E con la scorta della polizia... è nato Víctor!
Inviato: 17 apr 2011, 0:33
1 settembre 2010:
Mi sveglio all'alba di quello che sarà il giorno piu' bello della mia vita perchè ho delle contrazioni. Provo a riprendere sonno ma non ci riesco, così decido di iniziare a segnare su un quadernetto quanto tempo passa tra una e l'altra. Lo faccio piu' per gioco che per convinzione, infatti mancano ancora ben due settimane alla mia dpp e proprio il giorno prima le ostetriche dell'ospedale in cui andrò a partorire si sono tanto raccomandate di non affrettarsi a correre al pronto soccorso al primo sintomo, ma di aspettare tranquillamente in casa finchè le contrazioni sono ogni 5 minuti da due ore.
Alle otto suona la sveglia del mio compagno, gli dico che ho dei dolori e anche se non sono fortissimi lui ne approfitta immediatamente per avvisare in ufficio che non andrà al lavoro (pigrone!). Le mie contrazioni sono piuttosto irregolari, ogni 5-9-8 minuti, e soprattutto mi sembra che durino poco, 30 secondi circa, quindi mi convinco che probabilmente è un falso allarme e me la prendo comoda. La mattinata trascorre tranquillamente, le contrazioni sono forti ma passati quei pochi secondi di dolore io mi sento benissimo, come niente fosse. Pranziamo e poi faccio un bagno per vedere se le contrazioni diminuiscono, e in effetti il dolore diminuisce e le contrazioni si diradano.
Nel pomeriggio ho contrazioni piu' ravvicinate, col senno di poi avrei potuto benissimo andare in ospedale, invece ho sempre in mente le ostetriche che mi dicevano di non andare troppo presto e così aspetto, non sono per niente convinta di stare per partorire, anzi sono così sicura che manchi ancora tantissimo tempo che mando persino il mio compagno a spasso col cane, non sia mai che perda la sua oretta di gioco, povera bestia!
Intorno alle sei del pomeriggio il dolore aumenta, decido di fare un altro bagno e... zac! sul piu' bello si rompe lo scaldabagno! Il futuro papà si mette a bollire pentoloni d'acqua per riempire la vasca, come nei film del vecchio west. Abbiamo così scoperto che per farsi il bagno, nel vecchio west, era bene pensarci per tempo, perchè a riempire una vasca con le pentole ci si mette tantissimo. Così tanto che ora che il bagno è pronto io mi sento davvero male, entro in acqua ma il dolore non passa, anzi all'improvviso si fa insopportabile. Cronometriamo le contrazioni: ogni 3 minuti! Sto malissimo e dico "Andiamo!" Esco dall'acqua, mi asciugo, e mentre mi vesto perdo il tappo e anche un po' di sangue. Il mio compagno chiama un'ambulanza perchè noi non abbiamo la macchina e sto così male che non me la sento di prendere il taxi come avevamo previsto.
Per fare prima decidiamo di scendere in strada ad aspettare l'ambulanza, ma io non ce la faccio ad aspettare, ormai non riesco piu' a sopportare il dolore che mi sembra continuo e non mi lascia piu' tregua, quindi fermiamo un taxi e mentre partiamo alla volta dell'ospedale il mio compagno richiama per disdire l'ambulanza. Io ormai ho così tanto male che inizio a gemere piuttosto sonoramente, e il taxista, pover'uomo, a vedermi sconvolta e urlante e a sentir parlare di ambulanze, si spaventa! Mi chiede timidamente "Signora, si sente bene?" ed io che cerco di darmi un contegno rispondo "Sì sì, solo che sto partorendo" e lui "Lo avevo capito, ma... si sente molto male?" al diavolo il contegno: "Malissimo!" A questo punto il nostro intraprendente taxista, avvistata una pattuglia della polizia municipale, ha chiesto aiuto, e due poliziotti in motocicletta ci hanno scortato a sirene spiegate.
E' stato bellissimo! L'ospedale dove è nato mio figlio è proprio sul lungomare, per arrivarci bisogna passare da zone molto trafficate. Ad ogni incrocio uno dei nostri due poliziotti andava avanti e fermava il traffico, poi arrivavamo noi con in testa l'altra motocicletta con la sirena a tutto volume e dietro noi nel taxi. Abbiamo bloccato il porto di Barcellona, la parte finale delle Ramblas, il viale che porta alla Barceloneta, chissà cosa pensavano gli altri automobilisti che ci hanno visti passare, chissà chi credevano ci fosse dentro quel taxi che aveva precedenza assoluta, ahahah!
