolcemente battesse, battesse alla porta di camera mia.
“E’ qualche visitatore” mormorai, “che batte alla porta di camera mia;
solo questo e nulla più”.
Ah, distintamente ricordo fu in un bieco dicembre;
ed ogni singolo tizzone morendo presentava la sua ombra sul pavimento;
con ansia desideravo il mattino; invano avevo cercato di prendere in prestito
dai miei libri sollievo al dolore, dolore per la perduta Lenora,
per la rara e radiosa fanciulla che Lenora chiamano gli angeli,
ma che nome qui non ha più.
E lo strisciare di seta, triste, incerto della purpurea tenda
mi faceva trasalire, mi riempiva di paure fantasiose mai provate prima;
cosicché adesso, per placare il battito del mio cuore, in piedi ripetevo
“E’ qualche visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia;
un qualche ritardatario visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia.
Questo è, e nulla più”.
Subito la mia anima si fece più forte; esitando quindi non più:
“Signore”, dissi “o signora, davvero imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che mi stavo appisolando, e così voi dolcemente siete venuti a battere,
e così piano siete venuti a bussare, bussare alla porta di camera mia,
che io a stento vi ho sentito”. Ed ecco che spalancai la porta.
Buio lì e nulla più.
In fondo al quel buio sbirciando, a lungo rimasi lì a guardare, ad aver paura,
a dubitare, a sognare sogni che nessun mortale avrebbe mai osato sognare prima;
ma il silenzio era intatto, e la quiete non ebbe intralcio,
e la sola parola lì detta fu la sussurrata parola “Lenora!”
Questo sussurrai, e un’eco mormorò in risposta alla parola “Lenora!”
Solo questo e nulla più.
Ritornando in camera, tutta la mia anima ardeva;
subito di nuovo sentii bussare in qualche modo più forte di prima.
“Sicuramente”, dissi, “sicuramente si tratta di qualcosa alla grata della mia finestra;
vediamo, dunque, quale minaccia è, ed esploriamo questo mistero.
Che il mio cuore si calmi un attimo ed esplori questo mistero.
E’ il vento e nulla più”.
Ecco spalancai le imposte, quando, con civetteria ed agitando le ali
Entrò un maestoso corvo dei Santi giorni dei tempi che furono.
Non il minimo cenno di saluto fece; ne’ un minuto si fermò o stette;
ma, con l’ aria da signore o signora, si appollaiò sulla porta di camera mia;
si appollaiò sul busto di Pallade proprio sulla porta di camera mia;
si appollaiò, e si sedette, e nulla più.
Allora, questo eburneo Uccello inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
con il grave e severo decoro del suo portamento,
“Anche se la tua cresta è tagliata e rasa, tu “, dissi, “di sicuro non sei un vile,
spettrale, sinistro ed antico uccello che vaghi dalla riva della Notte.
Dimmi quale è il tuo signorile nome sulla riva della notte plutoniana!”
Disse il corvo “Mai più”.
Molto mi meravigliai a sentir parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta significasse poco; e poca rilevanza avesse;
perché è innegabile che nessun essere umano vivente
abbia mai avuto la fortuna di vedere un uccello sopra la porta di camera sua,
uccello o bestia sopra il busto scultoreo sulla porta di camera sua,
con un nome come “Mai più”.
Ma il Corvo, seduto solitario sul placido busto, disse soltanto
quella sola parola, come se la sua anima in quell’unica parola straripasse.
Niente oltre allora disse; non una piuma allora agitò
finché io un po’ più forte mormorai “Altri amici sono volati qui.
Al mattino mi lascerà, come le mie speranze sono volate prima”.
Allora disse l’uccello “Mai più”
Sussultai alla quiete spezzata da una risposta così adeguatamente proferita,
“Senza dubbio”, dissi “ciò che dice sarà la sua unica frase ripetuta
attinta da un qualche padrone infelice che un’ impietosa Disgrazia
ha seguito veloce e inseguito più veloce finché le sue canzoni avevano un solo ritornello,
finché i funerei canti della sua speranza quel malinconico ritornello avevano
di un “Mai, mai più”.
