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FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 13 ott 2008, 15:40
da Mercuria
Mi scuso già da ora se il racconto è troppo lungo, chi lo legge si assicuri di avere moooooolto tempo!
Premetto che Federico è il mio 2° figlio e che il parto di Rebecca è avvenuto per me in un modo tragico, troppo lungo, vissuto in modo troppo passivo e senza la presenza del papà (era via per lavoro...). Poi io ero stata male, un'emorragia fortissima, così sia io sia Gabriele eravamo un po' terrorizzati per la nascita di Federico. Invece...

Il mattino del 10 agosto mi svegliai dopo aver dormito, stranamente, tutta la notte. Mi alzai e sentii la pancia indurirsi un po’, ma non ci feci molto caso. Non avevo dolori, solo questa strana sensazione nella parte bassa della pancia. Mi preparai, preparai la colazione per tutti, ma non smisi di tenere sotto controllo questi fastidi e mi resi conto che erano regolari, ogni 15 minuti. Non dissi nulla fino a quando Gabriele non fu pronto per uscire.
“Devi proprio andare oggi?”
“Perché? Cosa succede? Stai male?” chiese già in panico.
“No, sto bene, è che sento la pancia che diventa dura. Non mi fa male, può essere tutto e può non essere nulla però… sarei più tranquilla se fossi a casa, tanto domani nascerebbe comunque, sarebbe solo un giorno in più.”
“Ti conosco troppo bene” rispose “per credere che tu mi voglia a casa solo per un dubbio. Cosa c’è che ti fa pensare che ci potremmo essere?”
“Ma no, non lo so, io non ho mai avuto niente in questa gravidanza, potrebbe davvero non essere niente…”
“Ma…”
“Ma sono regolari, ogni 15 minuti. Ecco, te l’ho detto.”
“Bene, allora chiamo la signora che cura Rebecca e andiamo in ospedale”
“No! Non voglio andare adesso! Aspettiamo, voglio essere sicura…”
La mia frase fu interrotta da un altro di quei fastidi, ma questa volta c’era anche il dolore, ed era anche abbastanza forte. Ormai non c’erano più dubbi, erano contrazioni e il nostro bambino era finalmente pronto per nascere.
Appena Gabriele vide la mia mano appoggiarsi in quel modo inconfondibile sul pancione cominciò ad entrare in panico, cominciò a vagare per casa cercando borse, borsoni, esami ben sapendo che in realtà era già tutto pronto in macchina da settimane. Passati i 35 secondi di dolore lo chiamai accanto a me dicendo “Adesso ti calmi, vieni qui. Manca ancora tanto ed io voglio resistere a casa il più possibile. Fai tre bei respiri profondi e calmati. Questa volta la viviamo insieme, andrà tutto bene, stai tranquillo”.
Lo guardai fisso negli occhi e lui fece lo stesso. Sorrisi davanti a quello sguardo spaventato, a quel viso teso e pallido che ostentava una tranquillità che in realtà non c’era.
Le contrazioni continuarono ogni 7 minuti. Furono subito vicine e intense, ma riuscii a controllarle molto bene, senza bisogno di mettere in atto la respirazione imparata al corso pre-parto e riuscendo anche a parlare durante il dolore. Gabriele era sempre lì accanto a me, che passeggiava velocemente e nervosamente attorno alla poltrona dov’ero seduta. Poi, dopo poco più di mezz’ora, la distanza tra una contrazione e l’altra si portò a 5 minuti e l’intensità dei dolori aumentò. All’arrivo della prima di queste contrazioni istintivamente chiamai Gabriele vicino e lui mi diede la mano. Gliela strinsi forte e controllai il dolore respirando. Non era ancora necessaria una concentrazione totale, ma facevo un po’ più fatica rispetto a prima. Il dolore prendeva già tutta la pancia e quando finiva avevo bisogno di due respiri profondi per riprendermi. Poi tra una e l’altra stavo benissimo.
Gabriele cominciò a capire che il momento si avvicinava ed io, anche se continuavo a tranquillizzarlo dicendo che mancava ancora tanto tempo, sentivo che in realtà non ci sarebbe voluto poi moltissimo.
Lentamente ma inesorabilmente l’intensità di questi dolori aumentò sempre di più e la loro durata si portò a 45 secondi. Ormai quando si avvicinavano chiudevo gli occhi, mi concentravo sulla respirazione e mi sforzavo di mantenerla regolare nonostante dentro sentissi strizzarmi e il diaframma fosse sempre più schiacciato. Stringevo la mano di Gabriele, quasi affondando le mie unghie nella sua pelle e poi, una volta passato il dolore, ci guardavamo sorridendo.
