Mi spiego: è vero che ci sono situazioni di padri che, pur volendo (tralascio quelli che se ne fregano, perché non mi sembra che sia questo l’oggetto del topic), non riescono a stare con i figli quanto vorrebbero.
Però…nella mia esperienza molto spesso questi padri erano persone che avevano già abdicato prima, o meglio dato per scontato, il ruolo di padri.
Mi spiego: se io mi separassi da mio marito e, in un momento di follia, decidessi di “fargliela pagare” e di non fargli più frequentare mio figlio, avrei delle enormi difficoltà, perché sono certa che mio figlio si opporrebbe in tutti i modi, lo cercherebbe in continuazione, non si accontenterebbe di certo di questa situazione. Anzi, penso che se, seppur piccolo, si rendesse conto che io sono un ostacolo alla frequentazione con il padre, finirebbe per odiarmi, otterrei l’effetto opposto a quello voluto.
Questo perché mio marito è una presenza fondamentale per mio figlio, come e forse più di me, ci gioca tutte le sere, lo insegue con il cibo quando “non ha tempo per mangiare” perché sta giocando, lo mette a letto, ci dedica i fine settimana, insomma non siamo intercambiabili ma complementari, Valerio non può fare a meno del padre come non può fare a meno di me.
E invece, senza tirare in ballo genitori famosi tutti presi dalla loro carriera, quante se ne leggono anche qui: mio marito a casa c’è poco (e leggo di orari allucinanti…) perché, poverino, deve lavorare, ha un lavoro autonomo….; mio marito si deve riposare o ha i suoi hobby (e quindi manca tre sere alla settimana)…e via dicendo.
Ai cari padri vorrei dire che il ruolo di genitore lo si guadagna sul campo, alcuni invece purtroppo (con l’implicito e colpevole avallo delle mogli…) ritengono di fare tutto il proprio dovere per il sol fatto che sono dei lavoratori, fedeli, non fanno mancare nulla alla famiglia etc... Io vedo il collega della stanza a fianco a me: io con la maternità ho ridotto il mio orario di lavoro (o meglio, recupero il lavoro non fatto la mattina alle 5,00..); lui è diventato padre ma non ha modificato di una virgola la sua vita anzi, se possibile lavora di più.
Il gioco dura finché tutto va bene, poi, se l’equilibrio si rompe, se la coppia scoppia, complice l’angoscia che consegue alla separazione, al fatto di trovarsi soli, alcuni padri cercano disperatamente di recuperare il tempo perduto, di ritagliarsi un ruolo nella famiglia che, di fatto, non c’era neanche prima.
Ma questo è un’impresa, soprattutto in momenti di tensione, di poca voglia di venirsi incontro, come quando ci si separa.
Scoprono quindi di contare meno del due di picche nel menage familiare, di essere uno del quale la mancanza si supplisce facilmente, se non come bancomat….
A questo si associa il fatto che ci sono alcune donne che, in sede di separazione si comportano veramente da st...nze, non sono in grado di perdonare niente, raggiungono livelli di cattiveria inimmaginabili. Però..ripeto, lavorano su una strada già aperta.
Prolissa come sempre









