Suvvia, non stiamo parlando di teoria delle stringhe e materia oscura, la scienza pedagogica per alcune questioni,le politiche sociali dei governi e l'educazione dei bimbi sono un pò più terra terra e un poco più commestibili, fano parte dell'esperienza del figlio del borgataro quanto di quella del figlio di un fisico teorico.sergio ha scritto:Chiedo scusa se non rispondo a ciascuna. Vorrei fare una considerazione generale.
Qui stiamo parlando di un argomento, quello delle scuole omogenee (o classi omogenee in scuole miste ecc.), sul quale hanno detto la loro eminenti studiosi di tutto il mondo.
Recentemente si sono pure confrontati in un pubblico congresso internazionale.
I migliori quotidiani nazionali e varie testate scolastiche hanno dato ampio rilievo alla cosa.
Qui però mi pare che a volte mettiamo le nostre opinioni sullo stesso piano delle loro.
Come mai se a parlare sono esperti di medicina, tutti ci affrettiamo a seguirne i consigli, per tutelare la salute nostra o dei nostri cari, e invece se a parlare sono esperti di pedagogia e psicologia, tutti ci sentiamo competenti, come e più di loro, e non siamo altrettanto prudenti nel tutelare un bene dei nostri figli, altrettanto fondamentale, qual è quello di una crescita armonica nel corpo e nello spirito?
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Re: CLASSI OMOGENEE
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Re: CLASSI OMOGENEE
ti ringrazio per quello che scriviciao78 ha scritto:sono sicura che spesso vengano banalizzate la psicologia e la pedagogia, ma ... un sito di mamme, quindi ti aspetti la loro opinione non quella dei pedagogisti e degli psicologi. Tra parentesi ti posso dire che come in medicina anche in pedagogia puoi trovare un'infinità di opinioni diverse.sergio ha scritto:Come mai se a parlare sono esperti di medicina, tutti ci affrettiamo a seguirne i consigli, per tutelare la salute nostra o dei nostri cari, e invece se a parlare sono esperti di pedagogia e psicologia, tutti ci sentiamo competenti, come e più di loro, e non siamo altrettanto prudenti nel tutelare un bene dei nostri figli, altrettanto fondamentale, qual è quello di una crescita armonica nel corpo e nello spirito?
Per quanto ne so, la risposta è negativa. Nella scuola in cui lavoro io, che è di questo tipo, ci sono alunni bianchi e alunni di colore, alunni di famiglie benestanti e alunni di ceto bassissimo, alunni cattolici e non cattolici. Quindi direi proprio di no.ciao78 ha scritto:Mi domando se secondo la logica delle classi omogenee sarebbe opportuno fare delle classi omogenee anche per quanto riguarda la nazionalità degli studenti ... o secondo la scolarità dei genitori.
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Re: CLASSI OMOGENEE
"Vale77" non ti capisco. Credi davvero che l'integrazione non sia anche il fine di chi sceglie l'educazione omogeneavale77 ha scritto:perchè ci sono altrettanti studiosi che difendono l'integrazione, e ognuno di noi può scegliere anche secondo le proprie idee...sergio ha scritto:Chiedo scusa se non rispondo a ciascuna. Vorrei fare una considerazione generale.
Qui stiamo parlando di un argomento, quello delle scuole omogenee (o classi omogenee in scuole miste ecc.), sul quale hanno detto la loro eminenti studiosi di tutto il mondo.
Recentemente si sono pure confrontati in un pubblico congresso internazionale.
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Qui però mi pare che a volte mettiamo le nostre opinioni sullo stesso piano delle loro.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Io ho votato "favorevole".
Perchè mia figlia Elisa da 3 anni frequenta una scuola "omogenea". La scelta è stata direi obbligata. In prima elementare l'avevo iscritta alla scuola statale di zona, tra l'altro un' "ottima scuola" a detta di tutte le mamme del quartiere. Dopo tre mesi l'ho portata via per incompatibilità totale col metodo educativo, incompatibilità tra il quello che io credo sia il migliore metodo educativo per mia figlia e quello che loro avevano imposto come modello. Per fare un esempio, in prima elementare pretendevano che i bambini fossero "responsabilizzati" e si ricordassero di scrivere i compiti sul diario (quando a malapena sapevano scrivere), che si ricordassero di farli vedere ai genitori, che si ricordassero di fare leggere gli avvisi a genitori e viceversa a insegnanti.. Inoltre una delle due insegnanti al primo colloquio ha infiorettato il discorso di due strafalcioni (congiuntivi..) da matita rossa... Beh, l'unica altra possibilità per me (motivi organizzativi di spostamenti vari) era quest'altra scuola, l'handicap era che era solo femminile. Ho parlato a lungo con elisa che invece al contrario di me era entusiasta all'idea e io ho pensato che potesse valere la pena tentare. Io ho fatto 15 anni in scuole solo femminili, ma è verissimo che erano altri tempi. La divisione era fatta unicamente per SEPARARE maschi da femmine, non aveva nessun altro obiettivo che non la separazione sessuale, che include in se stessa già il concetto stesso di "peccato" (e vabbè, era una scuola di suore...) il che non ha fatto altro che acuire l'interesse e fare trovare me e altre come me totalmente impreparate al rapporto con "l'altro", intendendo come "altro" questo essere sconosciuto, il maschio. Nella scuola di Elisa vedo molta serenità e attenzione, è una scuola FAES e per quanto fossi un po' scettica per il momento mi sto trovando bene ed elisa vorrebbe rimanere lì anche alle medie. Per questo sono entrata in questo forum, volevo aprire un post per chiedere consigli a chi ha già avuto esperienze analoghe alla mia. Il fatto è che sono combattuta: non so cosa fare. certo, la scuola è OTTIMA, l'insegnamento perfetto, il rapporto con le insegnanti pure, fanno dei corsi a stages per informare i genitori sui cambiamenti dei ragazzi per ogni età.. insomma un'ottima scuola, che tiene conto dell'individuo (ha un sistema tutoriale) e non del gruppo..