Erano le 8.30 di mattina, dopo un’ora e mezza di dolori, di cui un’ora di contrazioni ogni 5 minuti in crescendo di intensità, cominciai ad accusare il colpo. Dopo una contrazione appoggiai la testa allo schienale della poltrona, attesi la successiva senza guardare in faccia Gabriele e al termine di questa cominciai ad avere caldo.
In quel momento si svegliò Rebecca ed io dissi a Gabriele di chiamare la nostra vicina di casa. Si era offerta di prendersi cura della bambina quando noi ci fossimo recati in ospedale, in attesa dell’arrivo della mamma di Gabriele. Precisai che volevo aspettare ancora ad andare in ospedale e che non volevo ancora avvisare nessuno, volevo la nostra vicina affinché tenesse Rebecca in un’altra stanza, non volevo mi vedesse stare male.
Gabriele eseguì senza fiatare ed in un batter d’occhio era di nuovo accanto a me, mentre Rebecca nella sua cameretta con la signora. Sopraggiunse un’altra contrazione, forte, e fui costretta a cambiare posizione, girandomi leggermente sul fianco, verso Gabriele. Ormai faticavo e riprendere il ritmo di respiro normale tra una contrazione e l’altra. Un’altra. Piegai la testa in avanti, appoggiandola al braccio di Gabriele. Al termine tornai su, rimettendomi contro la sponda della poltrona.
Andammo avanti così fino alle 9.30 circa, quando non riuscii più a stare seduta. Chiesi a Gabriele di aiutarmi ad alzarmi. Facevo fatica a stare in piedi, ero abbastanza stanca. Appoggiai le braccia al bancone del mobile della sala, affondando la testa nelle braccia e roteando il bacino all’arrivo della contrazione, mentre Gabriele mi massaggiava la schiena. Tra una contrazione e l’altra stavo ferma, ad occhi chiusi, mentre lui mi sistemava una mano sotto la pancia cercando di aiutarmi a sostenerla.
È stato molto bello vivere il travaglio così, da soli, Gabriele ed io. È stata un’emozione solo nostra, intima, di cui mi ricorderò per il resto della mia vita e che mi ha fatto pienamente compensare l’esperienza passiva e devastante vissuta con Rebecca.
Ora i dolori erano sempre più forti, avevo ancora tempo per recuperare tra uno e l’altro, ma riprendere il respiro era impossibile. Nelle pause non riuscivo più nemmeno a parlare e Gabriele cominciò a chiedermi quando pensavo di andare in ospedale.
“Appena l’intervallo arriva a 3 minuti” dissi “ci muoviamo.”
Non fu necessario aspettare molto. Gabriele avvisò la signora che stavamo andando e mi portò Rebecca per salutarla. Scendemmo in macchina e il tragitto, seppur durato solo 10 minuti implorando di arrivare in ospedale viva, senza schiantarmi contro qualsiasi cosa si presentasse davanti, fu drammatico. Alla prima curva l’intervallo tra le contrazioni scese a due minuti. Arrivammo in ospedale, entrai al triage e Gabriele andò a parcheggiare. Quando rientrò io ero ancora a litigare con l’infermiera dell’accettazione, che pretendeva io dovessi aspettare in sala d’attesa, mentre cercavo di farle capire che no, non era un falso allarme e non mancavano delle ore come lei voleva credere o farmi credere. Gabriele le fece notare come l’intervallo fosse breve, di due minuti, ma in quel momento un’altra fitta, terribile, fortissima, a soli 15 secondi dalla fine della contrazione precedente. Mi appoggiai a Gabriele ma le gambe non riuscirono a sostenermi, così crollai per terra in ginocchio. Non vidi lo sguardo che Gabriele lanciò all’infermiera, ma penso di poterlo immaginare perchè chiamò immediatamente ostetricia ed in un nanosecondo mi sentii sollevare da terra e sistemare su una barella. Riconobbi da un lato le mani di Gabriele, ma non capii chi ci fosse dall’altra parte. Aprii gli occhi e vidi un ragazzo vestito da infermiere.
“Ciao! Io sono Marco, sono un ostetrico e mi occuperò di te.”
Annuii con la testa, ero presa dal dolore della contrazione e sdraiata sulla barella lo sopportavo malissimo. Sentivo che Marco si stava facendo spiegare da Gabriele l’evolversi del travaglio, ma io speravo solo di poter scendere presto da quella barella.
Mi spinsero in una sala travaglio-parto, Gabriele andò a sistemare documenti e vestiti ed io rimasi con l’ostetrico.
“Non ti porto nemmeno a fare il monitoraggio” disse “mi sembra evidente che tu sia in travaglio e che i dolori siano forti e vicini. Ora se non ti dispiace ti visito e vediamo a che punto sei”
