rusc ha scritto:Sono daccordo con voi...però....vorrei separare l'onestà dal fatto di stare a casa in maternità.
Non è che chi lavora fino al giorno del parto e torna a lavorare 1 settimana dopo è più onesta di chi, legittimamente, usufruisce dei congedi parentali obbligatori e facoltativi!
E' disonesta chi sta a casa dal lavoro senza motivo o chi sfrutta medici compiacenti. Questo certo.
Ma la lavoratrice dipendente HA DIRITTO di rimanere a casa 5 mesi + 6 ....e non vedo il perchè non dovrebbe approfittarne (a parte problemi economici).
Dopotutto a qualcosa ha diritto anche il figlio e non solo il datore di lavoro, o no?
Ed è onestà anche stare a casa con lui tutto quello che si può, nei limiti della legalità ben inteso.
la penso uguale a te, rusc. Io a marzo 2005 ebbi un aborto e tornai al lavoro subito dopo. Poi dopo un anno di estenuanti tentativi, rimasi finalmente incinta di nuovo. Avevo tutti i diritti di rimanere a casa da subito in maternità a rischio. lavorai invece fino al 5 mese, quando per una forte influenza con stomatite aftosa, persi non so quanti kili. Lì sì che mi misi in maternità anticipata. mi ero ammalata a causa dell'aria condizionata dell'ufficio, presente in certe stanze e non in altre, con consguenti sbalzi di temperatura.
Sono rimasta a casa fino all'11 mese di mio figlio. Che alternative avevo se il nido iniziava a settembre?
non mi sento meno onesta di chi ha lavorato fino all'ottavo o è tornata dopo 3 mesi dal parto.
Ho fatto quello che era un mio diritto.
E quello che economicamente potevo permettermi.
Dopo un aborto, molte si mettono subito in maternità a rischio alla gravidanza successiva. Io ho lavorato finchè non mi è pesato fisicamente e psicologicamente, ho lavorato finchè non ho iniziato a stare cosi spesso male che erano più i giorni di malattia che di presenza. Che "servizio" davo all'azienda? era meglio stare a casa e permettere loro di prendere una sostituta appena possibile no?