Ma mentre il Corvo ancora induceva la mia triste anima al sorriso,
forte spinsi dritto una poltrona davanti all’uccello, e al busto e alla porta;
allora, affondando nel velluto, mi ritrovai a collegare
fantasia con fantasia, a pensare a che cosa quel malaugurioso uccello dei tempi che furono
a che cosa quel sinistro, sgraziato, spettrale, secco, e malaugurioso uccello dei tempi che furono
intendesse gracchiando “Mai più”
Così ero seduto impegnato a congetturare questo, ma senza dire sillaba alcuna
al volatile i cui occhi feroci adesso ardevano nel profondo del mio petto;
così ero seduto a cercare di indovinare questo e quant’altro, con la testa comodamente reclina
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada fissava malignamente,
ma sulla cui fodera di velluto viola con la luce della lampada che la fissava malignamente
lei non si appoggerà, ah, mai più.
Allora, mi sembrò, l’aria si fece più densa, profumata come da un invisibile incensiere
agitato da un serafino i cui passi tintinnavano sul pavimento ovattato.
“Maledetto!”, dissi, “Il tuo Dio ti ha prestato, attraverso questi angeli ti ha mandato
il sollievo, il sollievo e il nepente dai ricordi di Lenora,
tracanna, oh tracanna questo tipo di nepente e dimentica questa perduta Lenora!”
Disse il Corvo “Mai più”
“Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
Qualunque sia il Tentatore che ti ha mandato, o qualunque tempesta ti abbia sbattuto in questi lidi,
desolati eppure così pieni di presenze, su questa terra deserta eppure incantata,
c’è, c’è un balsamo in Gilead? Dimmi, dimmi, ti imploro!”
Disse il Corvo “Mai più”
“Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
Per il Cielo che si piega su di noi, per quel Dio che entrambi adoriamo,
Dì se quest’anima pesante di dolore se, nel lontano Eden,
stringerà un santa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora
stringerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora”.
Disse il Corvo “Mai più”
“Sia la tua parola il segno del nostro addio, uccello o demonio!” urlai balzando in piedi.
Ritornatene alla tempesta e alla riva plutoniana!
Non lasciare piuma nera come segno di quella bugia che la tua anima ha proferito!
Lasciami alla mia intatta solitudine! Vattene dal busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e togli la tua forma via dalla mia porta!”
Disse il Corvo “Mai più!”
Ed il Corvo, mai svolazzando, ancora é seduto, ancora é seduto
sul pallido busto di Pallade proprio sopra la porta di camera mia;
ed i suoi occhi hanno le sembianze di un demone che sogna,
e la luce della lampada che su di lui si allunga, getta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima da quell’ombra che fluttua sul pavimento
non si solleverà mai più
su più di un tomo strano e bizzarro di una storia dimenticata;
mentre chinavo il capo, quasi per addormentarmi, improvvisamente ecco si sentì bussare,
come se qualcuno dolcemente battesse, battesse alla porta di camera mia.
“E’ qualche visitatore” mormorai, “che batte alla porta di camera mia;
solo questo e nulla più”.
Ah, distintamente ricordo fu in un bieco dicembre;
ed ogni singolo tizzone morendo presentava la sua ombra sul pavimento;
con ansia desideravo il mattino; invano avevo cercato di prendere in prestito
dai miei libri sollievo al dolore, dolore per la perduta Lenora,
per la rara e radiosa fanciulla che Lenora chiamano gli angeli,
ma che nome qui non ha più.
E lo strisciare di seta, triste, incerto della purpurea tenda
mi faceva trasalire, mi riempiva di paure fantasiose mai provate prima;
cosicché adesso, per placare il battito del mio cuore, in piedi ripetevo
“E’ qualche visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia;
un qualche ritardatario visitatore che mi prega d’entrare alla porta di camera mia.
Questo è, e nulla più”.
Subito la mia anima si fece più forte; esitando quindi non più:
“Signore”, dissi “o signora, davvero imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che mi stavo appisolando, e così voi dolcemente siete venuti a battere,
e così piano siete venuti a bussare, bussare alla porta di camera mia,
che io a stento vi ho sentito”. Ed ecco che spalancai la porta.
Buio lì e nulla più.