Però osservando le bambine noto già i primi "gruppetti" di cui parlava qualcuna... Peggiorerà di sicuro!! Ma questo mi dicono succede anche nelle classi miste... Boh, non so cosa fare.. Diciamo che il mio è un voto "FINO AD ORA FAVOREVOLE, POI NON SO!!!"!!!
Ho infatti paura che le mancherà una grossa fetta di esperienza, il rapporto con l'altro sesso.. Anche se è vero come dicono alcune mamme che la vita non è solo scuola, c'è anche il tempo libero, ma io questa la contesto, non c'è molto tempo per il tempo libero!! E poi le amicizie maschili dove le andiamo a trovare se tutte le compagne sono femmine??? Boh,

Perchè mia figlia Elisa da 3 anni frequenta una scuola "omogenea". La scelta è stata direi obbligata. In prima elementare l'avevo iscritta alla scuola statale di zona, tra l'altro un' "ottima scuola" a detta di tutte le mamme del quartiere. Dopo tre mesi l'ho portata via per incompatibilità totale col metodo educativo, incompatibilità tra il quello che io credo sia il migliore metodo educativo per mia figlia e quello che loro avevano imposto come modello. Per fare un esempio, in prima elementare pretendevano che i bambini fossero "responsabilizzati" e si ricordassero di scrivere i compiti sul diario (quando a malapena sapevano scrivere), che si ricordassero di farli vedere ai genitori, che si ricordassero di fare leggere gli avvisi a genitori e viceversa a insegnanti.. Inoltre una delle due insegnanti al primo colloquio ha infiorettato il discorso di due strafalcioni (congiuntivi..) da matita rossa... Beh, l'unica altra possibilità per me (motivi organizzativi di spostamenti vari) era quest'altra scuola, l'handicap era che era solo femminile. Ho parlato a lungo con elisa che invece al contrario di me era entusiasta all'idea e io ho pensato che potesse valere la pena tentare. Io ho fatto 15 anni in scuole solo femminili, ma è verissimo che erano altri tempi. La divisione era fatta unicamente per SEPARARE maschi da femmine, non aveva nessun altro obiettivo che non la separazione sessuale, che include in se stessa già il concetto stesso di "peccato" (e vabbè, era una scuola di suore...) il che non ha fatto altro che acuire l'interesse e fare trovare me e altre come me totalmente impreparate al rapporto con "l'altro", intendendo come "altro" questo essere sconosciuto, il maschio. Nella scuola di Elisa vedo molta serenità e attenzione, è una scuola FAES e per quanto fossi un po' scettica per il momento mi sto trovando bene ed elisa vorrebbe rimanere lì anche alle medie. Per questo sono entrata in questo forum, volevo aprire un post per chiedere consigli a chi ha già avuto esperienze analoghe alla mia. Il fatto è che sono combattuta: non so cosa fare. certo, la scuola è OTTIMA, l'insegnamento perfetto, il rapporto con le insegnanti pure, fanno dei corsi a stages per informare i genitori sui cambiamenti dei ragazzi per ogni età.. insomma un'ottima scuola, che tiene conto dell'individuo (ha un sistema tutoriale) e non del gruppo..
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Re: CLASSI OMOGENEE
ecco questo mi è piaciuto molto.vale77 ha scritto: ma credo anche che privilegiare l'apprendimento a discapito dell'integrazione sia un errore da parte degli educatori.
preferisco 100 volte una scuola dove si insegna a stare nelle differenze, a valorizzarle, a farne tesoro.
di sesso, di razza, di estrazione sociale, di carattere ecc.
e credo infine che l'integrazione sia uno sbattimento nostro.
