3/8/2010 E' nata Barbara (Bibi)
Inviato: 27 ott 2010, 15:44
E' il 3 agosto e sono già due giorni che sono ricoverata in ospedale. Oligoamnios, ovvero riduzione delle acque. Bisogna fare qualcosa, dice il gine quando viene in visita. Va bene, sono pronta. Anzi no! Ho paura che finirò per fare un cesareo. Pessimista come sono già mi vedo in sala operatoria. Il giorno prima il gine che mi ha visitato ha prospettato l'induzione, ma il mio utero "è ANCORA IN cu*o ALLA LUNA", indi per cui vuole aspettare domani per vedere se cambia qualcosa. Insomma, non ci sono le condizioni per fare l'induzione. E io precipito nello sconforto. Un'altra notte semi-insonne. In reparto fa un caldo dannato, sono nell'unica stanza con l'aria condizionata rotta e dalle finestre spalancate arriva il rumore infernale dei motori che non sopporto più. Vorrei tornare a casa, nel mio letto. Mi manca Beba, che è a casa dei miei genitori (è la prima volta che passiamo tanti giorni separate, anzi prima d'ora non è mai successo che abbiamo passato una notte lontane).
Insomma, nuovo giorno e di nuovo il gine che dice che dobbiamo fare qualcosa. Mi manda a visita in sala parto. Ancora monitoraggio: non so quanti ne ho fatti in questi giorni, mi è venuto il torcicollo nel tentativo di guardare i tracciati e interpretarne i risultati (che ansia!). Il tracciato va ancora bene, non c'è sofferenza fetale, però è piatto (da quando sono in ospedale non ho più una contrazione). L'ostetrica mi visita e trova l'utero raccorciato del 60%, ma anche secondo lei non ci sono le condizioni per procedere all'induzione. E mi rimanda dal gine. Telefono a mio marito, quasi piangendo e lui mi dice: salta!!! Io vado in bagno e SALTO!!! Quando mi visita il gine esclama: "Però ... oggi c'entrano due dita. Ok, procediamo con l'induzione". Vuoi vedere che saltare è servito davvero? Ora però sono terrorizzata che l'induzione non funzioni e che alla fine arriverò comunque al cesareo. Lo dico al gine (gli ho fatto una testa!) e lui, molto tranquillamente (come se parlasse ad una demente): "Signora, la scienza ci porta a seguire questa strada." Sono una secondipara, perciò dovrebbe funzionare. Così torno in sala parto, altro monitoraggio e inserimento del gel e appena inserito partono delle contrazioni. Il tracciato non è più piatto. Evviva, si muove qualcosa. Vengo rimandata in reparto. "Signora, cammini" E io cammino su e giù per la corsia, con doloretti simili alle mestruazioni e crampetti alle chiappe (!) e alle gambe tipo sciatica. Ogni tanto incontro il gine. "Dottore, ora ho le contrazioni, ma non sento più la bambina"! E lui: "Signora, stia tranquilla. Vada a letto.". Ma come, non devo camminare? No, è inutile e stancante, dice lui. Va bè, mi siedo nella saletta d'attesa e lì incontro ancora il gine che (impietosito) mi fa una ecografia. Sento il battito. "Allora? Adesso è tranquilla?" Ok, gli ho rotto già abbastanza le palle. Me ne vado in camera. Alle 7 vengo richiamata in sala parto. Visita e ... non è cambiato molto da stamattina. Noooo. Chiamano il gine, che da l'ok per una seconda induzione. Stavolta mi scollano le membrane e comincio a perdere sangue. Gel e monitoraggio. Oh, perbacco, questo gel mi fa andare le contrazioni alle stelle, ma l'aggeggio del monitoraggio s'è spostato e sul tracciato non si vedono. Signora, torni appena sente qualcosa di diverso. ... e cammini!!! Piegata in due, esco e scendo al bar, dove mi aspetta la mia famiglia (c'è anche la mia bambina). Mi siedo e mi rialzo, perdo le acque ma quasi non me ne rendo conto. Però devo andare a letto, non ce la faccio a stare lì. Beba piange, ma io quasi non la vedo dal dolore, mi faccio riaccompagnare dal