da dove cominciare??? il 24 ottobre scopriamo che ci sono due cavoletti che stanno crescendo dentro di me, quindi fin da quel momento, questa gravidanza tanto cercata, tanto sudata e sofferta, è diventata ancora più preziosa e delicata. così già da tempo era stato programmato il parto per la 37^ settimana, prima indotto, poi, deciso per cesareo per la posizione assurda dei pupattoli.
fino alla fine però non avevamo deciso la data...io da brava matematica avevo pensato a diverse date intorno a quella settimana, ma alla fine avevo deciso che la scelta più bella dal punto di vista matematico sarebbe stata il 03.06.09...tutti multipli di 3...non male...quindi grande soddisfazione quando al penultimo monitoraggio la mia ginecologa, agendina e rotella alla mano, mi propone proprio quella data. giro di sms per annunciare la data di arrivo dei cavoletti, preparazione di valigia, ultimi acquisti e restauro e non nego, oramai una certa fiducia di arrivare alla data programmata senza particolari sorprese.
la mia ginecologa mi propone di incontrarci per un ultimo controllino la domenica prima del cesareo, lei è di guardia e sarebbe più tranquilla a darmi un'occhiatina. ok, nessun problema. c'è il gran premio del mugello, dobbiamo andare a vedere la casa nuova dei nostri amici, siamo a pranzo dai miei suoceri, ma un'oretta la mattina per sentire i cuoricini dei miei patatoni ce l'ho!
la sera prima usciamo a cena con i nostri amici. ravioli con sugo alle noci e pizza, tanto per stare leggeri, dato che la gravidanza mi ha regalato oltre 25kg e mi muovo stile balena
torniamo a casa e io infilo in lavatrice le ultime due camicie da notte che intendo portarmi in H, con il catetere che mi metteranno per il cesareo il pigiama non va bene...
non so perchè, ma decido di infilare in valigia anche i fiocchi di nascita che mi hanno ricamato, quando mi ero ripromessa i metterli dentro solo al momento di andare in ospedale a partorire!
la notte dormo serena, mi sveglio anche meno volte del solito e trovo una posizione. quando mi alzo guardo la sveglia e vedo 31 maggio....e penso...visto??? e tutti che mi dicevano che a giugno non ci sarei arrivata! oramai maggio è finito e non sono ancora nati. passo a fare colazione su gol come ogni mattina e mi rammarico di aver trovato la posizione comoda solo per le ultime notti con il pancione. mi faccio una doccia e mi lavo anche i capelli per scaramanzia come ogni volta prima dei monitoraggi....casomai volessero trattenermi almeno sono tutta pulita!
Siamo pronti, cartellina della gravidanza alla mano, montiamo nella mia macchina (per scaramanzia abbiamo usato sempre questa per andare a tutti i controlli) e andiamo verso l'ospedale.
Arrivati in ospedale mi fanno aspettare un po’. Poi mi collegano al monitoraggio. I bimbi stanno bene, i battiti sono regolari. Io avverto qualche contrazione, come del resto tutti i giorni delle ultime settimane. Niente di particolarmente fastidioso, solite contrazioni di routine. Mi vengono a misurare la pressione e la minima è di poco sopra 90. Mi fanno riposare un po’ e mi dicono che me la misureranno di nuovo un po’ più tardi.
Io mi metto un po’ in agitazione: nelle ultime settimane la pressione mi ha sempre messa in ansia, anche se è sempre stata sotto controllo.
Aspetto la mia ginecologa, che è appena entrata in servizio, per il controllo dei liquidi e per la visita.
Entriamo nell’ambulatorio infondo al corridoio del reparto, con grande fatica, dato il peso, la pancia e il gonfiore alle gambe, salgo sopra il lettino per la visita.
La ginecologa commenta che il tracciato presenta qualche contrazione da tenere in considerazione così come la pressione non è proprio buonissima.
Il controllo dei liquidi amniotici è buono. Inizia a visitarmi….avverto dolore, mi dice che è normale perché deve cercare di sentire la posizione di Francesco.
