l'arrivo di Claudia
Inviato: 22 gen 2008, 12:17
Dopo quasi 3 mesi, condivido la nascita della mia bimba con tutte voi colleghe; ki può comprendermi meglio?
(...)durante la notte tra il 29 e il 30 ottobre - alle 04.20 - mi sono ritrovata in un mare di “acqua calda”. Con calma assoluta ho svegliato Fabio e gli ho comunicato la rottura delle acque, aggiungendo di voler aspettare dolori più consistenti prima di andare in clinica. Presto ho però realizzato che non si poteva più attendere: le acque non erano trasparenti; ho cominciato a saltare di gioia, a sbattere i pugni al cielo dicendo “ e vvai! ci siamo!! sta arrivando!”. Dopo i “lavaggi” vari di denti e ascelle (Fabio si è anche messo il gel nei capelli), siamo scesi con borse, valigie e referti medici e siamo partiti.
Mi sentivo eccitata ma, stranamente, tranquilla. Fabio, almeno in apparenza, era nel mio stesso stato. Alle 4.30 del mattino, in una città deserta ed umida, abbiamo avuto anche la freddezza di fermarci al semaforo rosso.
Mi hanno comunicato che il momento era ormai giunto, di chiamare il marito per farmi dare tutto l’occorrente per affrontare il travaglio: pigiama, pantofole, pannoloni, l’indispensabile cellulare (e un libro di cui ho letto si e no 3 pagine).
Con la mia camicia da parto bianco ed un fiume in piena tra le gambe, è iniziato il travaglio; in una sala semi-buia con altre tre partorienti, una giovane e dolce ostetrica (Silvia), sotto monitoraggio, ascoltavo il battito della mia bambina. A parte le contrazioni (alla schiena e non alla pancia) che aumentavano, stavo davvero bene. Emotivamente, intendo. Nessuna paura, solo la felicità per l’avvicinarsi di un momento atteso con intensità da 9 mesi. Alle 7.15 mi hanno fatto l’epidurale e lì si che ho avuto una fifa blu. Mi sono appoggiata alla spalla di una ostetrica: puzzava di sudore ma ho respirato profondamente per stordirmi, distrarmi, per non pensare che il momento del parto era davvero imminente.
Mi hanno rimesso nel mio “bel lettino” e, senza dolore alcuno, ho atteso tra una visita e l’altra che l’ossitocina facesse effetto e la dilatazione aumentasse. Ripensandoci, l’esperienza è stata un po’ surreale: al cellulare a parlare con Fabio, mamma e Federica come se aspettassi il mio turno dal parrucchiere. Dopo l’ennesimo controllo e l’arrivo del prof, alle 12 circa, mi hanno portato in sala parto. AIUTO! emozione, paura, eccitazione “chiamate mio marito! vuole assistere!” ed eccolo che arriva. Fabio, con un camice verde ed un sorriso d’emozione e tensione sul viso. Mi è vicino “dai piccola, brava!”; è un bel conforto. Le gambe in cielo, le caviglie legate alle staffe, uno stuolo di medici sconosciuti a guardare lo spettacolo. Con la mitica ostetrica capo seduta davanti a me, comincio a dare qualche spinta; e tra una spinta e l’altra si parla del più e del meno. Comincio a sentire dolore. Il prof chiama l’anestesista per una “dose” di epidurale extra; mi giro verso Fabio e dico “ecco, ci siamo, adesso mi tagliano”. E lui, girandosi verso l’infermiera “potrei avere un bicchiere d’acqua?” Nel giro di 2 minuti sono tutti intorno a lui! rischia di svenire, lo mettono sdraiato a terra a gambe all’aria (per solidarietà con me!). Quando me ne rendo conto comincio a ridere; si proprio lì sulla sedia da parto con l’ostetrica di faccia che sfotte il temerario marito. Fabio si riprende, arriva il prof, e, dopo 3 belle spinte, nasce la mia bambina. Strilla maledettamente, me la avvicinano ancora legata per farmela accarezzare ma io ho un gesto di allontanamento. Mi fa impressione, il cordone ombelicale è enorme, mi fa senso! Tina mi spinge a toccarla e, timorosamente, la sfioro e comincio a piangere. Di gioia. Che emozione. Rivedo ancora quegli occhi enormi, sbarrati, impauriti che mi fissano. è nata. è mia figlia. La amo.
