La data presunta del parto era l’otto dicembre e tutto era ancora fermo.
Ormai da un mese avevo contrazioni forti per un’ora o due al giorno, poi tutto si fermava.
L’unica cosa che aumentava era l’ansia perché sembrava sempre il momento buono e poi invece era un falso allarme…
L’ostetrica mi aveva detto che questo accade al secondo parto …
I giorni passano e il nervosismo aumenta; avete presente una corda di violino??? Io ero più tesa
Il giorno dieci alle due di notte ricominciano le contrazioni. Sembrano quelle giuste.
Mi alzo e sistemo la casa … lavatrice, asciugatrice, stiro tutto quello che ho appena lavato. Quando si alza mio marito sto facendo colazione tranquillamente in cucina. Quando lo informo delle contrazioni, impallidisce. Vorrebbe rimanere a casa dal lavoro, ma è ancora presto. Potrebbe bloccarsi tutto di nuovo. È meglio aspettare che la situazione evolva. Tanto sta dieci minuti a tornare a casa e l’ospedale dista cinque minuti da casa mia.
Esce a malincuore, ma preferisco così.
Alle sette e trenta sveglio Emma, la mia primogenita, per accompagnarla al nido.
“oggi andrò a tirar fuori la tua sorellina”
“le devo dare il mio ciuccio e la mia maglia?”
Il mio tesoro… le spiego che quelle sono cose sue e la sorellina non glie le toccherà; ma nel dubbio preferisce portarle all’asilo con sé.
Chiedo alle maestre del nido se la bambina può fermarsi anche il pomeriggio visto che partorirò nel pomeriggio.
Le contrazioni sono variabili; un po’ forti altre meno. Non è ancora ora.
In mattinata ho l’appuntamento per il tracciato in ospedale e mi secca andarci. Ma preferisco telefonare per chiedere informazioni… e infatti l’infermiera mi consiglia di fare l’esame, visto che il medico me l’ha prescritto. E io continuo ad insistere “ma dovrò venire in ospedale nel pomeriggio per partorire!”
Ma forse ha ragione e, anche se a malincuore, ci vado e mi faccio accompagnare da mia sorella.
In ospedale mi fanno subito il tracciato e le contrazioni ci sono e sono decise e regolari, ma sopportabili.
Il medico che mi riceve, senza nemmeno visitarmi, mi prescrive il prossimo tracciato tra sette giorni. Mia sorella è allibita e io mi metto a ridere. Gli faccio presente che sono al secondo parto e lui un po’ seccato mi risponde:” signora, se si rompono le membrane torni pure in ospedale”
E così me ne torno a casa un pò scoraggiata. Pensavo di essere vicina al parto…
La situazione non evolve e ci rimango un po’ male; ero proprio convinta che era arrivato il momento.
Mi preparo il pranzo e poi vado a riposare.
Alle tre di pomeriggio mi alzo per fare merenda. Mia sorella mi telefona per sapere se ho bisogno di aiuto ma io sono tranquilla e ormai ho perso le speranze di partorire oggi.
Forse facendo una doccia le cose si sbloccano. Mentre mi spoglio sento una contrazione molto forte. Ohi ohi.
Ma l’acqua calda non mi dà nessun giovamento. Altra contrazione fortissima e mi sembra di cadere. Forse è meglio che chiami mio marito. Sono le 15.25 e lui finisce di lavorare alle quattro. Mi chiede se non posso aspettare fino all’ora di chiusura, ma viene subito a casa. Mia sorella passa a prendere le cose di Emma: da tempo la sua valigetta è pronta accanto alla mia. Finalmente alle 16.30 partiamo per l’ospedale. Le contrazioni sono molto forti e ogni tre minuti. Sono incominciate da un’ora e vanno alla grande. Sta procedendo tutto molto velocemente. Anche il primo parto è stato svelto ma qui stiamo battendo ogni record.
Ed è proprio dopo aver fatto questa considerazione che mi rendo conto che la strada è bloccata per dei lavori in corso.
Mio marito è disperato: io sto urlando che sta nascendo e siamo bloccati in fila
Finalmente arriviamo in ospedale.
Non perdiamo tempo in accettazione e mi presento direttamente in reparto.
La ginecologa mi riceve subito; sono dilatata sei centimetri e, visti i precedenti, mi fa andare subito in sala parto. Metto la camicia da notte e le pantofole e mi siedo in poltrona. Ho una contrazione fortissima e mi metto in ginocchio. Mio marito è vicino a me e mi aggrappo alle tasche dei suoi pantaloni. Io urlo di dolore e lui urla che gli sto togliendo le braghe.
L’ostetrica si avvicina e mi aiuta a sollevarmi dicendomi “togliti le mutande! togliti le mutande! E mi marito “togliti gli occhiali, togliti gli occhiali”
Mi siedo sul letto e mi visita: sono completamente dilatata ma la bambina è ancora alta. Io mi sento strana e ho tanta tanta paura.
Sta arrivando un’altra contrazione e chiedo all’ostetrica cosa devo fare… “fai quello che ti senti”
Allora io spingo. Che sollievo, non sento più dolore. Mi si rompono le acque e sono molto scure. La cosa non mi piace per niente. Continuo a spingere e la bimba scivola fuori arrivando fino ai piedi del letto. Sono le 17.24.
Ha due giri di cordone attorno al collo ed è completamente blu.
Dolcemente l’ostetrica le toglie il cordone e la pulisce. Io sono terrorizzata, la bambina non piange, non emette nessun vagito.
Incomincio a piangere e quasi urlo: “perché non piange, perché non piange?”
Elisa, questo sarà il suo nome, mi guarda e sembra dire “che vuoi da me, non ci sei già tu che fai abbastanza cagnara per tutte e due?”.
Infatti sta bene … semplicemente non ha voglia di piangere.
Me la stringo tra le braccia, com’è tenera. Sospira e si attacca al seno. Finalmente ci incontriamo. Come per magia sembra che il tempo sia sospeso … la magia della nascita di Elisa.