Mi accorgo subito che c’è qualcosa di diverso rispetto agli altri controlli in cui venivo liquidata con “è tutto ok” e ne ho la certezza quando la ginecologa mi chiede “rimane qui oggi???”. Io in un primo momento penso che mi vogliono trattenere per tenermi sotto controllo, ma poi mi rendo subito conto che entro poche ore faranno nascere i miei figli. E infatti è così. La ginecologa mi dice che tornando a casa e aspettando il 3 giugno rischio di arrivare in ospedale a travaglio avviato e con Francesco, sempre podalico, incanalato. Mi sale l’ansia a 1000…quel momento che tanto ho aspettato, il momento in cui posso finalmente conoscere i miei due cavoletti è arrivato, così, inaspettatamente. Guardo mio marito e anche lui ha l’espressione incredula…Mi sembra così incredibile che entro poche ore potrò vedere il viso dei miei bambini. Non so neanche quale sia stata la sensazione che ho provato…una tale emozione che mai nella vita avevo provato e che non riesco neanche a descrivere. Non riuscivo a piangere, a ridere…inebetita, quasi come se il mondo intero intorno a me fosse in attesa con me e si fosse fermato per questo.
Chiedo alla ginecologa se posso tornare a casa a prendere le mie cose. Mi dà il permesso a patto che faccia prestissimo. Mi devono fare la puntura di cortisone qualche ora prima del cesareo e una volta fatta non posso più uscire dall’ospedale.
Ho la testa che viaggia ad una velocità incredibile. Si accavallano pensieri, speranze, paura, gioia, emozione, curiosità…una sensazione indescrivibile. Mi sento quasi ubriaca.
Esco dal reparto con il cellulare in mano. Non so neanche da chi abbia iniziato, ma ho avvertito tutti.
Arriviamo a casa, finisco di far asciugare le camicie da notte in asciugatrice e nel frattempo mi levo braccialetti e orologio, gli anelli già da un po’ non riesco più a portarli.
Scendo di sotto e io e Sergio ci guardiamo e ci abbracciamo. Scende qualche lacrima…il momento di diventare genitori è arrivato e ci chiediamo se siamo pronti.
Torniamo in ospedale ed è quasi l’ora delle visite. Mi fanno accomodare nello stessa stanza in cui ho fatto il monitoraggio la mattina e che per uno strano caso è la stessa camera in cui, due anni prima, sono stata ricoverata per l’extrauterina. Mi siedo esattamente nello stesso punto in cui c’era il mio letto…me lo ricordo, è il 29…strano il destino. Nello stesso posto ho atteso che mi venissero portati via i miei due piccolini e nello stesso posto sono in attesa di conoscere i miei due bimbi.
Mi rimettono sotto monitoraggio, mi rimisurano la pressione, mi fanno l’iniezione di cortisone per i bambini e mi mettono anche la cannula per la flebo.
Nel frattempo arrivano o miei, i suoceri, i miei fratelli e gli amici con cui eravamo a cena la sera prima.
Sono abbastanza rilassata, chiacchiero con tutti, forse anche troppo, per tentare di nascondere l’emozione.
Mi assegnano il letto, numero 22, in camera c’è una ragazza con una bambina che prende il latte accanto alla sua mamma.
Mi dicono di prepararmi, mi infilo la camicia da notte su cui è scritto in rosa e celeste “sarà principe o principessa?” e ogni colore corrisponde alla posizione in cui sono messi Francesco e Vittoria.
Per qualche ora devo aspettare che si liberi l’anestesista che è impegnato in un’altra sala operatoria. Ne approfitto per farmi scattare qualche foto, per stare con i miei, per accarezzare la pancia per le ultime volte. Mi chiamano per farmi la depilazione…avevo programmato di farla da sola a casa, ma le cose si sono affrettate e non ho fatto in tempo.
Poi intorno alle 16.30 mi chiamano. L’anestesista è pronto. Possiamo andare.
Entro in reparto e mi fanno sdraiare nel lettino, mi mettono la cuffia e mi portano via. Passo davanti a tutti per poter salire in ascensore. Sono tutti lì che aspettano emozionati. Mio fratello è l’ultimo ad abbracciarmi davanti alla porta dell’ascensore e mi dice “forza Simo! Ti voglio bene!”.
A quel punto contenere l’emozione è oramai impossibile. Mi guardo intorno e nonostante tutto mi sembra ancora impossibile che stia succedendo davvero.
Arrivo di sotto in sala operatoria e chiamano Massimo, il marito di mia mamma, anestesista, che potrà assistere all’intervento. In sala operatoria c’è tantissima gente. Non riesco a tenere neanche il conto delle infermiere del reparto, delle ostetriche, poi la mia ginecologa, un’altra ginecologa, la pediatra…sono lì tutti per noi.
L’attesa dura davvero pochissimo. Incontro la ginecologa che assisterà al parto e che due anni prima ha assistito alla laparoscopia per l’extrauterina. In quella occasione, in camera, dopo l’intervento mi disse che mi avrebbe voluto rivedere in quel reparto solo per portare via due culle con i miei bambini…lei ovviamente non se lo ricorda, ma io glielo dico.