Annuii. Pensare di parlare era per me impossibile. Mi chiese dove volessi sistemarmi ed io scelsi lo sgabello. Mi aiutò a sistemarmi e cambiarmi, mi visitò e mi comunicò che la dilatazione era a 6 cm, ma si muoveva rapidamente. Non ci sarebbe voluto ancora molto.
In quel momento rientrò Gabriele, Marco gli disse di sedersi dietro di me ed io mi appoggiai a lui. Ormai non c’era più nessuna pausa, solo un dolore continuo. Al picco di ogni contrazione mi piegavo in avanti e lui mi massaggiava la schiena e quando diminuiva mi riappoggiavo a lui e cercando i recuperare il più possibile.
Dopo un quarto d’ora ero a 7 cm e dopo altri 15 minuti sentii bisogno di spingere. Lo comunicai a Marco, che nel frattempo mi stava massaggiando il perineo spalmandomi dell’olio per evitare lacerazioni. Controllò ma la dilatazione era di 8 cm, troppo poco per spingere senza provocare traumi. Mi chiese di provare a resistere ma già alla contrazione successiva dissi che non riuscivo a trattenermi. Marco mi comunicò che per accelerare le cose mi avrebbe rotto le acque. Non mi ricordavo quella sensazione durante il parto di Rebecca, non ricordo nemmeno se la rottura è stata spontanea o provocata…
Quando sopraggiunse la contrazione successiva mi disse di iniziare a spingere un po’ mentre lui cercava di aiutarmi ad aumentare la dilatazione manualmente. Così feci.
“Ecco ci siamo” disse Marco “alla prossima puoi spingere come vuoi”.
La pausa tra le contrazioni si allungò leggermente, ma anche il dolore che arrivava a durare un minuto pieno. Durante ogni contrazione riuscivo a dare tre spinte forti, attaccandomi alla base dello sgabello. Prendevo il respiro, spingevo contando fino a 20, espiravo, inspiravo e via così per 3 volte. Poi cadevo in trans appoggiata al corpo di Gabriele in attesa del dolore successivo.
In tre contrazioni la testa scese e Marco ci comunicò che il bambino aveva i capelli scuri. Contrazione successiva, tre spinte ed uscì la testa. Marco voleva che la vedessi, ma non volli aprire gli occhi, non ce la facevo proprio.
“Dai, poche spinte ed è fuori” disse Marco.
Sentii arrivare il dolore, presi due respiri profondi ed iniziai a spingere con tutta la forza che avevo. Passati i 20 secondi non riuscii a smettere. Sentii una sorta di ruggito uscire dalla mia bocca, non ero io a volerlo produrle, usciva da solo e mentre ascoltavo quel suono sentivo il bambino scendere sempre di più.
“Maria puoi respirare, respira…” consigliò l’ostetrico, ma io sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo sforzo, che mio figlio stava per nascere e continuai a spingere senza riprendere fiato.
Poi, improvvisamente finì tutto. Come in uno scatto di molla sentii il mio corpo cadere, sbattere di peso contro Gabriele (a pensarci adesso devo avergli anche fatto male!).
Rimasi qualche secondo senza sentire nulla, tutto ovattato, solo il mio cuore battere velocemente. Poi riuscii a riprendere a respirare. Senza che lo volessi coscientemente il mio braccio si trovò sollevato ad accarezzare la testa di Gabriele, e solo allora mi resi conto che aveva la testa abbandonata sulla mia spalla e piangendo diceva “Sei stata bravissima, amore mio, sei stata bravissima”.
Aprii gli occhi, lo guardai sorridendo.
“Non piangere…” dissi.
Mi girai verso l’ostetrico ed allungai le braccia e lui mi pose tra di esse un bambino. Non potevo credere che fosse mio figlio. Era bellissimo. Nudo avvolto in un lenzuolino che trasbordava ciccia da ogni parte. Mentre mi riprendevo Marco lo ha pesato, in modo da non dovermelo più togliere dopo: 4.150 Kg. Lo presi, lo appoggiai sul mio seno ed iniziai a scrutarlo in ogni minimo particolare. Ridendo, piangendo, accarezzando il mio bambino tra le coccole di Gabriele non mi accorsi nemmeno che Marco stava effettuando il secondamento. Anche qui nessun problema.
Coprì me ed il bambino con un telo e compilò i certificati, mentre noi due genitori, increduli ed estasiati, continuavamo a guardare quel bambino così perfetto, che era nato nel modo perfetto e che era il coronamento della nostra famiglia, del nostro amore.
Marco si avvicinò lentamente e sottovoce chiese:
“Come si chiama questa meraviglia?”
In coro, guardandoci negli occhi e sorridendo, Gabriele ed io pronunciammo “Federico”.