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Re: CLASSI OMOGENEE
... beh a questo punto sono arrivata io a contestare!! Però credo che la mia scuola femminile (di suore, privata, pure un po' snob nel centro della ricca Milano) non abbia molto a che fare con il modello educativo della scuola di Elisa, o almeno sto cercando di capirlo!sergio ha scritto:Ciao frab,
dopo avere risposto ad ely66 e clizia ora cerco di rispondere a te.è una esperienza molto diffusa, che conferma il fatto che la scuola omogenea non è dannosa, da questo punto di vista.frab ha scritto:Io ho frequentato le scuole medie in una scuola solo femminile; (...) non ho avuto nessun problema di relazione con il sesso opposto
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Re: CLASSI OMOGENEE
ma tra tutti quelli che hanno scritto non c'è nessuno che abbia esperienze dirette? Cioè figli alle elementari, per lo meno? Se no mi sembra che il discorso perda un po' di consistenza, cioè ci si basa solo sulla teoria, sul sentito dire, sulle letture, sull'esperienza professionale che non va confusa con quella del genitore e del figlio!!!
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Re: CLASSI OMOGENEE
Non so se ho capito bene ma mi sembra di capire che la teoria alla base delle scuole omogenee si regga sul fatto che soggetti di genere differente hanno bisogno di stimoli differenti. Ma anche soggetti con culture diverse possono avere bisogno di stimoli differenti da qui il passo per differenziare le scuole a seconda degli studenti è breve. Non sarebbe meglio impegnarsi affinchè in una scuola mista (e intendo mista in senso lato) i docenti fossero preparati, e soprattutto avessero gli strumenti per potere offrire stimoli diversi per studenti diversi che nella differenza del gruppo trovano gli strumenti per apprendere.sergio ha scritto:Per quanto ne so, la risposta è negativa. Nella scuola in cui lavoro io, che è di questo tipo, ci sono alunni bianchi e alunni di colore, alunni di famiglie benestanti e alunni di ceto bassissimo, alunni cattolici e non cattolici. Quindi direi proprio di no.ciao78 ha scritto:Mi domando se secondo la logica delle classi omogenee sarebbe opportuno fare delle classi omogenee anche per quanto riguarda la nazionalità degli studenti ... o secondo la scolarità dei genitori.
Sei sicura che il fatto di non tenere conto del gruppo sia un punto di forza? Secondo me è una debolezza, se ho capito ovviamente cosa intendi. Il confronto e l'influenzamento del e tra il gruppo è un ricco e ottimo stimolo all'apprendimento intellettuale e alla crescita sociale secondo me. Potersi confrontare con diversi punti di vista è una opportunità non un impedimento se sfruttato adeguatamente, anche da un punto di vista dell'apprendimento intellettuale.naico ha scritto:Io ho votato "favorevole".
insomma un'ottima scuola, che tiene conto dell'individuo (ha un sistema tutoriale) e non del gruppo..
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Re: CLASSI OMOGENEE
certo lo credo anche io, infatti non credo molto nell'home-learning o come si chiama. Credo che il confronto col gruppo sia fondamentale. Gruppo che in questo caso è formato da sole bambine, ma certo ognuna con le sue esigenze e problematiche. Intendevo che in questa scuola contrariamente a quanto ho sperimentato in altre (e saputo da altre mamme di bimbi di altre scuole) c'è un'attenzione anche all'inidviduo, all'identificazione delle capacità del singolo, è il sistema del tutoraggio che se non mi sbaglio era tra le proposte di legge della scorsa legislatura (ma posso sbagliarmi, sono in un terreno non mio). Poi magari c'è anche in altre scuole, ma non nel mio quartiere!Sei sicura che il fatto di non tenere conto del gruppo sia un punto di forza? Secondo me è una debolezza, se ho capito ovviamente cosa intendi. Il confronto e l'influenzamento del e tra il gruppo è un ricco e ottimo stimolo all'apprendimento intellettuale e alla crescita sociale secondo me. Potersi confrontare con diversi punti di vista è una opportunità non un impedimento se sfruttato adeguatamente, anche da un punto di vista dell'apprendimento intellettuale.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Sinceramente mi pare che oggigiorno il problema di trovare occasioni per stare con persone dell'altro sesso non sia difficile da risolvere. Inoltre, è verosimile che qualunque ragazza possa arrivare a conoscere un numero molto ampio di ragazzi, anche solo a partire dai fratelli delle compagne, dagli amici di questi e così via. Per non parlare dei figli degli amici dei genitori, dei parenti ecc. Almeno questo è quello che vedo nella scuola in cui lavoro (maschile) e nella corrispondente scuola femminile.naico ha scritto:Io ho votato "favorevole".
Perchè mia figlia Elisa da 3 anni frequenta una scuola "omogenea".
(...) Nella scuola di Elisa vedo molta serenità e attenzione, è una scuola FAES e per quanto fossi un po' scettica per il momento mi sto trovando bene ed elisa vorrebbe rimanere lì anche alle medie. Per questo sono entrata in questo forum, volevo aprire un post per chiedere consigli a chi ha già avuto esperienze analoghe alla mia. Il fatto è che sono combattuta: non so cosa fare. certo, la scuola è OTTIMA, l'insegnamento perfetto, il rapporto con le insegnanti pure, fanno dei corsi a stages per informare i genitori sui cambiamenti dei ragazzi per ogni età.. insomma un'ottima scuola, che tiene conto dell'individuo (ha un sistema tutoriale) e non del gruppo..