Arriviamo al pronto soccorso, mi fanno subito sedere su una sedia a rotelle che un infermiere spinge sino in reparto, entro e vedo un corridoio nel quale fanno su e giù passeggiando donne dalla pancia molto piu' grossa della mia (ho avuto la pancia piccola per tutta la gravidanza). Alcune camminano trascinandosi dietro il palo della flebo, ma tutte mi guardano con un certo stupore, perchè? Lo capisco dopo un secondo, quando da una porta esce un'ostetrica che mi lancia un'occhiata e dice: "Questa ha una faccia che promette" Mi visitano: 8 centimetri di dilatazione! Ok panico, per paura di arrivare troppo presto in ospedale a momenti arrivo troppo tardi, o non ci arrivo affatto! Andiamo subitissimo in sala parto ed io, a passare davanti a tutte quelle che sono lì a passeggiare da chissà quante ore, mi sento quasi in colpa, come se avessi saltato la fila.
Appena arrivati in sala parto due ostetriche mi attaccano il monitoraggio e chiamano immediatamente l'anestesista che mi fa l'epidurale. Io sto impazzendo dal dolore, mi sembra di avere nella pancia una palla da cannone che pesa un quintale, non capisco piu' niente, sento che non uscirò viva da lì e mi premuro di comunicarlo agli astanti, e dato che l'anestetico tarda un quarto d'ora circa a fare effetto, lancio pure delle insinuazioni e accuso tutti i presenti di avermi ingannato facendomi una finta anestesia, esortandoli a confessare (a cose finite diranno infatti che sono una gran fifona. Un eufemismo per non darmi della scassaballe? Chissà)
Quando il dolore inizia a diminuire io sono ormai a dilatazione completa. Il mio compagno teoricamente doveva restare fuori a compilare dei moduli, ma visto che non c'è piu' tempo lo interrompono, me lo vestono di verde e me lo mandano dentro ad appollaiarsi su uno sgabello accanto a me. L'anestesia ha preso alla grande e io mi sento benissimo, l'ambiente è piacevole, il mio uomo ha un buffo colorito pallido e una cuffia di carta verde in testa davvero esilarante, la vita mi sorride e io non ho piu' nessuna fretta di andarmene da lì.
Arrivano due ginecologi e da qui in poi il tutto è andato molto velocemente. Mi dicono che si vede la testa, chiedono all'imminente papà se vuole vederla ma lui ringrazia e dice che è già spaventato abbastanza così. Inizio con le spinte ma dopo solo tre o quattro si vede che il bambino scende ma poi risale. Mi fanno un po' di kristeller con una certa delicatezza e non succede nulla, rispingo ancora un po' di volte ma niente, la testina continua ad andare giù e poi a risalire. A questo punto dal monitor si vede che c'è sofferenza fetale, ostetriche e ginecologi si fermano per un lungo minuto a guardare quello schermo che io non so interpretare e poi decidono di usare il forcipe. I due medici si vestono modello sala operatoria, con mascherina e camice verde, intanto vendogno chiamati in sala parto anche due pediatri, che per protocollo devono essere presenti se il parto diventa strumentale. Quindi con ben sei persone che mi assistono -le due ostetriche, i due gine e i due pediatri- procediamo finalmente a far nascere Víctor: mi fanno l'episiotomia per far passare il forcipe, spingo ancora una volta ed eccolo!
Vedo una testina da pulcino bagnato e poi la schiena e tutto il corpicino del mio bambino tra le mani del ginecologo, che lo solleva, lo mostra ai pediatri che fanno di sì con la testa e poi me lo appoggia sulla pancia, il mio piccino! Lì per lì ci sembra enorme perchè la mia pancia era davvero piccola, e' così incredibile che lui fosse rannicchiato lì dentro... Lo guardiamo io e il papà e ci stupisce la minuzia dei particolari: le ditine, le minuscole unghie, le pieghe delle palpebre, una leggera stropicciatura a un orecchio, i capelli, gli occhi che si aprono e si chiudono e soprattutto quel viso che si muove e che sembra cambiare cento espressioni al minuto... ci stupisce che l'idea nebulosa che avevamo di lui si sia ora di colpo concretizzata in quella persona sconosciuta, totalmente nuova e completa, con le sue espressioni e i suoi mille particolari che noi stiamo vedendo per la prima volta. Piange sommessamente e ci sembra che la sua faccia sia un po' triste, noi invece siamo ammutoliti dalla gioia, e ai medici che ci chiedono "Come si dice 'congratulazioni' in italiano?" io rispondo "non lo so più" e il papà non risponde proprio. Una sola cosa ricordo di aver detto, ed è "Non ci posso credere..."
