Ho passato una gravidanza splendida senza nessun tipo di disturbo o problema ma proprio verso la fine..........
Il mio non è stato un parto semplice ma alla fine, il 5 marzo, è arrivato il "piccolo" Andrea (kg. 2.520 cm. 47)
E' il 4 marzo e ormai mancano 12 giorni alla data presunta del parto…..le domande, la curiosità e la paura si fanno sempre più incalzanti….chissà come sarà il piccolino, chissà se andrà tutto bene e se noi saremmo dei genitori all’altezza!!!!
Tutte domande senza ancora una risposta ma che ti fanno correre con la mente a 200 km orari.
Sono le 23.30 e mi trovo sdraiata sul divano a guardare “Il maresciallo Rocca”…adoro Proietti ed ogni volta che vedo un suo film o spettacolo mi mette di buon umore.
Mio maritoo è andato a dormire da pochissimi minuti ed io ho delle piccolissime fitte come se stesse arrivando il ciclo, non mi preoccupo e penso che sono dolori normali visto che la nascita del piccolo Andrea si sta avvicinando…..continuo a vedermi Rocca.
Passa pochissimo tempo e…..oddio….si sono rotte le acque???? Così presto? Non mi sento assolutamente pronta…..
Mi alzo per andare in bagno con il cuore che batte velocissimo ma, un brivido freddo corre lungo la mia schiena quando il mio sguardo si posa sul mio pigiama giallo.
Da giallo acceso era diventato improvvisamente di un colore rosso vivo ed una strana sensazione di umido stava arrivando fino alle ginocchia.
Non realizzo subito cosa sta succedendo e senza rendermene conto, quasi come un’automa mi ritrovo seduta sul water, il pantalone del pigiama ormai diventato completamente rosso, senza rendermene conto lo scaravento dentro la doccia ed in quel momento un rumore sordo, agghiacciante…..….PUFF….una sensazione terribile……sembra che…… qualcosa sia uscito fuori dal mio corpo.
Non riesco ad urlare ma con voce sorda che, fortunatamente, arriva alle orecchie di mio marito che ancora non dormiva, riesco a sussurrare una sola frase che rimarrà impressa nella mia memoria “NO…….non può finire così!!!!!”.......Arriva nel bagno ed il suo viso diventa più bianco di un lenzuolo…..anche lui poche parole……… “O Dio…..Nooo” e senza perdere un secondo eccolo al telefono che chiama l’ambulanza.
Io con tutta calma prendo un asciugamano e con rassegnazione, come se ormai tutto fosse finito, torno a sdraiarmi sul divano in attesa dei medici.
Non è semplice descrivere quei pochi interminabili minuti che passano tra le parole in romanaccio del mio commissario e l’arrivo di una decina di persone che iniziano ad armeggiare intorno a me con l’apparecchio per misurare la pressione e quello per sentire il mio battito cardiaco; le domande sono tante, troppe ed io come un piccolo robot rispondo ad ogni loro richiesta….nome, età, mese di gestazione, come ho passato la gravidanza, se ho sentito dolori, se ho problemi di gestosi e tante altre che, sinceramente non ricordo più.
Il tempo corre inesorabile, la dottoressa vuole vedere la quantità di sangue che ho perso e mio marito, sempre più spaventato, la porta verso il bagno.
Torna, mi guarda con il viso teso e senza perdere un secondo di più chiama l’ospedale per avvisarli del mio arrivo ma loro dicono che la maternità è piena…..non si perde d’animo e risponde che a lei non interessa nulla, che sta arrivando con un codice rosso e che devono attrezzare immediatamente la sala…..non avremmo fatto in tempo ad arrivare in un altro ospedale.
In quel momento realizzo che la situazione è grave ma non vengo presa dal panico o dalla paura ormai mi sono completamente abbandonata o meglio….rassegnata.
Ed eccomi sdraiata sulla barella con un telo verde che copre il mio corpo; il freddo della notte è pungente ma non fastidioso…..corrono e velocemente mi fanno salire nell’ambulanza che parte a sirene spiegate verso l’ospedale.
Ho tanta voglia di dormire, di abbandonare ogni singolo muscolo del mio corpo ma loro mi tengono sveglia chiamandomi per nome e dandomi dei piccoli buffetti sulle guance.
Cercano di mettermi la maschera dell’ossigeno ma io mi divincolo rifiutandola, non la sopporto ma loro insistono dicendomi che non è per me ma per Andrea.
Andrea?
Andrea?
“Guardate che Andrea non è più qui con me…..è rimasto a casa…..dentro la tazza del bagno”
E già, quel rumore sordo, quel PUFF che avevo sentito…..per me era il mio piccolino che aveva deciso di lasciarmi e di andarsene via.
Non una lacrima scende dal mio viso ma il mio cuore è andato in mille piccolissimi pezzi…..e loro insistono con l’ossigeno. Li lascio fare, li lascio toccare la mia pancia alla ricerca di qualche piccolo movimento….tanto a che serve reagire? A che serve urlare tutta la paura, la rabbia, la rassegnazione? Chi poteva sentirmi? Andrea? No, lui no perché non c’era più….non era più con me!