Entro nella sala operatoria vera e propria. E’ enorme. Mi fanno spostare sul tavolo operatorio, mi metto seduta e mi fanno piegare per l’anestesia. E’ la cosa che più mi spaventava, invece, una lieve pressione, un po’ di bruciore e tutto fatto.
Mi sdraio e le gambe iniziano a scaldarsi. Mi fanno qualche prova per vedere se l’anestesia è entrata in circolo…qualche minuto e possiamo cominciare. L’orologio segna qualche minuto prima delle 17.
Massimo è dietro di me che mi racconta tutto quello che accade, mi gratta il naso e mi sposta la mascherina. Riesco a vedere anche le immagini riflesse nella lampada operatoria. Sento tirare, ma non sento dolore, sento che muovono, ma sto bene.
Pochissimi minuti e Massimo mi dice…ECCOLI!
Alzo lo sguardo sulla lampada e vedo l’immagine più bella che abbia mai visto in vita mia…un fagottino di schiena…il mio Francesco che esce e inizia a piangere! E con lui inizio a piangere anche io…Pochi istanti e un’altra immagine spettacolare si ripropone ai miei occhi…ecco Vittoria, la vedo uscire e subito inizia a strillare fortissimo, molto più forte del fratello.
Li portano nella stanza accanto e io seguo ogni mossa che fanno le ostetriche e la pediatra. Sono momenti lunghissimi in cui non faccio altro che chiedere se stanno bene. Massimo mi rassicura che è tutto sotto controllo e che stanno benissimo. Ma io vedo troppo traffico intorno a loro e mi sembra che ci sia qualcosa che non vada…invece è solo routine. Tutti mi rassicurano che stanno benissimo. E infatti qualche minuto dopo si avvicina a me una ostetrica con un asciugamano da cui sbuca una manina…la manina destra della mia bambina! Lì per lì non so neanche chi sia…la voce dice “ciao mamma…” e io domando “chi è…” mi dicono che è Vittoria.
Li portano via quasi subito. Il resto dell’intervento è per richiudere e ricucire. Ed è anche fastidioso. Sento salire la nausea…ho qualche conato…poi mi danno qualcosa e passa tutto. Mi comunicano inoltre che è stato possibile raccogliere una quantità sufficiente di sangue del cordone solo per Vittoria, quello di Francesco è collassato prima che potesse essere fatto il prelievo.
Esco dalla sala operatoria e ad aspettarmi ci sono tantissime persone. Manca solo Sergio che è al piano di sopra con i nostri figli. L’infermiera si raccomanda di parlare poco per evitare che si formi troppa aria nella pancia.
Saliamo in camera, mi fanno sdraiare a letto. Le gambe sono ancora addormentate. La televisione è accesa, ci sono i commenti sul gran premio del Mugello…certo che per nascere hanno scelto proprio una giornata importante dal punto di vista sportivo: ultima di campionato e se non sbaglio la Fiorentina si gioca il quarto posto con il Milan e gran premio del Mugello!
Mi sistemano nel letto e mi lasciano sola. Non riesco a definire la sensazione che ho provato…mi tocco la pancia e sento che è vuota, mi sento quasi sola. Come se il mio corpo che fino a pochi minuti prima era pieno di movimenti, all’improvviso fosse diventato silenzioso…guardo fuori dalla finestra, piove, e cerco di ripetermi che sono diventata mamma…i miei figli…io sono la loro mamma.
Sento a poco a poco le gambe che iniziano a rispondere, prima una poi l’altra…tremo, batto i denti, probabilmente la reazione all’anestesia, non ho freddo, sto bene e non ho dolore, continuo solo a tremare. E’ una reazione che non mi spaventa, è la stessa che ho avuto dopo gli ultimi interventi che ho subito.
Arriva Sergio…ha gli occhi rossi, parla e piange…mi racconta dei bambini. Stanno bene, sono solo un po’ piccolini e quindi li terranno qualche giorno in culla termica. A Vittoria hanno dato un po’ di ossigeno, respirava un po’ a fatica, ma sta benissimo. Sono bellissimi. Ha la voce rotta dal pianto e io lo incalzo sempre con la solita domanda perché ho paura che le sue lacrime nascondano qualche cosa…stanno bene vero???
Mi dice che ha firmato perché ai bimbi venisse dato latte artificiale in attesa della montata lattea. Francesco ha già mangiato una siringhina di latte e Vittoria ne ha lasciata un po’. E’ più piccolina e fa fatica a mangiare. Io lo ascolto e penso…sta parlando proprio di loro, dei miei figli, dei nostri figli, quei due cucciolini che fino a poco fa mi riempivano la pancia di calci e solo qualche mese fa erano embrioncini di poche cellule?