Però osservando le bambine noto già i primi "gruppetti" di cui parlava qualcuna... Peggiorerà di sicuro!! Ma questo mi dicono succede anche nelle classi miste... Boh, non so cosa fare.. Diciamo che il mio è un voto "FINO AD ORA FAVOREVOLE, POI NON SO!!!"!!!Ho infatti paura che le mancherà una grossa fetta di esperienza, il rapporto con l'altro sesso.. Anche se è vero come dicono alcune mamme che la vita non è solo scuola, c'è anche il tempo libero, ma io questa la contesto, non c'è molto tempo per il tempo libero!! E poi le amicizie maschili dove le andiamo a trovare se tutte le compagne sono femmine??? Boh,
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Ti posso dire cmq che di fatto gli alunni della scuola in cui lavoro hanno un sacco di amicizie, sia femminili che maschili.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Sul fatto che la scuola di tua figlia non abbia nulla a che vedere con la scuola che hai frequentato tu, ci puoi mettere la mano sul fuoco. Se non altro perché la tua era femminile per tradizione culturale, mentre questa di tua figlia lo è per una scelta consapevole, moderna, ben fondata antropologicamente e pedagogicamente. Condivisibile o meno, ma certamente ben fondata (vedi i vari congressi ecc.)naico ha scritto:... beh a questo punto sono arrivata io a contestare!! Però credo che la mia scuola femminile (di suore, privata, pure un po' snob nel centro della ricca Milano) non abbia molto a che fare con il modello educativo della scuola di Elisa, o almeno sto cercando di capirlo!sergio ha scritto:Ciao frab,
dopo avere risposto ad ely66 e clizia ora cerco di rispondere a te.è una esperienza molto diffusa, che conferma il fatto che la scuola omogenea non è dannosa, da questo punto di vista.frab ha scritto:Io ho frequentato le scuole medie in una scuola solo femminile; (...) non ho avuto nessun problema di relazione con il sesso oppostoIo ci ho messo anni e anni a recuperare un rapporto "sano" con i maschi! Al primo anno di università è stato un disastro!!! e non solo per me, credimi.
Riguardo alle difficoltà nelle relazioni con l’altro sesso, ho notato le stesse difficoltà di cui tu parli anche in ragazzi e ragazze che hanno studiato in scuole miste. E viceversa, cioè non ne ho trovati in alunni/e di scuole omogenee. Quindi sono propenso a ritenere che non siano legati solo al fatto di avere frequentato scuole miste o omogenee, bensì anche al tipo educazione ricevuta dai rispettivi concreti docenti (che possono avere commesso degli errori) e anche dalla famiglia o da altre “agenzie educative”, laiche o religiose che siano.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Riguardo all’attenzione per la singola alunna a quella per il gruppo, mi sembra che sia “ciao78” che “naico” dicano cose giuste, ma su aspetti distinti.
Mi permetto di aggiungere che nelle scuole omogenee di nuova generazione, cioè quelle che sono espressione della educazione personalizzata, quelle che mirano all’integrazione, alla crescita armonica a 360° ecc.. In queste scuole si curano sia l’attenzione al singolo, sia l’attenzione al gruppo, perché le influenze sono reciproche. Ma l’attenzione al gruppo è funzionale al bene di ciascun singolo. E questo secondo me spiega in parte i buoni risultati, grazie al tutoraggio, di cui parla “naico”.
Il fatto che queste scuole siano omogenee non è frutto di un preconcetto ideologico o di fobie sessiste ecc., ma è la naturale conseguenza di una educazione personalizzata, che tiene conto quindi anche delle specificità legate al genere dei singoli alunni.
Mi permetto di aggiungere che nelle scuole omogenee di nuova generazione, cioè quelle che sono espressione della educazione personalizzata, quelle che mirano all’integrazione, alla crescita armonica a 360° ecc.. In queste scuole si curano sia l’attenzione al singolo, sia l’attenzione al gruppo, perché le influenze sono reciproche. Ma l’attenzione al gruppo è funzionale al bene di ciascun singolo. E questo secondo me spiega in parte i buoni risultati, grazie al tutoraggio, di cui parla “naico”.
Il fatto che queste scuole siano omogenee non è frutto di un preconcetto ideologico o di fobie sessiste ecc., ma è la naturale conseguenza di una educazione personalizzata, che tiene conto quindi anche delle specificità legate al genere dei singoli alunni.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Quello che dici sulla preparazione dei docenti è giustissimo!ciao78 ha scritto:Non so se ho capito bene ma mi sembra di capire che la teoria alla base delle scuole omogenee si regga sul fatto che soggetti di genere differente hanno bisogno di stimoli differenti. Ma anche soggetti con culture diverse possono avere bisogno di stimoli differenti da qui il passo per differenziare le scuole a seconda degli studenti è breve. Non sarebbe meglio impegnarsi affinchè in una scuola mista (e intendo mista in senso lato) i docenti fossero preparati, e soprattutto avessero gli strumenti per potere offrire stimoli diversi per studenti diversi che nella differenza del gruppo trovano gli strumenti per apprendere.sergio ha scritto:Per quanto ne so, la risposta è negativa. Nella scuola in cui lavoro io, che è di questo tipo, ci sono alunni bianchi e alunni di colore, alunni di famiglie benestanti e alunni di ceto bassissimo, alunni cattolici e non cattolici. Quindi direi proprio di no.ciao78 ha scritto:Mi domando se secondo la logica delle classi omogenee sarebbe opportuno fare delle classi omogenee anche per quanto riguarda la nazionalità degli studenti ... o secondo la scolarità dei genitori.