Arriviamo in ospedale e, come succede nei film, vedo passare velocemente sopra di me le luci accese del soffitto……eccomi sdraiata nella poltrona in sala parto dove mi stavano attendendo medici ed infermieri.
In pochissimi secondi mi ritrovo aghi infilati nelle vene con attaccate le flebo, ecografi che gelidamente si posano sulla mia pancia alla ricerca di qualcosa …..ma….di cosa?
Chiedo alla dottoressa cosa stavano cercando così ansiosamente e la risposta è sempre la stessa…..”Andrea, stiamo cercando di sentire il battito del suo cuoricino”…..
Ancora????
Ma non lo hanno capito che lui non mi ha seguito nella mia folle corsa all’ospedale?
Lo cercano una volta e....niente…..una seconda e….niente…..una terza e……tum..tum tum…tum tum…tum…..
Ma cos’è questo suono strano che, nonostante l’avessi sentito altre volte, non poteva essere lui…….forse è il mio?
Il sorriso che vedo comparire sui volti di chi si sta prendendo cura di me mi conferma che quel suono veloce e sordo allo stesso tempo, è del mio piccolino che ha avuto la forza e la voglia di stare insieme alla sua mamma.
Mentre lo mettono sotto monitoraggio chiedo se possono darmi una padella perché dovevo fare tanta pipì ed ecco che velocemente vengo accontentata.
Una sensazione di benessere mi assale mentre tutti i miei muscoli si rilassano neanche avessero fatto una corsa ad ostacoli ma nello stesso istante ecco che la fronte della dottoressa si increspa ed il suo volto si oscura….oddio….sta succedendo qualcosa…….ma cosa?
Lo chiedo e sempre con il volto scuro e preoccupato mi risponde che deve far nascere Andrea di corsa con il cesareo e che è prevista una trasfusione di sangue per me perché ne ho perso troppo .....sono previste ben 3 sacche…….
Viene chiamata immediatamente l’anestesista e tutta l’equipe; non so ancora come, ma mi ritrovo in sala operatoria che mi stanno legando le gambe con delle cinghie e sul mio viso viene messa immediatamente una maschera.
Non so quanto tempo è passato ma sento una voce lontanissima che mi chiama…..la voce si avvicina sempre di più….socchiudo gli occhi ma la luce è forte, troppo forte e li richiudo…..respiro e……oddio….non ci riesco….ci riprovo ma niente……..ci riprovo ancora una volta ma ho la gola chiusa…..sto morendo soffocata…..cerco di urlare, di muovere il mio braccio destro per attirare l’attenzione di chi sta intorno a me ma….niente…niente…….ed il panico inizia ad invadere tutto il mio corpo che giace inerme su un lettino freddo come il ghiaccio.
Perchè? Perchè non riesco a respirare?
Non si accorgono che mi stanno uccidendo?
All’improvviso l’aria entra prepotentemente nei miei polmoni, un dolore inspiegabile colpisce la mia gola e cerco di immagazzinare più aria possibile…..mi avevano intubata e quel dolore lancinante alla gola era dovuto al fatto che mi stavano liberando.
Finalmente respiro e tutto il mio corpo ormai stremato si abbandona.
Apro gli occhi ma non sono più in sala operatoria bensì nello stesso lettino dove mi hanno adagiata appena arrivata in ospedale; mi giro ed un volto familiare ma con la preoccupazione negli occhi mi sorride…..è lui…..il papà del mio bimbo.
Forse i miei occhi hanno parlato prima della mia bocca perché mi dice che è andato tutto bene e che il piccolino sta bene.
Vorrei piangere ma non ci riesco.
Non so quanto tempo passa ancora, ma ecco che la porta si apre ed entra un’ostetrica con un lenzuolino tra le braccia, si avvicina e, come per magia da quel lenzuolino ecco uscire un corpicino piccolo piccolo ma…..con tanti capelli.
Lo adagia sul mio seno e nello stesso istante sento una sensazione strana…..dolcissima…..difficile da spiegare.
Adagio la mia mano su quell’esserino con timore, quasi con la paura che da un momento all’altro quel batuffolo potesse sparire…..e invece….era lì…..indifeso…..infreddolito e spaventato.
Mi giro a cercare il volto di mio marito e gli chiedo se è veramente Andrea e lui con gli occhi lucidi ed un sorriso mi fa un cenno con il capo.
Non potevo crederci, ce l’aveva fatta, la sua voglia di vivere è stata più forte….più forte di tutto…..
Chiudo gli occhi e ringrazio chi, lassù, aveva teso la sua mano su di noi proteggendoci fino alla fine.
Ecco….in questo modo il nostro piccolo Andrea è venuto al mondo, ci ha fatto spaventare da morire ma ci ha ripagato con il suo primo vagito ed il suo visetto buffo e tenero.
Scusate la lunghezza del mio racconto.....forse è servito a me come sfogo visto che ogni volta che penso a quel giorno il mio viso viene solcato da lacrime....non di dolore ma di gioia.....la gioia di essere diventata mamma
Lella









