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Le Poesie dell'Amore e del Dolore
- frangela
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
... e di Pascoli mi sono sempre piaciute queste:
Novembre
Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Lavandare
Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo alla maggese.
Novembre
Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...
Ma secco è il pruno e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Lavandare
Silenzio, intorno; solo, alle ventate
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cadere fragile. E' l'estate,
fredda, dei morti.
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo alla maggese.
Emma è nata mercoledì 18 luglio 2007 alle 23 e 30 # Caxxona
The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
"Lavandare" me la fecero imparare alle elementari... 
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
... e poi scusate se mi azzardo, ma questo è uno dei passaggi più belli
Lo maggior corno della fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;
indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, e disse: "Quando
mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.
"O frati", dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte, e ’l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ’l mar fu sovra noi richiuso".
Lo maggior corno della fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;
indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, e disse: "Quando
mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi
acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.
"O frati", dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte, e ’l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ’l mar fu sovra noi richiuso".
Emma è nata mercoledì 18 luglio 2007 alle 23 e 30 # Caxxona
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
a me gli aquiloni e la quiete dopo la tempestadolceviola ha scritto:"Lavandare" me la fecero imparare alle elementari...
Emma è nata mercoledì 18 luglio 2007 alle 23 e 30 # Caxxona
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
E vabbè...................IL MASSIMO!!!
Brava Frangela

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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
La quiete dopo la tempesta anche a me.frangela ha scritto:a me gli aquiloni e la quiete dopo la tempestadolceviola ha scritto:"Lavandare" me la fecero imparare alle elementari...
Le elementari le ho fatte dalle suore Orsoline e ci tenevano tantisssssssimo alle poesie a memoria... Ancora mi ricordo tutta "Il 5 Maggio"
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
ahem, io ho fatto la scuola pubblica, ma sono così vecchia che ancora facevano imparare le poesie a memoria
dalle elementari ricordo in particolare Rio Bo di Palazzeschi che mi paceva un sacco
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Io mi azzardo a postare questa....
la pioggia nel pineto
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
la pioggia nel pineto
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
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o Ermione.
La mia vita si chiama Ludovica 16/11/2007
la ricerca di Lavinia è sospesa fino a data da destinarsi.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
roxyross, questa è uno dei più piacevoli ricordi delle superiori...quando portai Italiano agli esami di Stato
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
anche il mio....dolceviola ha scritto:roxyross, questa è uno dei più piacevoli ricordi delle superiori...quando portai Italiano agli esami di Stato
ADORANDO D'Annunzio allo scritto della maturità azzardai il tema di italiano ("la condizione femminile negli ultimi cento anni") e presi 8......
La mia vita si chiama Ludovica 16/11/2007
la ricerca di Lavinia è sospesa fino a data da destinarsi.
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
D'Annunzio, il Superuomo, Il Nazifascismo... ma quanti anni sono passati dalla maturità??? 
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
che belle poesie avete postato! bellissimo il sonetto di shakesperare, la poesia di neruda... la pioggia nel pineto poi è una delle mie preferite in assoluto 
Ludovica, il mio fiore di maggio - 6 maggio 2008


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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
dolceviola ha scritto:D'Annunzio, il Superuomo, Il Nazifascismo... ma quanti anni sono passati dalla maturità???
calcola che io la sostenni nel lontano 1988.....
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
non ne parliamo, vahroxyross ha scritto:dolceviola ha scritto:D'Annunzio, il Superuomo, Il Nazifascismo... ma quanti anni sono passati dalla maturità???
calcola che io la sostenni nel lontano 1988.....
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Ragazze, ho aggiornato la pagina iniziale ma ho due domande
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio?
E "Lo maggior corno della fiamma antica"?
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio?
E "Lo maggior corno della fiamma antica"?
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
ema1 ha scritto:Ragazze, ho aggiornato la pagina iniziale ma ho due domande
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio?
E "Lo maggior corno della fiamma antica"?
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio? SI
E "Lo maggior corno della fiamma antica"? Divina commedia canto XXVI
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Grazie roxy!roxyross ha scritto:ema1 ha scritto:Ragazze, ho aggiornato la pagina iniziale ma ho due domande
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio?
E "Lo maggior corno della fiamma antica"?
La pioggia nel pineto e di D'Annunzio? SI
E "Lo maggior corno della fiamma antica"? Divina commedia canto XXVI
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
scusa Ema, avevo dato per scontato che Dante fosse riconoscibile anche per la struttura del verso e per la lingua... non avevo pensato che a te non hanno cercato di fartelo odiare, a scuola 
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Re: Le Poesie dell'Amore e del Dolore
Figurati.frangela ha scritto:scusa Ema, avevo dato per scontato che Dante fosse riconoscibile anche per la struttura del verso e per la lingua... non avevo pensato che a te non hanno cercato di fartelo odiare, a scuola
Ricordo solo l'inizio....!
"In questa notte di preghiera, io guardo la luna, e con le mani giunte, faccio parlare il mio cuore"
