BRUGNOMO MILO: Travaglio lampo con ricamo
Inviato: 23 nov 2007, 21:05
Ho annunciato per la prima volta a Brugnomo-papa' il titolo di questo post mentre ero ancora in sala parto, e credevo che lo avrei scritto presto... Invece sono gia' passati piu' di due mesi da quella data... Ma, come si dice, meglio tardi che mai!!!
Mentre navigavo sul vecchio forum e leggevo i racconti del parto delle altre golline, mi scendevano sempre dei gran lacrimoni. Idem quando ascoltavo delle canzoni particolari in gravidanza (credo che portero' sempre con me il ricordo dei tragitti da casa alla stazione per andare al lavoro al campus con il mio pancino cresciuto sempre di piu' e il mio lettore MP3 che mi faceva singhiozzare per strada... fortuna che gli inglesi sono riservati :prrrr ) ... ma questa e' un'altra storia. Mi immaginavo spesso pero' che tutto questo squilibrio emotivo dovuto agli ormoni mi avrebbe accompagnata fino alla fine, e che anche durante il parto avrei pianto un sacco... emozione, mista forse a paura. Ovviamente non e' andata cosi'.
Arriviamo in clinica il giorno successivo alla mia DPP. Ecograficamente pero' ero un po' piu' avanti, ed erano 3 settimane che a ogni monitoraggio e visita mi veniva detto: "Eh, la testa e' molto bassa, potrebbe nascere da un momento all'altro!". Ferragosto a Roma al caldo, perche' secondo l'ostetrica anche una gitarella a Fiuggi avrebbe potuto concludersi in un parto anticipato, mi ritrovo con un'induzione decisa 2 giorni prima sulla base delle ferie dell'ostetrica che andava via per un week-end lungo proprio mentre io avrei dovuto sfornare il marmocchio.
Notte in bianco prima di andare in clinica, dubbi enormi sia miei che del socio... insomma, tutto 'sto casino per cercare di garantirci un parto il piu’ possible naturale, senza troppe interferenze... decidiamo che no, l'induzione non la vogliamo, e che avremmo comunicato che preferivamo aspettare. Ma intanto via con il monitoraggio. Tutto come al solito. Le contrazioni ci sono, ma sono del tutto irregolari, il battito di Brugnomo e' normalissimo. Ma la testa, mi dicono, e' risalita un po', il che ci fa ben sperare: il collo dell'utero non si riusciva ad appianare perche' la testolina era scesa troppo.
Insistono con l'induzione. Io, che nel frattempo mi ero consultata anche con la mia gine (pro) e il mio medico di fiducia (pro solo se per un valido motivo), non sono convinta... potremmo almeno controllare l'invecchiamento della placenta? Niente da fare, le ecografie secondo loro a questo stadio sono poco attendibili. Il socio e' in ritardo... fatica a trovare il posteggio per l'auto... quando arriva, il dottor Verdone e l'ostetrica mi hanno gia' convinto che la soluzione migliore e' passare subito all'induzione con il gel perche' aspettare ancora metterebbe a rischio il bimbo... che si', e' vero che in altre regioni si aspetta di piu’ ad indurre il parto, ma che per esperienza loro hanno deciso di aspettare ma non troppo perche' temono complicazioni. Eccesso di precauzione, lo definisco io...
Comunque, partono le pratiche per il ricovero. Credo sia mezzogiorno: prima applicazione di gel
. L'ostetrica spedisce Marco in camera, e mi tiene attaccata al monitoraggio aspettando che il gel faccia effetto. Facciamo una seduta di monitoraggio lunga lunga; per le prime due ore, tutto come prima, non si muove una foglia. Noi due parliamo un sacco di tante cose, di immigrazione, della sua famiglia, delle mie ricerche. Sono due mesi che mi segue passo passo in questo avvicinamento al parto, e nonostante la bocca storta per l'induzione sono contenta che ci sia lei a far nascere il mio piccolo. Valutata la situazione, ci suggerisce di andare a mangiare, e di provare a riposare un po', che si rischia di andare alla notte. Sono circa le 2.30 del pomeriggio. C'e' un caldo terrificante, e l'impianto dell'aria condizionata al mio piano si e' rotto proprio quella mattina (che fortuna, eh?