Per quanto riguarda le differenze di cui parli, invece, penso che se qualcuno ritiene che sia utile separare gli alunni per razza, religione ecc. dovrebbe dimostrare che questo sia un bene per gli allievi.
Le differenze legate al sesso maschile o femminile sono in parte frutto della cultura, ma in parte sono innate, di natura neuro-biologica, psicologica ecc. Sono quindi radicate ad un livello profondo nella persona. Non tenerne conto in educazione è, se non altro, un’imprudenza.
Il fatto che alcuni ritengano di riuscire a tenerne conto in classi miste, attualmente è spesso un’affermazione di buoni intenti, ma i fatti non lo confermano.
Ho trovato molti dati sull’opportunità di separare per sesso gli alunni a scuola. Ma nessuno di essi mi induce a vedere il parallelismo di cui parli. Mi sembra che si tratti di questioni molto, ma molto di verse. Però forse mi sbaglio. Tu hai trovato qualche cosa di specifico?
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Re: CLASSI OMOGENEE
Quello che volevo dire con quell'affermazione è che ogni studente ha delle particolarità che in qualche maniera determinano il modo di apprendere e che non necessariamente dipende dal genere: c'è chi ha uno studio più analitico, chi più sintetico, chi una memoria uditiva, chi visiva, chi esperienziale, chi ha più fantasia chi ricorre maggiormente ad una logica matematica ecc.... Queste peculiarità dipendono in parte dal nostro bagaglio culturale, in parte dalla nostra "natura neuro-biologica psicologica ecc..". Si può procedere ad una semplificazione dell'insegnamento falsa (secondo me perchè queste differenze esisteranno sempre anche in gruppi omogenei per un certo tipo di caratteristiche forse ma non per altre), dividendo gli studenti secondo le loro caratteristiche, oppure si possono cercare nuovi strumenti per insegnare alla complessità nella complessità.
Esempio: il cooperative learning, che può prevedere momenti di studio per gruppi di studenti con caratteristiche (in parte) omogenee, e momenti di studio con gruppi eterogenei. Vi può essere il patto formativo che come strumento se adeguatamente utilizzato può aiutare a comprendere i bisogni, le aspettative e le risorse degli studenti, che possono venire contrattate non solo tra studenti e insegnanti ma anche tra gli studenti stessi. SI possono utilizzare tecniche didattiche che stimolino gli studenti secondo modalità differenti (utilizzando i diversi mezzi di comunicazione per esempio, oppure offrendo tipi di esperienze intellettuali o sociali diverse) ecc...
Ci sono molti insegnanti che provano a fare della scuola un luogo di incontro sociale e intellettuale, molto spesso è difficile per mancanza di mezzi, ma io credo che questo tipo di approccio sia molto più efficace piuttosto che la separazione, anche perchè di fronte alla complessità della società l'unica cosa è secondo me affrontare tale complessità e sfruttarla per arricchirsene piuttosto che semplicemente subirla.
Spero si sia compreso il parallelismo ora. Mi dispiace non ho il tempo per cercare materiale ora, comunque puoi trovare qualcosa in internet se cerchi su educazione interculturale (perchè anche le eventuali differenze dei generi sono "materiale" per un'educazione interculturale) o se guardi cooperative learning. Puoi cercare Lewin, Branca, Zimmermann, Trucciarone, Balboni e altri che ora non mi ricordo, non contestano l'idea della separazione tra classi ma propongono degli strumenti per fare dei gruppi eterogenei un'opportunità
Esempio: il cooperative learning, che può prevedere momenti di studio per gruppi di studenti con caratteristiche (in parte) omogenee, e momenti di studio con gruppi eterogenei. Vi può essere il patto formativo che come strumento se adeguatamente utilizzato può aiutare a comprendere i bisogni, le aspettative e le risorse degli studenti, che possono venire contrattate non solo tra studenti e insegnanti ma anche tra gli studenti stessi. SI possono utilizzare tecniche didattiche che stimolino gli studenti secondo modalità differenti (utilizzando i diversi mezzi di comunicazione per esempio, oppure offrendo tipi di esperienze intellettuali o sociali diverse) ecc...
Ci sono molti insegnanti che provano a fare della scuola un luogo di incontro sociale e intellettuale, molto spesso è difficile per mancanza di mezzi, ma io credo che questo tipo di approccio sia molto più efficace piuttosto che la separazione, anche perchè di fronte alla complessità della società l'unica cosa è secondo me affrontare tale complessità e sfruttarla per arricchirsene piuttosto che semplicemente subirla.
