Il mio piccolo principe Antonio è nato alle ore 9.55 del 05/10/2006, kg. 2,850
Eccomi qui a raccontare la mia esperienza. Si dice che i dolori del parto si dimenticano, allora io alla Troisi ho pensato: "Mò me lo segno..."

Dai primi di settembre avverto contrazioni regolari, ma so che non sono "buone" perché durano poco e non crescono di intensità...così piano piano si avvicina la DPP, si supera la DPP e di Antonio nemmeno l'ombra. Ad ogni visita utero chiuso e bimbo in alto...Si prospettano tempi duri anche perchè l'ultima eco a inizio settembre indica una testina più grande della media e un peso a termine di kg. 3-3,2. Considerando che sto sforando comincio a temere per l'incolumità della mia patata e sono ipernervosa. Per fortuna ci sono le mitiche settembrine 2006 a farmi compagnia.

Vabbè, arriviamo al dunque. Il 04/10 ennesimo tracciato per controllare che tutto fosse regolare. Ho delle contrazioni fortissime, ma mi rimandano a casa perchè non hanno durata valida e alla visita la situazione del collo dell’utero non è mutata. Chiedo alla mia gine di evitare il cesareo per quanto possibile, ma non ne è molto convinta.
Durante il giorno le contrazioni sono sempre più forti, e comincio ad aver paura di non riconoscere quelle buone. Che dire: alle 24 si sono fatte riconoscere! Cerco di respirare, di visualizzare la luce, di fare ginnastica e tutte quelle cose insegnate al corso preparto, ma a dire il vero fa effetto solo la posizione "lottatore di sumo". In tutto questo mio marito è lontano da casa di 60km, ma i miei genitori dormono nella camera accanto. Riesco a controllare il dolore fino alle 2.30, poi sveglio i miei, faccio una doccia e andiamo in ospedale. Ore 3.00, fuori c’è il diluvio.

La gine mi visita e poi fa: "Rivestiti", io: "No, non è possibile, non potete rimandarmi a casa anche adesso" e lei: "Ma dove vai? Sei dilatata di 5cm, rivestiti che andiamo in sala travaglio". 5cm? forte, in 3 ore sono arrivata a metà strada pensavo...invece...
In sala travaglio la gine mi rivisita, la testina è ancora alta, rompe le acque, forse aiuterà il piccolo a scendere. Poi amata epidurale e invece della luce entra in me l'analgesia, che goduria...


Finalmente fanno entrare mio marito che aspetta fuori da ore. Il mio amore mi aiuta a spingere, mi tiene le spalle, controlla le contrazioni sul monitor, “Dai 170, fanne un’altra, respira, non ridere, ma ci saranno 30 gradi qua dentro!”. In due ore, insieme, facciamo scendere la testina del nostro piccolo. Alle 9.30 la testa è scesa e decidono di portarmi in sala parto. Il socio non vuole entrare e a me va bene così. Intorno ho tutte facce conosciute, la gine, l'anestesista, l'ostetrica del corso preparto, l'infermiera che mi ha seguito durante la gravidanza, tutti lì...Intanto il mio piccolo non ne vuol sapere di uscire, la testa è bassa ma non nella posizione giusta, mi devono aiutare. Dimenticavo: l'anestesista è un omone, mi aiuta lui!!!


Ha tantissimi capelli neri, una bocca carnosa, il naso all’insù, gli occhi sono enormi e aperti. E appena fuori dalla sala parto il suo sguardo incontra quello del suo papà e sappiamo che daremmo qualsiasi cosa perché lui sia felice.

Adesso siamo qui con questo piccolo ometto che ha deciso da solo di sconvolgerci la vita e che ci sta insegnando ad essere una mamma e un papà. Ti amiamo tanto pesciolino…

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