Ho scritto questo racconto il giorno stesso che siamo tornati dall'ospedale, volevo sistemarlo prima di inserirlo qui, togliendo il virgolettato, ma non ci sono riuscita...
Perdonatemi...

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 13 ott 2008, 15:56
da gamma80
bellissimo racconto :cuore :cuore :cuore

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 13 ott 2008, 16:30
da Roblin
Che bello, mi è venuto da piangere pensando a quando nascerà il mio bimbo tra due mesi...
e complimenti, scrivi molto bene :sorrisoo
Roberta

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 13 ott 2008, 17:16
da RobyB
Complimentissimi... :sorrisoo

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 13 ott 2008, 17:45
da mammola04
bellissimo racconto :cuore :cuore

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 21 ott 2008, 1:25
da diana3
:cuore :cuore :cuore

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 21 ott 2008, 12:59
da taty77
:emozionee :emozionee :emozionee
congratulazioni!

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 21 ott 2008, 13:55
da marti213
Che bellissimo racconto! complimenti! sembrava di essere lì con voi :-D
complimenti anche per il bel torello!! :cuore

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 21 ott 2008, 23:21
da Alikucciola
semplicemente splendido....
complimenti... :cuore

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 22 ott 2008, 14:41
da Spicykia
intenso e bellissimo..auguri di cuore!

Re: FEDERICO, il mio gioiello

Inviato: 22 ott 2008, 14:46
da annamaria.f
Ciao Mercuria,

mi unisco anch'io al coro dei complimenti...un racconto veramente emozionante, più di una volta mi é tremato il mento davanti al PC in ufficio...

Solitamente non intervengo mai su questa sezione, ma per il tuo racconto ne é valsa la pena...io aspetto il mio secondo bimbo (in realtà probabilmente bimba), anche il mio primo parto non é stato così sereno...15 ore di travaglio indotto di cui l'ultima con flebo di ossitocina.

Una esperienza straziante e, per me, subita in maniera pressoché passiva...ora però spero che, forte degli errori della prima volta possa avere un secondo parto migliore....dove soprattutto la mia bimba si decida a nascere da sola e in modo naturale...

ancora auguri! :yeee