Il 25 settembre mi sveglio alle 7 in punto con il pensiero di voler fare una torta ad Ado per il suo trentasettesimo compleanno, vado in bagno e… una striatura rosa sugli slip. Nessun sintomo. Aspetto un orario decente ed alle 9, presa dal: e mò che faccio? Telefono il gine che mi rassicura dicendomi che starò perdendo il famoso tappo.
Mi tranquillizzo anche perché la DPP è lontana e sintomi nessuno. Intanto arriva la mia mamma a rassettare casa (la sera faremo una cenetta al mio Ado per il suo compleanno) ma nn le racconto niente delle perdite… Mi sento strana, ansiosa, passo la mattinata tra bagno e divano, tra perdite trasparenti e calde e una marea di salvaslip cambiati
Nella pancia ho un maremoto, il cucciolo è veramente sveglio, mai come questo giorno. Decido di richiamare il gine per informarlo che le perdite continuano e mi dice che è meglio se lo raggiungo perché deve valutare…
Chiamo mio marito e alle 13 siamo in clinica, mi visitano: sacco rotto parzialmente in alto. Mi ricovera: se nn partorisce entro stanotte, domattina cesareo, perché il liquido sarà finito. Queste le parole del mio medico.
Il mio Ado sbriga tutto per il ricovero e alle 16 mi sistemano in una camera d’appoggio (mi dicono le infermiere) … saprò più tardi essere, la camera del travaglio, visto che quel giorno altre 2 son passate da lì e si son sbrigate subito!
Ado esce a prendermi qualcosa da mettere sotto i denti (sono praticamente digiuna dalla sera prima) i borsoni sono già sistemati nell’armadietto…
Arriva il gine che mi “avvisa” di essere ricoverata, quindi che aspetto a mettermi comoda a letto?
Ancora vestita di tutto punto, senza un minimo di dolore, solo perdite sempre trasparenti… mangio dei mini rustici (buoni…affamata) e alle 18 sono a letto. Ora si. Ricoverata.
Mio marito è al mio fianco, è il giorno del suo compleanno ed è il giorno più bello della sua vita, suo figlio potrebbe nascere da un momento all’altro.
La sera procede tra chiacchiere, monitoraggi e visite. Dilatazione 1 cm e contrazioni inesistenti. Alle 21 l’ostetrica di turno allontana mio marito (le visite sono finite da un pezzo ormai) Sono sola.
Alle 21,30 la prima contrazione, mi alzo, cammino, mi metto a letto. Sono tutta “un nervo” tesa come una chitarra.. è il letto il posto dove riesco a stare più comoda. Metto in atto ciò che ho imparato meglio al corso, la respirazione. Tra contrazioni e monitoraggi, arriviamo alle 23,30 con 3 cm di dilatazione. Arriva mia madre, Ado rimane giù, non lo fanno entrare. Può venire solo in sala parto. Mia madre è al mio fianco, più bianca di me!
Le contrazioni si susseguono, sempre più ravvicinate, sempre più dolorose e intense, le assecondo…
Vomito. Buon segno, si và in sala parto. Dico: già?
Finalmente mio marito è al mio fianco, mi stringe le mani e mi guarda con amore, mi incita, mi sorride… finalmente conosceremo Paride, la nostra gioia, mi sussurra…
Sono le 2.
Ricordo le luci bianchissime della sala parto e l’alito di caffè dell’ostetrica Stefania, una ragazza di 28 anni, bella e “tosta”. Chiama il mio gine che dopo mezz’ora è lì, a quell’ora della notte, dico, tra me e me!
Da quel momento solo spinte, saran state 3 o 4, non so. Stefania mi incita a spingere bene ma non sono brava per niente, spingo veramente male! Il battito del piccolo è monitorato in continuazione, bisogna muoversi… Il gine acchiappa la maniglia che dovrei utilizzare io e fa forza. Un male tremendo sulla pancia.
Gine sulla pancia e ostetrica “giù” anestesia locale ed episotomia! No!!!!!!!!!!!!! Il gine mi fa: incazzati! Ecco allora un urlo! Liberatorio…e la spinta, quella giusta! L’ho visto passare davanti ai miei occhi, il cuoricino, alle 3,57 e solo dopo (non saprei dire quanto) un pianto. Il suo. La sua voce!
Già lo amavo, amavo quel vagito più della mia stessa vita. Tutto era passato. Il dolore non c’era più e mentre il secondamento in silenzio avveniva e il ricamino annesso, lo stringevo tra le mie braccia. Sul mio seno. Era il desiderio fatto realtà.
Alle 5 siamo in camera, fuori è buio e c’è tempesta. Al mio Ado non è permesso rimanere e và via, con occhi colmi di lacrime e felicità. Paride beato dorme nella culletta, al mio fianco. Non ho chiuso gli occhi, ho continuato a osservarlo e piangere di gioia, fino alla luce del giorno.
Alle 9 inizia il via vai dei cambi turni, il silenzio ovattato di quella fantastica notte è finito. Il mio uomo è lì, ovviamente il primo ad arrivare, lo vedo, sbarbato e vestito di tutto punto, è diverso. E’ Papà. Una nuova vita è iniziata per noi, niente torta per il suo compleanno. Il mio regalo ora lo stringeva a se



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