). Le contrazioni ormai ci sono, regolari, dolorose ma sopportabili. In camera ci hanno lasciato il vassoio con il pranzo. Mangiamo, io qualcosina, il socio un po’ di piu’… Lui riesce a chiudere occhio... io per niente. Comincio a passeggiare nel corridoio, le contrazioni intanto aumentano di intensita'. Il cellulare lo tengo spento, lo accendo di tanto in tanto per controllare l'ora. Verso le 5 avviso mia madre che si andra' probabilmente alla notte, se non a domattina. Rientro in camera. Ormai le contrazioni sono aumentate di intensita'. Mi faccio massaggiare la schiena, cerco di respirare profondamente, cerco la posizione che mi da' piu' sollievo. Sono circa le 6 e 30 del pomeriggio quando mi chiamano al piano di sopra per controllare la situazione. A quel punto gia' devo aspettare tra una contrazione e l'altra per riuscire a camminare. Salgo al piano di sopra e non appena mi vedono arrivare mi dicono: "Ecco, questa e' una faccina da travaglio". Il dottor Verdone mi visita
, e nota che sono dilatata di 1 cm: "Se vuole l'epidurale, signora, questo e' il momento di chiamare l'anestesista". Dubbio atroce... troppe volte ho letto di parti con induzione in cui l'epidurale 'blocca' le contrazioni. Ma il dolore e' veramente forte, anche per me che di solito lo sopporto piuttosto bene. Annuisco, guardando Marco che mi tranquillizza con uno sguardo. Mi trasferisco in sala travaglio e dopo pochi minuti arriva l'anestesista, un'assistente del primario davvero competente e molto umana. Siamo nella stessa sala travaglio che occupo da stamattina, e che sara' anche la mia sala parto. Le contrazioni sono cosi' ravvicinate che l'anestesista mi chiede di avvisarla quando il picco di dolore della contrazione sta calando per poter effettuare l'analgesia prima che inizi quella successiva. Quando mi chiede quanto dolore sto provando da 1 a 100 rispondo 95... :sic Riesce dopo un paio di tentativi, e nel giro di qualche minuto il dolore torna ad essere sopportabile. L'ostetrica controlla la dilatazione... le avevo detto che avevamo una storia di travagli rapidi in famiglia, e se ne rende conto anche lei: sono a dilatazione completa! Mi dice che procedera' manualmente alla rottura del sacco, e intanto spedisce il socio alla ricerca del dottor Verdone, che davanti a una primipara non immaginava che le cose andassero cosi' rapidamente
. Io non mi rendo molto conto di quel che succede... l'ostetrica mi fa toccare il sacco prima di procedere alla rottura. Mi sembra un palloncino d'acqua pronto ad esplodere. Poi si rompe il sacco, e a quel punto vedo solo un gran via vai di gente. L'ostetrica, che fino a quel momento era in abiti semi-civili, incalza una cuffia e chiama l'assistente di sala per preparare tutto... sento gia' il bisogno di spingere: l'ostetrica mi aiuta e mi incita, all'inizio non spingo nella maniera corretta, mi spiegano come respirare. Spingo... e' questione davvero di minuti, almeno io non ricordo altro... provo debolmente a oppormi quando vedo che stanno per praticare l'episiotomia... "Ti stai lacerando troppo, e' la risposta". Con la quarta spinta e' uscita la testa "Federca, quanti capelli", mi fa l'ostetrica. "Lo spero, con tutto il reflusso che ho patito in questi mesi", le rispondo io. Un'ultima spinta, e quell'esserino che fino alla mattina scalciava come un matto dentro la mia pancia era tra le mani dell'ostetrica, che cercava di incoraggiarlo a respirare con qualche colpetto sulla schiena. Aspettare ancora prima di indurre? Non nel nostro caso: l'induzione e' stata davvero provvidenziale. Se la mattina era ancora tutto regolare, al momento della nascita lo scenario era questo: acque tinte, piccolo che aveva ingoiato meconio e cianotico per 2 giri di cordone. Nell'arco di 30 secondi, da blu che era appena tolto dal mio ventre, era di un colorito roseo che non sembrava neppure esserci stato, nel canale del parto! Un pianto tranquillo, tanto per farci sentire che i polmoni funzionavano a dovere, e poi subito di corsa sulla mia pancia. Benvenuto, piccolo... sono stremata, lo portano via con il papa' a lavare. Controllo neonatale: sta bene, pesa 3070 grammi ed e' lungo 49 centimetri. A me si chiudono gli occhi. Non ho urlato, non ho versato una lacrima. Tornano e lo attacco al seno. Ci mette qualche secondo a trovare la via giusta, ma da quel momento non la molla piu'! Ci guardiamo, io e il papa', e sentenziamo: "Ha la faccia da Milo"
... Abbiamo aspettato a vederlo, per dargli questo benedetto nome: Milo gli calza a pennello
. I dottori si danno intanto da fare la' sotto: per tanto, troppo tempo. E' che il piccoletto aveva gia' 'scavato' il suo canale e ha lacerato di tutto e di piu', uscendo poi cosi' di fretta da tranciarmi di netto una vena. In effetti mi sento svenire. Citando il racconto della mia socia agostina Clada :prrrr , chiedo se ho vinto qualche cosa con tutti i punti che mi hanno dato: ancora non lo so quanti erano, ma pochi sicuramente no, visto che mi hanno ricamato in 3!!! Finalmente scendiamo in camera. Si cuoce, noi, e pure Milo, poveretto, che fa la sua prima sauna. Mandiamo un sms ai nonni... domani Milo si presentera' anche a loro. Questa notte invece, e' tutta per noi. Ciucciate di colostro a gogo', prima pipi', prima aria dal sederino
... Benvenuto, Milo... quando ti chiamiamo, ti giri come a guardarci con quei tuoi occhioni da neonato di un grigio profondo...