Spero si sia compreso il parallelismo ora. Mi dispiace non ho il tempo per cercare materiale ora, comunque puoi trovare qualcosa in internet se cerchi su educazione interculturale (perchè anche le eventuali differenze dei generi sono "materiale" per un'educazione interculturale) o se guardi cooperative learning. Puoi cercare Lewin, Branca, Zimmermann, Trucciarone, Balboni e altri che ora non mi ricordo, non contestano l'idea della separazione tra classi ma propongono degli strumenti per fare dei gruppi eterogenei un'opportunità
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Re: CLASSI OMOGENEE
Ti ringrazio
.
Se non ho capito male, secondo te le differenze legate al sesso, innate e non, dovrebbero essere trattate in educazione alla stessa stregua di quelle “non innate” legate all’ambiente sociale, razziale, religioso, culturale ecc. Questo perché in educazione esse non avrebbero una rilevanza specifica rispetto alle altre.
A me sembra utile tenerne conto in modo specifico, non solo perché maschi e femmine apprendono in modo differente, ma soprattutto perché è importante che le bambine siano aiutate a sviluppare al meglio la loro femminilità e i bambini la loro mascolinità, in qualunque contesto socio-culturale vivano, promuovendo i “pregi” e limando i “difetti” tipici del loro genere.
Un ebreo o un musulmano, un povero o un ricco, un colto o un ignorante... saranno prima di tutto un uomo o una donna. Dico “prima di tutto” perché lo sono dal concepimento, quindi prima ancora che la società possa avere influito su di loro.
In questo discorso non bisogna confondere “femminilità” e “mascolinità” con i cosiddetti “ruoli” di genere sviluppatisi nelle varie culture. Questo aspetto del lavoro educativo scolastico, in teoria, si potrebbe curare anche in classi miste per sesso, ma di fatto quasi non lo si fa. Come mai?
Tutti vogliamo il bene delle alunne e degli alunni. Pensiamo che la qualità e la motivazione degli insegnanti vengano al primo posto e che bisognerebbe consentire la scelta delle modalità organizzative che risultino di volta in volta più adatte nel caso concreto (in quel contesto sociale determinato, con quelle alunne e quegli alunni determinati ecc.), senza “pre-giudizi” di alcun tipo. Ma come evitare i pregiudizi se non partendo dai dati rilevabili dall’esperienza reale?
E’ vero quello che scrivi: moltissime differenze permangono all’interno dei gruppi omogenei per sesso. Posso confermarlo in base alla mia esperienza di circa 20 anni di insegnamento in classi maschili. Questa eterogeneità è una ricchezza, come giustamente sostengono gli autori che citi. Ma come tu stessa dici
Me lo domandavo da tempo, e negli studi che solo da pochi anni circolano in Italia sto trovando risposte abbastanza convincenti (almeno per me).
Per avere una visione più adeguata della moderna educazione omogenea per sesso, occorre sapere che non ci sono rigidità: la separazione non riguarda necessariamente tutto l’orario di lezione (in alcune scuole per es. trovano sia sufficiente qualche ora al giorno o alla settimana) né tanto meno coprire tutti i cicli dell’istruzione obbligatoria. In alcuni contesti, per es., pare sia utile sopratutto alle elementari, in altri invece sembra più utile alle medie e al liceo, dipende da tante circostanze.
In definitiva, formare gruppi omogenei per sesso, e invece molto eterogenei per altri aspetti, risponde proprio all’esigenza di cui parli:
La riprova che questa linea sia da valorizzare, secondo me, è data proprio dai buoni risultati delle scuole single-sex in tutto il mondo. Se ci fossero stati risvolti negativi, sarebbero emersi. Invece tutti coloro che parlano di risvolti negativi, se ci fai caso, ne parlano sempre come di un rischio eventuale, ma non citano mai una ricerca sociologica che lo attesti. Come mai?
Forse temono ciò che non conoscono. Oppure lo confondono con modelli educativi vecchi e sepolti che non hanno niente a che fare con la moderna educazione omogenea del XXI secolo.
Riguardo alla scuola come luogo di incontro sociale, sarei propenso a dire che essa deve soprattutto preparare all’incontro sociale. Le modalità concrete con cui raggiungere l’obiettivo, le lascerei alla libera scelta degli educatori e dei genitori, purché rispettino i principi costituzionali ed etici della nostra società.
Temo di essere stato un po’ lungo. Scusami.
Se non ho capito male, secondo te le differenze legate al sesso, innate e non, dovrebbero essere trattate in educazione alla stessa stregua di quelle “non innate” legate all’ambiente sociale, razziale, religioso, culturale ecc. Questo perché in educazione esse non avrebbero una rilevanza specifica rispetto alle altre.
A me sembra utile tenerne conto in modo specifico, non solo perché maschi e femmine apprendono in modo differente, ma soprattutto perché è importante che le bambine siano aiutate a sviluppare al meglio la loro femminilità e i bambini la loro mascolinità, in qualunque contesto socio-culturale vivano, promuovendo i “pregi” e limando i “difetti” tipici del loro genere.