In fondo al quel buio sbirciando, a lungo rimasi lì a guardare, ad aver paura,
a dubitare, a sognare sogni che nessun mortale avrebbe mai osato sognare prima;
ma il silenzio era intatto, e la quiete non ebbe intralcio,
e la sola parola lì detta fu la sussurrata parola “Lenora!”
Questo sussurrai, e un’eco mormorò in risposta alla parola “Lenora!”
Solo questo e nulla più.
Ritornando in camera, tutta la mia anima ardeva;
subito di nuovo sentii bussare in qualche modo più forte di prima.
“Sicuramente”, dissi, “sicuramente si tratta di qualcosa alla grata della mia finestra;
vediamo, dunque, quale minaccia è, ed esploriamo questo mistero.
Che il mio cuore si calmi un attimo ed esplori questo mistero.
E’ il vento e nulla più”.
Ecco spalancai le imposte, quando, con civetteria ed agitando le ali
Entrò un maestoso corvo dei Santi giorni dei tempi che furono.
Non il minimo cenno di saluto fece; ne’ un minuto si fermò o stette;
ma, con l’ aria da signore o signora, si appollaiò sulla porta di camera mia;
si appollaiò sul busto di Pallade proprio sulla porta di camera mia;
si appollaiò, e si sedette, e nulla più.
Allora, questo eburneo Uccello inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
con il grave e severo decoro del suo portamento,
“Anche se la tua cresta è tagliata e rasa, tu “, dissi, “di sicuro non sei un vile,
spettrale, sinistro ed antico uccello che vaghi dalla riva della Notte.
Dimmi quale è il tuo signorile nome sulla riva della notte plutoniana!”
Disse il corvo “Mai più”.
Molto mi meravigliai a sentir parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta significasse poco; e poca rilevanza avesse;
perché è innegabile che nessun essere umano vivente
abbia mai avuto la fortuna di vedere un uccello sopra la porta di camera sua,
uccello o bestia sopra il busto scultoreo sulla porta di camera sua,
con un nome come “Mai più”.
Ma il Corvo, seduto solitario sul placido busto, disse soltanto
quella sola parola, come se la sua anima in quell’unica parola straripasse.
Niente oltre allora disse; non una piuma allora agitò
finché io un po’ più forte mormorai “Altri amici sono volati qui.
Al mattino mi lascerà, come le mie speranze sono volate prima”.
Allora disse l’uccello “Mai più”
Sussultai alla quiete spezzata da una risposta così adeguatamente proferita,
“Senza dubbio”, dissi “ciò che dice sarà la sua unica frase ripetuta
attinta da un qualche padrone infelice che un’ impietosa Disgrazia
ha seguito veloce e inseguito più veloce finché le sue canzoni avevano un solo ritornello,
finché i funerei canti della sua speranza quel malinconico ritornello avevano
di un “Mai, mai più”.
Ma mentre il Corvo ancora induceva la mia triste anima al sorriso,
forte spinsi dritto una poltrona davanti all’uccello, e al busto e alla porta;
allora, affondando nel velluto, mi ritrovai a collegare
fantasia con fantasia, a pensare a che cosa quel malaugurioso uccello dei tempi che furono
a che cosa quel sinistro, sgraziato, spettrale, secco, e malaugurioso uccello dei tempi che furono
intendesse gracchiando “Mai più”
Così ero seduto impegnato a congetturare questo, ma senza dire sillaba alcuna
al volatile i cui occhi feroci adesso ardevano nel profondo del mio petto;
così ero seduto a cercare di indovinare questo e quant’altro, con la testa comodamente reclina
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada fissava malignamente,
ma sulla cui fodera di velluto viola con la luce della lampada che la fissava malignamente
lei non si appoggerà, ah, mai più.
Allora, mi sembrò, l’aria si fece più densa, profumata come da un invisibile incensiere
agitato da un serafino i cui passi tintinnavano sul pavimento ovattato.
“Maledetto!”, dissi, “Il tuo Dio ti ha prestato, attraverso questi angeli ti ha mandato
il sollievo, il sollievo e il nepente dai ricordi di Lenora,
tracanna, oh tracanna questo tipo di nepente e dimentica questa perduta Lenora!”
