E’ stata una gravidanza meravigliosa, mai una nausea (odiatemi pure), nessun problema.
Tutto procedeva con calma in attesa del 3 aprile…la presunta DPP
Avevo anche deciso di lavorare fino al 9 mese.
Ma finalmente era arrivato il 3 marzo, potevo stare a casa, ero contentissima.
Avevo un sacco di cose da fare prima dell’arrivo di Matteo.
Per prima cosa dovevo finire la valigia per l’ospedale.
E finalmente quel sabato non dovevo andare in ospedale per il solito corso preparto e potevo dormire. Quel mese di vacanza mi ci voleva proprio.
Dicevamo…quel sabato non dovevo andare in ospedale e potevo dormire…
Che strano sogno: ho le mestruazioni, anzi una vera e propria emorragia…c***o non è un sogno .
Ho rotto le acque!!!
Manca un mese!!!
Mi sveglio all’improvviso:”G, ho rotto le acque!” E lui:”scherzi?” “MA TI PARE!!!!”
Quindi in ospedale ci andiamo, di corsa, e ben prima dell’orario solito.
Afferro per casa quello che trovo, la mia semi-borsa, l’accappatoio sporco del bagno, mi metto un assorbente che poco dopo scoprirò essere assolutamente inappropriato e via, verso l’ospedale.
Al PS mi visita un dottorino addormentato (in molti sensi) che come prima cosa mi dice che se devo partorire devo andare in un altro ospedale perché non c’è più posto in terapia intensiva.
Comeeeeee…
Partorire quella notte???
Un mese prima???
Andare in un altro ospedale???
Serve terapia intensiva a mio figlio???
PANICO PANICO PANICO
Per fortuna l’infermiera mi guarda in faccia e mi tranquillizza, dall’eco è tutto ok, mio figlio sta bene, non ho contrazioni e per ora non partorirò.
Mi ricoverano e mi mandano a fare il mio primo tracciato.
Tutto ok, dopo 2 ore vado in camera: non indurranno il parto, aspetteremo, a volte ci vuole anche una settimana.
Per ora sono solo sotto antibiotici, che mi iniettano con una scomodissima flebo sulla mano.
La giornata scorre tranquilla.
Mi organizzano anche l’incontro con l’anestesista e gli esami del sangue per l’epidurale.
Che si siamo resi conto della mia scarsissima sopportazione del dolore?
Nel pomeriggio mi fanno un altro tracciato perché, come al solito, non sento il bimbo muoversi e…SORPRESA… la macchina registra le prime contrazioni, che io neppure sento.
Ancora mi illudo che tutto possa fermarsi e G va a casa.
Verso l’ora di cena arrivano le prime contrazioni dolorose e alle 11 chiamo l’infermiera: mi sa che ormai ci siamo: ho proprio male ora.
Ed eccomi al terzo tracciato: sono solo contrazioni prodromiche, queste non le devo neppure contare!
Mi rispediscono in camera con un categorico: ”fatti una doccia calda e cerca di dormire perché domani ne avrai bisogno”.
Obbedisco, come un bravo soldatino.
Penso a Zoe, la bella addormentata sotto la doccia, e a tutte voi mi sento meno sola e molto più forte. Ho letto tutti i vostri racconti del parto, so quello che mi aspetta.
Sotto la doccia il dolore come per magia si attenua tantissimo e dopo un po’ sono troppo stanca per stare in piedi e vado a letto. È circa mezzanotte.
La prima contrazione così forte da farmi aprire gli occhi per guardare l’ora è all’una.
Ok, so cosa fare: ora devo aspettare 2 ore di contrazioni regolari ogni 5 minuti e poi avrò la mia epi.
Quello è il mio traguardo, per ora.
2 ore sono lunghissime, ma sono così stanca che tra una contrazione e l’altra dormo.
Le contrazioni sono fortissime, mi sento aprire in due, ma non ho la forza di svegliarmi del tutto e chiamare l’infermiera…tanto mi direbbe di aspettare le 2 ore canoniche! E poi non ho proprio la forza di alzarmi.
Ok, sono quasi le 3, mi decido e la chiamo, non ne posso più, non riesco più a dormire voglio l’epi e voglio mio marito.
Con l’aiuto dell’infermiera scopro che le contrazioni durano più di un minuto…penso evviva allora sono già avanti.
Arrivano 2 ostetriche e io subito: “voglio l’epidurale” una mi visita e poi dice all’altra: “guarda tu”, e capisco che qualcosa che non la convince.
Immagino il peggio e chiedo:
Comeeeee non sono ancora dilatata di 4 cm??? Dopo tutto questo tempo non è cambiato nulla???
PANICO PANICO PANICO
Sorpresa: l’ostetrica mi dice: “ sei già ad 8 cm!”
PANICO PANICO PANICO
Chiamo G e inizio la lunga strada a piedi verso la sala parto.
Appena mi alzo la testa di Matteo scende, ormai il dolore è continuo.
Mi fermo ogni 3 passi, piegata dal dolore.
Le ostetriche sono dei tesori, io non capisco più nulla, dico solo “ no, io non ce la faccio” e loro a rassicurarmi, dirmi come respirare, come mettermi, come e quando spingere.
Ma io non voglio spingere, non da sola, voglio mio maritoooo.
Finalmente arriva e tutto va meglio.
Ecco mi dicono,…spunta la testa… alla prossima spinta esce.
E io, madre snaturata, penso noooo ora mi lacero! ho paura!
Ma cavolo, Matteo vuole uscire, mica posso lasciarlo lì!
E via…spingo con tutta la forza e la paura che ho.
Matteo è fuori, poi sgusciano anche le spalle e è fatta.
Sono le 4:05 del 5 marzo.
Matteo nasce con gli occhi aperti, facendo la pipì addosso all’ostetrica e afferrando il filo del monitoraggio.
Pesa 2.600 kg ed è lungo 49 cm è tutto raggrinzito e bellissimo.
Me lo mettono addosso, anche se è piccolino non serve culla termica né terapia intensiva.
Lo accarezzo e gli dico: “Matteo andrà tutto bene, c’è qui mamma”.
Mentre lo visitano, lo lavano e lo vestono esce la placenta e mi cuciono: 2 punti…mi è andata bene!
Poi finalmente me lo riportano, vestito col suo primo tutino, immenso anche con le manichine ripiegate, il mio bimbo è minuscolo ma sanissimo.
Il mio piccolo gioiellino in miniatura, che aveva così fretta di conoscere la sua mamma, ora se la stringe stretta.