marito in reparto. Lui non può stare, l'orario visite è terminato e io rimango sola ... a farmi stringere la mano da una mia "collega" d'induzione, che ha partorito questa mattina, dopo 15 ore di travaglio!. Si spengono le luci e io rimango sola a girarmi e rigirarmi nel letto ... ma non voglio andare in sala parto. Ho paura che mi dicono che ancora non s'è mosso niente. Perciò resisto. Contrazioni ravvicinate, intense e dolorose. Me l'ero scordate, eh eh, anche se al primo parto avevo tempo di respirare tra l'una e l'altra, stavolta no. Mi decido ad alzarmi e alle 21:04 busso in sala parto. Sento il bisogno impellente di ... fare la cacca e avendo già partorito una volta so che potrebbe significare che siamo vicini. L'ostetrica mi visita. "Se mi dice che sono indietro mi ammazzo!" le dico. "Perchè, di quanto eri prima?" E io: "Perchè, di quanto sono adesso?" 4 cm. EVVIVA! Ci siamo! Chiamo il marito (che si è perso il primo parto, perchè "tanto non succede nulla stanotte, vada a dormire a casa"). E intanto una marea di persone accanto a me. "Perchè, se sono di 4 cm, siete tutti intorno a me?", domando. "Ci stiamo preparando!" fa l'ostetrica e intanto dice all'assistente "Questo è un parto super veloce". Arriva mio marito, a cui stritolo le mani ad ogni contrazione. Ad un certo punto grido: "Devo fare la cacca! Io spingo" Parola magica: tutti intorno a me. Non spinga. Una parola! Quando mi danno l'ok a spingere Barbara esce con solo 2 spinte ... e poi la pace! Sono le 21:44. Me la mettono sulla pancia, tutta sporca di vernice caseosa. Assomiglia alla sorella. E' vera, esiste per davvero. Passa il gine a controllare e vede che la piccola è già nata. "Signora, ha visto? La scienza ..." Sì, dottore e grazie mille. E scusi se le ho rotto tanto le scatole con le mie paranoie. Adesso però è ora di espellere la placenta e poi di ricucire, operazione lunga e fastidiosa, avvenuta sotto i miei occhi vigili (4 anni fa mi hanno fatto venire un ematoma). E poi finalmente è finita, posso andare nella stanzetta dove mi portano la piccola affamata e posso incontrare i miei genitori e Beba, che a casa ha fatto un disegnino da portare alla sorella.
A mezzanotte torno in reparto. Fa caldo, le finestre sono spalancate ed entra il rumore infernale dei motori ... è nata Barbara. Stanotte potrebbero cadere anche le bombe, non mi darebbero fastidio.
Insomma, nuovo giorno e di nuovo il gine che dice che dobbiamo fare qualcosa. Mi manda a visita in sala parto. Ancora monitoraggio: non so quanti ne ho fatti in questi giorni, mi è venuto il torcicollo nel tentativo di guardare i tracciati e interpretarne i risultati (che ansia!). Il tracciato va ancora bene, non c'è sofferenza fetale, però è piatto (da quando sono in ospedale non ho più una contrazione). L'ostetrica mi visita e trova l'utero raccorciato del 60%, ma anche secondo lei non ci sono le condizioni per procedere all'induzione. E mi rimanda dal gine. Telefono a mio marito, quasi piangendo e lui mi dice: salta!!! Io vado in bagno e SALTO!!! Quando mi visita il gine esclama: "Però ... oggi c'entrano due dita. Ok, procediamo con l'induzione". Vuoi vedere che saltare è servito davvero? Ora però sono terrorizzata che l'induzione non funzioni e che alla fine arriverò comunque al cesareo. Lo dico al gine (gli ho fatto una testa!) e lui, molto tranquillamente (come se parlasse ad una demente): "Signora, la scienza ci porta a seguire questa strada." Sono una secondipara, perciò dovrebbe funzionare. Così torno in sala parto, altro monitoraggio e inserimento del gel e appena inserito partono delle contrazioni. Il tracciato non è più piatto. Evviva, si muove qualcosa. Vengo rimandata in