Disse il Corvo “Mai più”
“Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
Qualunque sia il Tentatore che ti ha mandato, o qualunque tempesta ti abbia sbattuto in questi lidi,
desolati eppure così pieni di presenze, su questa terra deserta eppure incantata,
c’è, c’è un balsamo in Gilead? Dimmi, dimmi, ti imploro!”
Disse il Corvo “Mai più”
“Profeta!” dissi, “Cosa malefica! Profeta ancora, se uccello o demonio!
Per il Cielo che si piega su di noi, per quel Dio che entrambi adoriamo,
Dì se quest’anima pesante di dolore se, nel lontano Eden,
stringerà un santa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora
stringerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenora”.
Disse il Corvo “Mai più”
“Sia la tua parola il segno del nostro addio, uccello o demonio!” urlai balzando in piedi.
Ritornatene alla tempesta e alla riva plutoniana!
Non lasciare piuma nera come segno di quella bugia che la tua anima ha proferito!
Lasciami alla mia intatta solitudine! Vattene dal busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e togli la tua forma via dalla mia porta!”
Disse il Corvo “Mai più!”
Ed il Corvo, mai svolazzando, ancora é seduto, ancora é seduto
sul pallido busto di Pallade proprio sopra la porta di camera mia;
ed i suoi occhi hanno le sembianze di un demone che sogna,
e la luce della lampada che su di lui si allunga, getta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima da quell’ombra che fluttua sul pavimento
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"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
bella!! la conoscevo ma mi ha fatto piacere rileggerla!!brava Ema!
altri versi molto belli sono quelli del racconto Ligeia(tra l'altro,avete mai letto una descrizione della donna amata così ben fatta,così sublime?),quelli che finiscono così:
Spente-spente sono le luci-tutte spente!
e sopra ogni forma tremante
il sipario ,un drappo funebre,
vien giù coll'impeto di una tempesta
e gli angeli,tutti pallidi,ed esangui,
innalzandosi,svelandosi,affermano
che il dramma è la tragedia Uomo
e il suo protagonosta il Verme Conquistatore.
di poe mi piace molto la celebre frase: tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno dentro un sogno...
altri versi molto belli sono quelli del racconto Ligeia(tra l'altro,avete mai letto una descrizione della donna amata così ben fatta,così sublime?),quelli che finiscono così:
Spente-spente sono le luci-tutte spente!
e sopra ogni forma tremante
il sipario ,un drappo funebre,
vien giù coll'impeto di una tempesta
e gli angeli,tutti pallidi,ed esangui,
innalzandosi,svelandosi,affermano
che il dramma è la tragedia Uomo
e il suo protagonosta il Verme Conquistatore.
di poe mi piace molto la celebre frase: tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno dentro un sogno...
L’acqua tende verso il basso e anche l’amore va verso il fondo, è la sua forza di gravità. Ciò che viene da sopra non ha bisogno di altezza, ha bisogno di profondità, vuole sperimentare l’abisso Questa è la legge del mondo.Von-Balthasar
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- Iscritto il: 16 apr 2005, 2:01
Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Siama, grazie!!!
Bellissimi i versi di Ligeia!
Poe e un grande!
Bellissimi i versi di Ligeia!
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
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- Iscritto il: 16 apr 2005, 2:01
Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
ragazze, vorrei postarvi una poesia di Eminescu, un poeta davvero straordinario che io ho conosciuto grazie a mia zia che ora purtroppo non c'e piu...Mia zia lo adorava... ha tradotto diverse sue poezie...erano le "sue" poesie
Questo mese febbraio e' il suo mese, questo mese che ha giocato sia con la sua nascita, che con la sua scomparsa... oggi ci pensavo...e vorrei postare questa poesa per lei
Che ondeggi
-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perchè mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
sc**a il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
I cantor me li disperde;
Da un lato s'egli batte-
Vien l'inverno, va l'estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli ucceli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l'affanno,
Unico mio compagno!
Questo mese febbraio e' il suo mese, questo mese che ha giocato sia con la sua nascita, che con la sua scomparsa... oggi ci pensavo...e vorrei postare questa poesa per lei
Che ondeggi
-Che ondeggi, mio bosco,
Senza piogge, senza venti,
Tutti i rami a terra spenti?
-Perchè mai non ondeggiare
Se il mio tempo scade!
sc**a il giorno, il buio sale,
Le mie foglie si fan rade.