Poco dopo iniziano ad arrivare tutti a salutarmi. Mi mostrano le foto che hanno scattato ai bimbi attraverso il vetro del nido. Io stento a riconoscerli....mi sembra che si assomiglino tantissimo. Ho una voglia incredibile di vederli, ma non mi fanno alzare e loro sono nelle incubatrici.
In tarda serata se ne vanno tutti e resta solo Sergio. Parliamo della giornata. Ci ripetiamo guardandoci increduli che ce l’abbiamo fatta. I nostri figli sono finalmente nati!
Non ho dolore, quindi dico a Sergio che nel frattempo si è appisolato sulla sedia, di andare pure a casa a dormire. Se dovessi avere bisogno lo chiamo.
La notte resto sola. Non riesco a dormire. Ho la bocca asciutta. Non mi hanno fatto bere e mi posso concedere solo qualche garzina inzuppata di acqua per bagnarmi le labbra. Prendo sonno e mi risveglio ogni volta che sento un rumore. Mi rigiro nel letto e penso continuamente ai miei bambini che sono soli nelle culle termiche. Io che sono la loro mamma non li ho ancora visti, loro sono senza di me e ho paura che possano soffrire per questa lontananza. Mi vengono in mente tutti i discorsi sull’abbandono fatti durante il corso per l’adozione e temo che i miei figli, così tanto voluti e amati, paradossalmente, solo per il fatto di essere nati piccolini, possano soffrire della stessa sensazione di solitudine. Le ore trascorrono lente. Sento nelle stanze accanto bambini che piangono e nel letto accanto a me sento la bimba in braccio alla sua mamma che ciuccia e io mi sento così sola. Mi sembra tutto così ingiusto…sono mamma e accanto a me neanche una culla. Solo i due fiocchi che annunciano la nascita di Francesco e Vittoria, ma loro non ci sono vicino a me. Ho paura che durante la notte succeda qualcosa e che vengano a chiamarmi perché stanno male…non vedo l’ora che sia mattina e che possa finalmente andare a conoscerli e toccarli.
Finalmente iniziano a passare le infermiere per i controlli della mattina. E’ presto, la luce è ancora poca fuori. Dopo la puntura di eparina riesco ad addormentarmi un pochino e aspetto che Sergio venga da me come promesso.
Mi telefona prestissimo: è già da loro. Me li descrive, trova somiglianze e mi racconta tutto quello che hanno fatto nella notte. Stanno bene. Me li faranno vedere presto.
Al cambio del turno delle infermiere chiedo a tutte o quasi il permesso di alzarmi, voglio andare a vedere i miei bambini. Un’infermiera mi promette che dopo la visita mi faranno alzare, un’altra invece mi dice che è ancora troppo presto e che dovrò aspettare ancora.
Io insisto. Dopo la visita vengono a pulirmi e mi aiutano ad alzarmi. Mangio qualcosa e bevo un tè. Riesco a stare seduta. La voglia di potermi alzare per andare a vedere i miei bambini è talmente tanta che non sento dolore. Ho la ferita che tira, la pancia indolenzita, non sono passate ancora 24 ore dall’intervento, ma io sono seduta sulla mia sedia a rotelle con il catetere attaccato che mi dirigo verso il nido.
E’ un percorso breve, ma che a me sembra lunghissimo. Passiamo dall’interno, dalla sala parto e entriamo nella neonatologia. E loro sono lì.
Vittoria è alla mia sinistra. E’ sdraiata sulla schiena, ha gli occhietti aperti e guarda fuori. E’ uno scricchiolino piccolissimo. Il pannolino da bambini prematuri le sta enorme. Ha le gambine lunghe e magrissime. Ha la bocca grande e mi sembra non somigli a nessuno di noi. Francesco invece è in fondo alla stanza, alla mia destra. E’ sdraiato a pancia sotto. Lui mi sembra abbia fattezze più familiari anche se non riesco a trovare la somiglianza. Li guardo inebetita, talmente inebetita che non so se piangere, ridere o quanto altro. Sono senza energie. Li guardo e sono incredula. Sono davvero loro. La mia ricerca infinita ha realmente prodotto questi due miracoli? E’ incredibile quanta storia abbiano alle spalle questi due cucciolini, una storia che quando saranno più grandi gli racconterò perchè sappiano quanto i loro genitori li hanno amati ancora prima di conoscerli.