Non ho versato neppure una lacrima nemmeno il giorno dopo, ne’ quello successivo. Credevo che gli ormoni dell’emotivita’ se ne fossero andati con il parto, insieme alla placenta e al pancione. Ma quando siamo rientrati a casa, e ho spinto la carrozzina con questo esserino dentro nella stessa stanza in cui e' stato concepito, meravigliandomi ancora una volta dello splendore che ho messo al mondo, le lacrime sono venute fuori da sole, e ogni tanto, mentre lo guardo, il groppo in gola mi sale ancora.
Mentre navigavo sul vecchio forum e leggevo i racconti del parto delle altre golline, mi scendevano sempre dei gran lacrimoni. Idem quando ascoltavo delle canzoni particolari in gravidanza (credo che portero' sempre con me il ricordo dei tragitti da casa alla stazione per andare al lavoro al campus con il mio pancino cresciuto sempre di piu' e il mio lettore MP3 che mi faceva singhiozzare per strada... fortuna che gli inglesi sono riservati :prrrr ) ... ma questa e' un'altra storia. Mi immaginavo spesso pero' che tutto questo squilibrio emotivo dovuto agli ormoni mi avrebbe accompagnata fino alla fine, e che anche durante il parto avrei pianto un sacco... emozione, mista forse a paura. Ovviamente non e' andata cosi'.
Arriviamo in clinica il giorno successivo alla mia DPP. Ecograficamente pero' ero un po' piu' avanti, ed erano 3 settimane che a ogni monitoraggio e visita mi veniva detto: "Eh, la testa e' molto bassa, potrebbe nascere da un momento all'altro!". Ferragosto a Roma al caldo, perche' secondo l'ostetrica anche una gitarella a Fiuggi avrebbe potuto concludersi in un parto anticipato, mi ritrovo con un'induzione decisa 2 giorni prima sulla base delle ferie dell'ostetrica che andava via per un week-end lungo proprio mentre io avrei dovuto sfornare il marmocchio.
Notte in bianco prima di andare in clinica, dubbi enormi sia miei che del socio... insomma, tutto 'sto casino per cercare di garantirci un parto il piu’ possible naturale, senza troppe interferenze... decidiamo che no, l'induzione non la vogliamo, e che avremmo comunicato che preferivamo aspettare. Ma intanto via con il monitoraggio. Tutto come al solito. Le contrazioni ci sono, ma sono del tutto irregolari, il battito di Brugnomo e' normalissimo. Ma la testa, mi dicono, e' risalita un po', il che ci fa ben sperare: il collo dell'utero non si riusciva ad appianare perche' la testolina era scesa troppo.
Insistono con l'induzione. Io, che nel frattempo mi ero consultata anche con la mia gine (pro) e il mio medico di fiducia (pro solo se per un valido motivo), non sono convinta... potremmo almeno controllare l'invecchiamento della placenta? Niente da fare, le ecografie secondo loro a questo stadio sono poco attendibili. Il socio e' in ritardo... fatica a trovare il posteggio per l'auto... quando arriva, il dottor Verdone e l'ostetrica mi hanno gia' convinto che la soluzione migliore e' passare subito all'induzione con il gel perche' aspettare ancora metterebbe a rischio il bimbo... che si', e' vero che in altre regioni si aspetta di piu’ ad indurre il parto, ma che per esperienza loro hanno deciso di aspettare ma non troppo perche' temono complicazioni. Eccesso di precauzione, lo definisco io...
Comunque, partono le pratiche per il ricovero. Credo sia mezzogiorno: prima applicazione di gel
Non ho versato neppure una lacrima nemmeno il giorno dopo, ne’ quello successivo. Credevo che gli ormoni dell’emotivita’ se ne fossero andati con il parto, insieme alla placenta e al pancione. Ma quando siamo rientrati a casa, e ho spinto la carrozzina con questo esserino dentro nella stessa stanza in cui e' stato concepito, meravigliandomi ancora una volta dello splendore che ho messo al mondo, le lacrime sono venute fuori da sole, e ogni tanto, mentre lo guardo, il groppo in gola mi sale ancora.