Soffia il vento tra le fronde-
I cantor me li disperde;
Da un lato s'egli batte-
Vien l'inverno, va l'estate.
Come non chinare il ramo,
Se gli ucceli se ne vanno!
Sopra i miei ramoscelli
Passan rondini a stuoli,
Sulle ali i miei pensieri,
La mia sorte, i miei giorni.
Se ne vanno a schiera a schiera,
Gli orizzonti annera,
Se ne vanno come istanti,
Dimenando le lor ali,
E mi lascian derelitto,
Appassito, svigorito,
Solo solo con l'affanno,
Unico mio compagno!
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
- laurino71
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ema
anche per me febbraio è un mese dell'amore e del dolore...
in febbraio è nata la mia bimba
in febbraio è iniziato il calvario che ha portato alla morte mio padre...
anche per me febbraio è un mese dell'amore e del dolore...
in febbraio è nata la mia bimba
in febbraio è iniziato il calvario che ha portato alla morte mio padre...
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori - De André
Emilia 16/02/09
Emilia 16/02/09
- ema1
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
laurino, mi dispiace per tuo papa'! Un abbraccio!
Mia zia e mio padre erano gemelli, erano molto legati. Febbraio e un "brutto" mese anche, anzi, sopratutto per mio padre!
Pero, alla fine questo mese ti ha portato la tua meravigliosa bimba!
Mia zia e mio padre erano gemelli, erano molto legati. Febbraio e un "brutto" mese anche, anzi, sopratutto per mio padre!
Pero, alla fine questo mese ti ha portato la tua meravigliosa bimba!
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ciao ragazze... vi posto qualche altra poesia!
Un segreto di Emily Dickinson
Un Segreto riferito -
Cessa di essere un Segreto - a quel punto -
Un Segreto - mantenuto -
Quello - può spaventare soltanto Uno -
Meglio di esso - continuare ad aver paura -
Che di esso -
E di Colui al quale l'hai riferito - in aggiunta -
Un fascino circonda un volto
Un Fascino circonda un volto
Imperfettamente scorto -
La Dama non osa alzare il Velo
Per paura che si disperda -
Ma scruta al di là del tessuto -
E desidera - e si nega -
Affinché il Parlare - non annulli un desiderio
Che l'Immagine - soddisfa -
Conosco un posto
Conosco un posto dove l'Estate si batte
Con un Gelo tanto esperto -
Che lei - ogni anno - ritira le sue Margherite -
Annotando brevemente - "Perdute" -
Ma quando il Vento del Sud agita gli Stagni
E si fa strada nei sentieri -
Il Cuore La rende dubbiosa, del Suo Voto -
Ed ella versa soffici Ritornelli
Nel grembo Adamantino -
E spezie - e la Rugiada -
Che si addensa quietamente in Quarzo -
Sul suo Calzare d'Ambra -
Un segreto di Emily Dickinson
Un Segreto riferito -
Cessa di essere un Segreto - a quel punto -
Un Segreto - mantenuto -
Quello - può spaventare soltanto Uno -
Meglio di esso - continuare ad aver paura -
Che di esso -
E di Colui al quale l'hai riferito - in aggiunta -
Un fascino circonda un volto
Un Fascino circonda un volto
Imperfettamente scorto -
La Dama non osa alzare il Velo
Per paura che si disperda -
Ma scruta al di là del tessuto -
E desidera - e si nega -
Affinché il Parlare - non annulli un desiderio
Che l'Immagine - soddisfa -
Conosco un posto
Conosco un posto dove l'Estate si batte
Con un Gelo tanto esperto -
Che lei - ogni anno - ritira le sue Margherite -
Annotando brevemente - "Perdute" -
Ma quando il Vento del Sud agita gli Stagni
E si fa strada nei sentieri -
Il Cuore La rende dubbiosa, del Suo Voto -
Ed ella versa soffici Ritornelli
Nel grembo Adamantino -
E spezie - e la Rugiada -
Che si addensa quietamente in Quarzo -
Sul suo Calzare d'Ambra -
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ema chi c'è nel tuo avatar...
mi è semblato di vedele un gatto
conosci un poeta albanese di nome Ismail Kadarè...? io non lo conosco ma ho visto da poco una mostra di un artista istriano, Zoran Music, che mi ha molto colpita il quale si è ispirato a questo poeta...