reparto. "Signora, cammini" E io cammino su e giù per la corsia, con doloretti simili alle mestruazioni e crampetti alle chiappe (!) e alle gambe tipo sciatica. Ogni tanto incontro il gine. "Dottore, ora ho le contrazioni, ma non sento più la bambina"! E lui: "Signora, stia tranquilla. Vada a letto.". Ma come, non devo camminare? No, è inutile e stancante, dice lui. Va bè, mi siedo nella saletta d'attesa e lì incontro ancora il gine che (impietosito) mi fa una ecografia. Sento il battito. "Allora? Adesso è tranquilla?" Ok, gli ho rotto già abbastanza le palle. Me ne vado in camera. Alle 7 vengo richiamata in sala parto. Visita e ... non è cambiato molto da stamattina. Noooo. Chiamano il gine, che da l'ok per una seconda induzione. Stavolta mi scollano le membrane e comincio a perdere sangue. Gel e monitoraggio. Oh, perbacco, questo gel mi fa andare le contrazioni alle stelle, ma l'aggeggio del monitoraggio s'è spostato e sul tracciato non si vedono. Signora, torni appena sente qualcosa di diverso. ... e cammini!!! Piegata in due, esco e scendo al bar, dove mi aspetta la mia famiglia (c'è anche la mia bambina). Mi siedo e mi rialzo, perdo le acque ma quasi non me ne rendo conto. Però devo andare a letto, non ce la faccio a stare lì. Beba piange, ma io quasi non la vedo dal dolore, mi faccio riaccompagnare dal marito in reparto. Lui non può stare, l'orario visite è terminato e io rimango sola ... a farmi stringere la mano da una mia "collega" d'induzione, che ha partorito questa mattina, dopo 15 ore di travaglio!. Si spengono le luci e io rimango sola a girarmi e rigirarmi nel letto ... ma non voglio andare in sala parto. Ho paura che mi dicono che ancora non s'è mosso niente. Perciò resisto. Contrazioni ravvicinate, intense e dolorose. Me l'ero scordate, eh eh, anche se al primo parto avevo tempo di respirare tra l'una e l'altra, stavolta no. Mi decido ad alzarmi e alle 21:04 busso in sala parto. Sento il bisogno impellente di ... fare la cacca e avendo già partorito una volta so che potrebbe significare che siamo vicini. L'ostetrica mi visita. "Se mi dice che sono indietro mi ammazzo!" le dico. "Perchè, di quanto eri prima?" E io: "Perchè, di quanto sono adesso?" 4 cm. EVVIVA! Ci siamo! Chiamo il marito (che si è perso il primo parto, perchè "tanto non succede nulla stanotte, vada a dormire a casa"). E intanto una marea di persone accanto a me. "Perchè, se sono di 4 cm, siete tutti intorno a me?", domando. "Ci stiamo preparando!" fa l'ostetrica e intanto dice all'assistente "Questo è un parto super veloce". Arriva mio marito, a cui stritolo le mani ad ogni contrazione. Ad un certo punto grido: "Devo fare la cacca! Io spingo" Parola magica: tutti intorno a me. Non spinga. Una parola! Quando mi danno l'ok a spingere Barbara esce con solo 2 spinte ... e poi la pace! Sono le 21:44. Me la mettono sulla pancia, tutta sporca di vernice caseosa. Assomiglia alla sorella. E' vera, esiste per davvero. Passa il gine a controllare e vede che la piccola è già nata. "Signora, ha visto? La scienza ..." Sì, dottore e grazie mille. E scusi se le ho rotto tanto le scatole con le mie paranoie. Adesso però è ora di espellere la placenta e poi di ricucire, operazione lunga e fastidiosa, avvenuta sotto i miei occhi vigili (4 anni fa mi hanno fatto venire un ematoma). E poi finalmente è finita, posso andare nella stanzetta dove mi portano la piccola affamata e posso incontrare i miei genitori e Beba, che a casa ha fatto un disegnino da portare alla sorella.
A mezzanotte torno in reparto. Fa caldo, le finestre sono spalancate ed entra il rumore infernale dei motori ... è nata Barbara. Stanotte potrebbero cadere anche le bombe, non mi darebbero fastidio.