Un ebreo o un musulmano, un povero o un ricco, un colto o un ignorante... saranno prima di tutto un uomo o una donna. Dico “prima di tutto” perché lo sono dal concepimento, quindi prima ancora che la società possa avere influito su di loro.
In questo discorso non bisogna confondere “femminilità” e “mascolinità” con i cosiddetti “ruoli” di genere sviluppatisi nelle varie culture. Questo aspetto del lavoro educativo scolastico, in teoria, si potrebbe curare anche in classi miste per sesso, ma di fatto quasi non lo si fa. Come mai?
Tutti vogliamo il bene delle alunne e degli alunni. Pensiamo che la qualità e la motivazione degli insegnanti vengano al primo posto e che bisognerebbe consentire la scelta delle modalità organizzative che risultino di volta in volta più adatte nel caso concreto (in quel contesto sociale determinato, con quelle alunne e quegli alunni determinati ecc.), senza “pre-giudizi” di alcun tipo. Ma come evitare i pregiudizi se non partendo dai dati rilevabili dall’esperienza reale?
E’ vero quello che scrivi: moltissime differenze permangono all’interno dei gruppi omogenei per sesso. Posso confermarlo in base alla mia esperienza di circa 20 anni di insegnamento in classi maschili. Questa eterogeneità è una ricchezza, come giustamente sostengono gli autori che citi. Ma come tu stessa dici
vorrei sottolineare che gli strumenti da loro proposti non sono incompatibili con la separazione per sesso. Anzi, nel mio lavoro vedo che la separazione dei sessi a scuola consente di lavorare meglio proprio al fine di integrare le differenze. E te lo dico avendo avuto classi con bambini ricchi e poveri, cattolici e non, educati e “vastasi” –come si dice da queste parti–, che non formavano gruppetti separati, né tanto meno ostili tra loro. Questa integrazione sociale, che nella scuola in cui lavoro è la regola, in altre scuole è un’eccezione. Come mai?ciao78 ha scritto:Lewin, Branca, Zimmermann, Trucciarone, Balboni e altri che ora non mi ricordo, non contestano l'idea della separazione tra classi ma propongono degli strumenti per fare dei gruppi eterogenei un'opportunità
Per avere una visione più adeguata della moderna educazione omogenea per sesso, occorre sapere che non ci sono rigidità: la separazione non riguarda necessariamente tutto l’orario di lezione (in alcune scuole per es. trovano sia sufficiente qualche ora al giorno o alla settimana) né tanto meno coprire tutti i cicli dell’istruzione obbligatoria. In alcuni contesti, per es., pare sia utile sopratutto alle elementari, in altri invece sembra più utile alle medie e al liceo, dipende da tante circostanze.
In definitiva, formare gruppi omogenei per sesso, e invece molto eterogenei per altri aspetti, risponde proprio all’esigenza di cui parli:
Infatti, più che una “semplificazione” dell’insegnamento, la separazione è un adeguamento alle peculiarità di ciascun sesso, per rispondere meglio alle sue esigenze specifiche.cercare nuovi strumenti per educare alla complessità nella complessità”.
La riprova che questa linea sia da valorizzare, secondo me, è data proprio dai buoni risultati delle scuole single-sex in tutto il mondo. Se ci fossero stati risvolti negativi, sarebbero emersi. Invece tutti coloro che parlano di risvolti negativi, se ci fai caso, ne parlano sempre come di un rischio eventuale, ma non citano mai una ricerca sociologica che lo attesti. Come mai?
Riguardo alla scuola come luogo di incontro sociale, sarei propenso a dire che essa deve soprattutto preparare all’incontro sociale. Le modalità concrete con cui raggiungere l’obiettivo, le lascerei alla libera scelta degli educatori e dei genitori, purché rispettino i principi costituzionali ed etici della nostra società.
Temo di essere stato un po’ lungo. Scusami.
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Re: CLASSI OMOGENEE
naico ha scritto:ma tra tutti quelli che hanno scritto non c'è nessuno che abbia esperienze dirette? Cioè figli alle elementari, per lo meno? Se no mi sembra che il discorso perda un po' di consistenza, cioè ci si basa solo sulla teoria, sul sentito dire, sulle letture, sull'esperienza professionale che non va confusa con quella del genitore e del figlio!!!
scusa, ma allora quelle come me, che "per sentito dire" direttamente da mamme che già hanno figli alle elementari giudicano un metodo o un altro, devono stare zitte e non confrontarsi?
sto leggendo in rete parecchio sulla scuola eterogenea o omogenea. e più leggo più resto convinta della bontà della scuola mista.
sono più indecisa sulla privata invece. dato che cmq le omogenee sono private, credo che le due cose siano anche correlate, in riferimento al livello d'insegnamento.