Grazie Víctor per essere venuto a far traboccare di gioia il cuore di questa tua mamma incredula.
Mi sveglio all'alba di quello che sarà il giorno piu' bello della mia vita perchè ho delle contrazioni. Provo a riprendere sonno ma non ci riesco, così decido di iniziare a segnare su un quadernetto quanto tempo passa tra una e l'altra. Lo faccio piu' per gioco che per convinzione, infatti mancano ancora ben due settimane alla mia dpp e proprio il giorno prima le ostetriche dell'ospedale in cui andrò a partorire si sono tanto raccomandate di non affrettarsi a correre al pronto soccorso al primo sintomo, ma di aspettare tranquillamente in casa finchè le contrazioni sono ogni 5 minuti da due ore.
Alle otto suona la sveglia del mio compagno, gli dico che ho dei dolori e anche se non sono fortissimi lui ne approfitta immediatamente per avvisare in ufficio che non andrà al lavoro (pigrone!). Le mie contrazioni sono piuttosto irregolari, ogni 5-9-8 minuti, e soprattutto mi sembra che durino poco, 30 secondi circa, quindi mi convinco che probabilmente è un falso allarme e me la prendo comoda. La mattinata trascorre tranquillamente, le contrazioni sono forti ma passati quei pochi secondi di dolore io mi sento benissimo, come niente fosse. Pranziamo e poi faccio un bagno per vedere se le contrazioni diminuiscono, e in effetti il dolore diminuisce e le contrazioni si diradano.
Nel pomeriggio ho contrazioni piu' ravvicinate, col senno di poi avrei potuto benissimo andare in ospedale, invece ho sempre in mente le ostetriche che mi dicevano di non andare troppo presto e così aspetto, non sono per niente convinta di stare per partorire, anzi sono così sicura che manchi ancora tantissimo tempo che mando persino il mio compagno a spasso col cane, non sia mai che perda la sua oretta di gioco, povera bestia!
Intorno alle sei del pomeriggio il dolore aumenta, decido di fare un altro bagno e... zac! sul piu' bello si rompe lo scaldabagno! Il futuro papà si mette a bollire pentoloni d'acqua per riempire la vasca, come nei film del vecchio west. Abbiamo così scoperto che per farsi il bagno, nel vecchio west, era bene pensarci per tempo, perchè a riempire una vasca con le pentole ci si mette tantissimo. Così tanto che ora che il bagno è pronto io mi sento davvero male, entro in acqua ma il dolore non passa, anzi all'improvviso si fa insopportabile. Cronometriamo le contrazioni: ogni 3 minuti! Sto malissimo e dico "Andiamo!" Esco dall'acqua, mi asciugo, e mentre mi vesto perdo il tappo e anche un po' di sangue. Il mio compagno chiama un'ambulanza perchè noi non abbiamo la macchina e sto così male che non me la sento di prendere il taxi come avevamo previsto.
Per fare prima decidiamo di scendere in strada ad aspettare l'ambulanza, ma io non ce la faccio ad aspettare, ormai non riesco piu' a sopportare il dolore che mi sembra continuo e non mi lascia piu' tregua, quindi fermiamo un taxi e mentre partiamo alla volta dell'ospedale il mio compagno richiama per disdire l'ambulanza. Io ormai ho così tanto male che inizio a gemere piuttosto sonoramente, e il taxista, pover'uomo, a vedermi sconvolta e urlante e a sentir parlare di ambulanze, si spaventa! Mi chiede timidamente "Signora, si sente bene?" ed io che cerco di darmi un contegno rispondo "Sì sì, solo che sto partorendo" e lui "Lo avevo capito, ma... si sente molto male?" al diavolo il contegno: "Malissimo!" A questo punto il nostro intraprendente taxista, avvistata una pattuglia della polizia municipale, ha chiesto aiuto, e due poliziotti in motocicletta ci hanno scortato a sirene spiegate.
E' stato bellissimo! L'ospedale dove è nato mio figlio è proprio sul lungomare, per arrivarci bisogna passare da zone molto trafficate. Ad ogni incrocio uno dei nostri due poliziotti andava avanti e fermava il traffico, poi arrivavamo noi con in testa l'altra motocicletta con la sirena a tutto volume e dietro noi nel taxi. Abbiamo bloccato il porto di Barcellona, la parte finale delle Ramblas, il viale che porta alla Barceloneta, chissà cosa pensavano gli altri automobilisti che ci hanno visti passare, chissà chi credevano ci fosse dentro quel taxi che aveva precedenza assoluta, ahahah!