Vi riporto una poesia che il fratello di mia nonna, medico con la passione della poesia, le dedicò nel lontano 1959...
A sorella Bice
Per la chiara dolcezza sorella,
per la bontà, per le mani di grazia,
per i lunghi capelli di seta, per gli occhi profondi,
per le labbra socchiuse
come nella preghiera,
un canto vorrei sciogliere stasera.
mi è semblato di vedele un gatto
conosci un poeta albanese di nome Ismail Kadarè...? io non lo conosco ma ho visto da poco una mostra di un artista istriano, Zoran Music, che mi ha molto colpita il quale si è ispirato a questo poeta...
Vi riporto una poesia che il fratello di mia nonna, medico con la passione della poesia, le dedicò nel lontano 1959...
A sorella Bice
Per la chiara dolcezza sorella,
per la bontà, per le mani di grazia,
per i lunghi capelli di seta, per gli occhi profondi,
per le labbra socchiuse
come nella preghiera,
un canto vorrei sciogliere stasera.
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori - De André
Emilia 16/02/09
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
laurino, ti piace l'avatar??
E' un dipinto di Renoir!
Certo che conosco Ismail Kadare, eccome!! E il nostro piu grande scrittore.
Ho in casa tutti i suoi romanzi e poesie. Credo che non esista albanese che non lo conosca ( almeno spero
) . Pero' sinceramente , a me non piace in modo particolare. E' un grandissimo scrittore, e stato diverse volte nominamo per il premio Nobel, ma ancora non lo ha vinto. Penso che tutte le sue operee, almeno le piu grandi sono state tradotte in diverse lingue, anche in italiano.
pero' a me non trasporta... non so perche...
Che bellissima poesia sentita da un fratello!
Certo che conosco Ismail Kadare, eccome!! E il nostro piu grande scrittore.
pero' a me non trasporta... non so perche...
Che bellissima poesia sentita da un fratello!
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
e io che credevo fosse un gatto vero...
Kadare io non lo conosco, ma mi documenterò sicuramente

Kadare io non lo conosco, ma mi documenterò sicuramente
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Emilia 16/02/09
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Nooo, pero sai perche l'ho scelto, perche assomiglia tanto alla mia gatta che ora non c'e piu!

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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Una poesia bellissima di Hikmet, la prima che ho letto, la prima che mi e' entrata dentro, la prima poesia di Hikmet che ho letto tradotta nella mia lingua...!
Non e' un cuore...
Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.
Una barca passa davanti a Varna
“Ohilà, figli d’argento del Mar Nero!”
una barca scivola verso il Bosforo.
Nazim dolcemente carezza la barca
e si brucia le mani”.
Non e' un cuore...
Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.
Una barca passa davanti a Varna
“Ohilà, figli d’argento del Mar Nero!”
una barca scivola verso il Bosforo.
Nazim dolcemente carezza la barca
e si brucia le mani”.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ragazze vorrei postarti una poesia di Verlaine, ho messo qualche verso nella mia firma...
Donne e gatti
Lei giocava con la sua gatta
E che meraviglia era vedere
La bianca mano e la bianca zampa
Trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
Sotto i guanti di filo nero
Le micidiali unghie d'agata
Taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
E ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
Ma il diavolo non ci perdeva nulla
E nel boudoir, in cui tintinnava, aereo,
Il suo riso, scintillavano quattro punti fosforescenti.
Paul Verlaine
Donne e gatti
Lei giocava con la sua gatta
E che meraviglia era vedere
La bianca mano e la bianca zampa
Trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
Sotto i guanti di filo nero
Le micidiali unghie d'agata
Taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
E ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
Ma il diavolo non ci perdeva nulla
E nel boudoir, in cui tintinnava, aereo,
Il suo riso, scintillavano quattro punti fosforescenti.
Paul Verlaine
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Oggi mi hanno mandato queste due righe di Alda Merini e da questi versi autobiografici si capisce che oggi doveva essere il suo compleanno...
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle,
potesse scatenar tempesta.
Sono nata il ventuno a primavera
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