(...)durante la notte tra il 29 e il 30 ottobre - alle 04.20 - mi sono ritrovata in un mare di “acqua calda”. Con calma assoluta ho svegliato Fabio e gli ho comunicato la rottura delle acque, aggiungendo di voler aspettare dolori più consistenti prima di andare in clinica. Presto ho però realizzato che non si poteva più attendere: le acque non erano trasparenti; ho cominciato a saltare di gioia, a sbattere i pugni al cielo dicendo “ e vvai! ci siamo!! sta arrivando!”. Dopo i “lavaggi” vari di denti e ascelle (Fabio si è anche messo il gel nei capelli), siamo scesi con borse, valigie e referti medici e siamo partiti.
Mi sentivo eccitata ma, stranamente, tranquilla. Fabio, almeno in apparenza, era nel mio stesso stato. Alle 4.30 del mattino, in una città deserta ed umida, abbiamo avuto anche la freddezza di fermarci al semaforo rosso.
Mi hanno comunicato che il momento era ormai giunto, di chiamare il marito per farmi dare tutto l’occorrente per affrontare il travaglio: pigiama, pantofole, pannoloni, l’indispensabile cellulare (e un libro di cui ho letto si e no 3 pagine).
Con la mia camicia da parto bianco ed un fiume in piena tra le gambe, è iniziato il travaglio; in una sala semi-buia con altre tre partorienti, una giovane e dolce ostetrica (Silvia), sotto monitoraggio, ascoltavo il battito della mia bambina. A parte le contrazioni (alla schiena e non alla pancia) che aumentavano, stavo davvero bene. Emotivamente, intendo. Nessuna paura, solo la felicità per l’avvicinarsi di un momento atteso con intensità da 9 mesi. Alle 7.15 mi hanno fatto l’epidurale e lì si che ho avuto una fifa blu. Mi sono appoggiata alla spalla di una ostetrica: puzzava di sudore ma ho respirato profondamente per stordirmi, distrarmi, per non pensare che il momento del parto era davvero imminente.
Mi hanno rimesso nel mio “bel lettino” e, senza dolore alcuno, ho atteso tra una visita e l’altra che l’ossitocina facesse effetto e la dilatazione aumentasse. Ripensandoci, l’esperienza è stata un po’ surreale: al cellulare a parlare con Fabio, mamma e Federica come se aspettassi il mio turno dal parrucchiere. Dopo l’ennesimo controllo e l’arrivo del prof, alle 12 circa, mi hanno portato in sala parto. AIUTO! emozione, paura, eccitazione “chiamate mio marito! vuole assistere!” ed eccolo che arriva. Fabio, con un camice verde ed un sorriso d’emozione e tensione sul viso. Mi è vicino “dai piccola, brava!”; è un bel conforto. Le gambe in cielo, le caviglie legate alle staffe, uno stuolo di medici sconosciuti a guardare lo spettacolo. Con la mitica ostetrica capo seduta davanti a me, comincio a dare qualche spinta; e tra una spinta e l’altra si parla del più e del meno. Comincio a sentire dolore. Il prof chiama l’anestesista per una “dose” di epidurale extra; mi giro verso Fabio e dico “ecco, ci siamo, adesso mi tagliano”. E lui, girandosi verso l’infermiera “potrei avere un bicchiere d’acqua?” Nel giro di 2 minuti sono tutti intorno a lui! rischia di svenire, lo mettono sdraiato a terra a gambe all’aria (per solidarietà con me!). Quando me ne rendo conto comincio a ridere; si proprio lì sulla sedia da parto con l’ostetrica di faccia che sfotte il temerario marito. Fabio si riprende, arriva il prof, e, dopo 3 belle spinte, nasce la mia bambina. Strilla maledettamente, me la avvicinano ancora legata per farmela accarezzare ma io ho un gesto di allontanamento. Mi fa impressione, il cordone ombelicale è enorme, mi fa senso! Tina mi spinge a toccarla e, timorosamente, la sfioro e comincio a piangere. Di gioia. Che emozione. Rivedo ancora quegli occhi enormi, sbarrati, impauriti che mi fissano. è nata. è mia figlia. La amo.