Arriviamo al pronto soccorso, mi fanno subito sedere su una sedia a rotelle che un infermiere spinge sino in reparto, entro e vedo un corridoio nel quale fanno su e giù passeggiando donne dalla pancia molto piu' grossa della mia (ho avuto la pancia piccola per tutta la gravidanza). Alcune camminano trascinandosi dietro il palo della flebo, ma tutte mi guardano con un certo stupore, perchè? Lo capisco dopo un secondo, quando da una porta esce un'ostetrica che mi lancia un'occhiata e dice: "Questa ha una faccia che promette" Mi visitano: 8 centimetri di dilatazione! Ok panico, per paura di arrivare troppo presto in ospedale a momenti arrivo troppo tardi, o non ci arrivo affatto! Andiamo subitissimo in sala parto ed io, a passare davanti a tutte quelle che sono lì a passeggiare da chissà quante ore, mi sento quasi in colpa, come se avessi saltato la fila.
Appena arrivati in sala parto due ostetriche mi attaccano il monitoraggio e chiamano immediatamente l'anestesista che mi fa l'epidurale. Io sto impazzendo dal dolore, mi sembra di avere nella pancia una palla da cannone che pesa un quintale, non capisco piu' niente, sento che non uscirò viva da lì e mi premuro di comunicarlo agli astanti, e dato che l'anestetico tarda un quarto d'ora circa a fare effetto, lancio pure delle insinuazioni e accuso tutti i presenti di avermi ingannato facendomi una finta anestesia, esortandoli a confessare (a cose finite diranno infatti che sono una gran fifona. Un eufemismo per non darmi della scassaballe? Chissà)
Quando il dolore inizia a diminuire io sono ormai a dilatazione completa. Il mio compagno teoricamente doveva restare fuori a compilare dei moduli, ma visto che non c'è piu' tempo lo interrompono, me lo vestono di verde e me lo mandano dentro ad appollaiarsi su uno sgabello accanto a me. L'anestesia ha preso alla grande e io mi sento benissimo, l'ambiente è piacevole, il mio uomo ha un buffo colorito pallido e una cuffia di carta verde in testa davvero esilarante, la vita mi sorride e io non ho piu' nessuna fretta di andarmene da lì.
Arrivano due ginecologi e da qui in poi il tutto è andato molto velocemente. Mi dicono che si vede la testa, chiedono all'imminente papà se vuole vederla ma lui ringrazia e dice che è già spaventato abbastanza così. Inizio con le spinte ma dopo solo tre o quattro si vede che il bambino scende ma poi risale. Mi fanno un po' di kristeller con una certa delicatezza e non succede nulla, rispingo ancora un po' di volte ma niente, la testina continua ad andare giù e poi a risalire. A questo punto dal monitor si vede che c'è sofferenza fetale, ostetriche e ginecologi si fermano per un lungo minuto a guardare quello schermo che io non so interpretare e poi decidono di usare il forcipe. I due medici si vestono modello sala operatoria, con mascherina e camice verde, intanto vendogno chiamati in sala parto anche due pediatri, che per protocollo devono essere presenti se il parto diventa strumentale. Quindi con ben sei persone che mi assistono -le due ostetriche, i due gine e i due pediatri- procediamo finalmente a far nascere Víctor: mi fanno l'episiotomia per far passare il forcipe, spingo ancora una volta ed eccolo!
Vedo una testina da pulcino bagnato e poi la schiena e tutto il corpicino del mio bambino tra le mani del ginecologo, che lo solleva, lo mostra ai pediatri che fanno di sì con la testa e poi me lo appoggia sulla pancia, il mio piccino! Lì per lì ci sembra enorme perchè la mia pancia era davvero piccola, e' così incredibile che lui fosse rannicchiato lì dentro... Lo guardiamo io e il papà e ci stupisce la minuzia dei particolari: le ditine, le minuscole unghie, le pieghe delle palpebre, una leggera stropicciatura a un orecchio, i capelli, gli occhi che si aprono e si chiudono e soprattutto quel viso che si muove e che sembra cambiare cento espressioni al minuto... ci stupisce che l'idea nebulosa che avevamo di lui si sia ora di colpo concretizzata in quella persona sconosciuta, totalmente nuova e completa, con le sue espressioni e i suoi mille particolari che noi stiamo vedendo per la prima volta. Piange sommessamente e ci sembra che la sua faccia sia un po' triste, noi invece siamo ammutoliti dalla gioia, e ai medici che ci chiedono "Come si dice 'congratulazioni' in italiano?" io rispondo "non lo so più" e il papà non risponde proprio. Una sola cosa ricordo di aver detto, ed è "Non ci posso credere..."
Grazie Víctor per essere venuto a far traboccare di gioia il cuore di questa tua mamma incredula.