Giorgio mi siede a fianco, parliamo, lo accarezzo ogni tanto senza mai perdere di vista la strada.
Ad un certo punto tira fuori non so da dove una biglia, di quelle che si trovano dentro gli ovini kinder.
La mette in bocca.
Io con un occhio alla strada adornata a destra e sinistra da platani grossi come una casa, gli dico di toglierla da bocca che se gli va di traverso lo devo trachoetomizzare con le mie mani!
Niente, si volta, ride e con lo sguardo provocante (di quelli che solo lui sa fare) si rimette la biglia in bocca.
Il tono della mia voce sale. Guardo i platani e le macchine che mi sfrecciano a sinistra, glielo ripeto.
Sputa, che t'affoghi.
Ormai so che per lui e' diventata una sfida. Ride e ci riprova.
Io prendo la biglia e la scaravento fuori dal finestrino
Non l'avessi mai fatto, diventa paonazzo in faccia, e comincia il dramma delle due meno dieci. Che si protrarra' fino alle due e mezzo circa quando singhiozzante si addormenta stremato.
A parte il mo stomaco contratto e ormai a livello di espulsione, mi sono chiesta tutto il pomeriggio se ho fatto bene o se sono stata troppo avventata a prendere quella biglia e buttarla fuori dal finestrino.
A parte la pericolosita' di quello che stava facendo, quando mi sfida con quella faccia, io mi arrabbio da morire e di grazia che non abbia buttato anche lui fuori dal finestrino!