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Re: CLASSI OMOGENEE
Cosa vuol dire femminilità e cosa mascolinità per te? QUali sono i pregi e i difetti tipici del genere femminile e quali quelli del genere maschile (innati immagino)?sergio ha scritto:è importante che le bambine siano aiutate a sviluppare al meglio la loro femminilità e i bambini la loro mascolinità, in qualunque contesto socio-culturale vivano, promuovendo i “pregi” e limando i “difetti” tipici del loro genere.
Ti riporto un pezzettino preso da wikipedia sull'educazione omogenea (mi spiace ma proprio non ho tempo di fare ricerche più approfondite)
"La recente diffusione del modello di educazione omogenea in alcuni Paesi e l’estensione del dibattito sul confronto tra tale modello e quello della coeducazione (riferimento teorico della cosiddetta “scuola mista”) è dovuto al fatto che molte ricerche sembrano ormai dimostrare che il bene dell’educando può essere perseguito meglio se si tiene conto delle specificità del suo sesso. E' stato accertato infatti che esistono forti condizionamenti neurobiologici che permettono di parlare di un modo maschile o femminile di apprendere e di conoscere. Tali condizionamenti non possono essere eliminati e non possono essere ignorati dagli insegnanti senza produrre danno. La cognizione della donna è in genere più emotiva e sintetica, più completa, ed è meno analitica. I ragazzi, di solito, hanno più facilità nella percezione spaziale, nel ragionamento astratto, nel fare programmi a lunga scadenza e nello svolgere attività fisico-motorie, mentre le ragazze sono meglio predisposte alla padronanza del linguaggio, all’arte e alle scienze sociali"
Questo mi sembra di capire è il succo dell'educazione di genere.
Mia figlia di 2 anni e mezzo pare (per il momento...le lascio il beneficio del dubbio a 2 anni e mezzo
Io non so quanto le differenze di genere siano innate e quanto sono culturali, quello che so è che queste differenze si possono trovare anche all'interno dello stesso genere. Nel caso di Cecilia e la sua amica penso che la loro differenza di approccio sia innata perchè era visibile fin da piccole. Io quindi ritengo che queste differenze debbano essere prese in considerazione ma non possono essere motivo di separazione perchè altrimenti si dovrebbero separare i maschi analitici, i maschi sintetici, le femmine analitiche, le femmine sintetiche ecc...sergio ha scritto:se non ho capito male, secondo te le differenze legate al sesso, innate e non, dovrebbero essere trattate in educazione alla stessa stregua di quelle “non innate” legate all’ambiente sociale, razziale, religioso, culturale ecc. Questo perché in educazione esse non avrebbero una rilevanza specifica rispetto alle altre.
Sono in completo disaccordo con te, la scuola è già incontro sociale, anche le scuole omogenee sono incontro sociale.sergio ha scritto:Riguardo alla scuola come luogo di incontro sociale, sarei propenso a dire che essa deve soprattutto preparare all’incontro sociale. Le modalità concrete con cui raggiungere l’obiettivo, le lascerei alla libera scelta degli educatori e dei genitori, purché rispettino i principi costituzionali ed etici della nostra società.
Non ho capito scusa, secondo te le scuole omogenee sono buone in quanto private o il contrario o proprio non ho capito?ely66 ha scritto:sono più indecisa sulla privata invece. dato che cmq le omogenee sono private, credo che le due cose siano anche correlate, in riferimento al livello d'insegnamento.
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Re: CLASSI OMOGENEE
da quanto ho letto fin'ora, le scuole omogenee sono private. nel pubblico non mi pare esistano.
credo che siano buone in quanto private, dato che possono accedere a fondi elevati per l'insegnamento.
credo che siano buone in quanto private, dato che possono accedere a fondi elevati per l'insegnamento.
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Re: CLASSI OMOGENEE
io credo che una scuola che ha più fondi abbia più possibilità.ely66 ha scritto:da quanto ho letto fin'ora, le scuole omogenee sono private. nel pubblico non mi pare esistano.
credo che siano buone in quanto private, dato che possono accedere a fondi elevati per l'insegnamento.
ma la bontà di una scuola è fatta dalle persdone che ci lavorano, insegnanti e direzione.
conosco scuole private che non funzionano affatto o che hanno grossissimi difetti, perchè la dirigenza "non vale".
altre che funzionano benissimo.
così come le pubbliche.
(certo nel pubblico c'è il piccolissimo, insignificante problema che il dirigente non può scegliere gli insegnanti che lavorano con/per lui....)
LORENZO 15.07.09
Due stelline dic. 2011; nov.2014 e un futuro ancora da scrivere
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Re: CLASSI OMOGENEE
quello che non ho ancora come sicurezza, è che queste scuole ci siano nel pubblico.
per il resto sono convinta che se c'è un dirigente, dovrebbe imporre la linea scolastica a tutti, bravi o meno bravi. e poi valutare il risultato.
nel pubblico e nel privato. ma la differenza è che nel privato, dato che pago un ulteriore retta, esigo determinate cose. perlomeno credo eh??
per il resto sono convinta che se c'è un dirigente, dovrebbe imporre la linea scolastica a tutti, bravi o meno bravi. e poi valutare il risultato.
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