Un taglio cesareo mi ha portato via per sempre la possibilità di vivere tutto questo e, fino ad oggi, ho sempre pensato di avere avuto un parto che non avrebbe trasmesso alcuna emozione a chi ne avesse letto il racconto.
Non mi ero mai neanche soffermata a leggere i vostri racconti, forse per la paura di provare invidia. Poi, non so perché due giorni fà ho aperto il post di Rosanera e ho concluso la lettura con le lacrime agli occhi: il suo parto con taglio cesareo mi aveva commosso e ho cominciato a pensare che forse valeva la pena raccontarvi anche il mio. Così eccomi qua!
Alla fine di una gravidanza SPLENDIDA, alla 41+4 settimana l’ennesimo tracciato continuava ad essere praticamente piatto e quindi decidono che il lunedì successivo mi avrebbero ricoverata per l’induzione. Prima di mandarmi a casa mi fanno una eco per il controllo delle acque; all’ecografista dico di non dirmi il sesso, semmai lo avesse visto: siamo arrivati fino a qui senza sapere se il nostro futuro sarà con Marco o con Ania, sarebbe un peccato far sfumare la sorpresa a così poche ore dalla nascita.
La domenica passa tranquilla, nella vana speranza dell’inizio spontaneo del travaglio. Ma niente! La notte riesco anche a dormire piuttosto bene. Lunedì mattina vado in ospedale (che strano sapere di andare a partorire senza il minimo dolore!!).
Mi fanno il tracciato, mi assegnano un letto e le mie gambe cominciano a tremare, non riesco a stare ferma, su e giù per il corridoio finché non mi dicono di andare giù nel blocco parto.
Mi mettono il gel in vagina, e comincia l’attesa. Dopo una mezz’ora mi sembra di cominciare ad avvertire qualcosa, un fastidio tipo dolorino mestruale ed anche il tracciato comincia a segnare un po’ di movimento! Bene, mio topolino, dai ci siamo… dovremo soffrire un po’ nelle prossime ore ma tra poco ci abbracceremo e finalmente ti vedrò!!!
Passa un’altra mezz’ora e comincio a sentire più distintamente le contrazioni ma non sono dolorose… a un tratto, il suo battito rallenta… l’ostetrica mi dice di respirare profondamente… e tutto torna a posto, regolare.
Divido la stanza del travaglio con un’altra partoriente che è molto avanti col suo travaglio. La sento lamentarsi e penso che anche io tra qualche ora soffrirò come lei ma ne sono felice! Fanno entrare il mio compagno, chiacchieriamo un po’ e lui mi tiene la mano. Poi però devono visitare l’altra e lo fanno uscire. “Ci vediamo dopo, tesoro!”.
Alla contrazione successiva accade di nuovo… i battiti arrivano anche a 70!!! Mi mettono l’ossigeno e mi dicono di respirare sempre molto profondamente… il battito torna di nuovo normale e le ostetriche mi rassicurano: “Non si preoccupi signora, può succedere!!”. Io mi sento tranquilla e continuo a mettere in pratica tutte le tecniche di respirazione finora imparate.
Ma poi succede di nuovo, e dopo un po’ ancora un’altra volta. Io non mi rendo conto, le ostetriche non mostrano preoccupazione, mi tranquillizzano. Ma dopo un po’ passa il ginecologo di turno, guarda il tracciato e dice che bisogna far nascere presto questo bambino. “In che senso?” dico io. “Signora, se non vuole nascere per le vie normali bisogna farlo uscire da un’altra parte”. Si gira verso le ostetriche e dice: “Preparatela”!! Io le guardo e chiedo se ho capito bene: “mi faranno il cesareo?” “Si”.
Di colpo tutto si abbuia. “Come il cesareo? Perché?”… “Non sono in grado di partorire il mio cucciolo?”… “Ma… aspettiamo… forse le cose si aggiustano…”.
Mi ritrovo in un batter d’occhio con una flebo nel braccio; mi trasportano velocemente in sala operatoria mentre mi raccomando di avvertire il mio compagno che aspettava dietro la porta a vetri; mi preparano per l’anestesia spinale; poi, cuffietta in testa, stesa sul lettino come se dovessi fare un parto naturale, un telo verde che mi impedisce di vedere qualsiasi cosa, rasatura, e da lì a poco… il mio utero è tagliato!!!
Sento tutto: tirare, allargare, girare, muovere… tutto senza dolore… Che cosa terribile: mi stanno letteralmente strappando mio figlio dal grembo, tirandolo con forza!!!!!
Dopo pochi minuti sento il suo pianto. E davanti a me quell’anonimo telo verde che mi tappa la visuale. “Lo sente signora?” mi chiede l’anestesista. “Si, si, ma… è maschio?” “Ma… aspetti… non ho visto”, ”…”, “…”, “ E’ femmina, signora, femmina”!!!
“Mia figlia!”. Le lacrime cominciano a rigarmi il viso mentre passano quegli interminabili minuti prima di farmela vedere, prima di portarmela di qua dal telo verde.
Poi eccola! Non posso abbracciarti Amore mio, ho la flebo in un braccio e l’altro non so perché me lo hanno legato. Però ti mettono vicina al mio viso e posso baciarti, posso darti tanti baci tesoro, ci sei finalmente, sei qua.
Pochi secondi e ti strappano nuovamente da me... e non riuscirò a vederti per le successive interminabili 24 ore!! Devo stare ferma a letto, mi fanno fare un sacco di flebo ed ho una ferita fresca sulla pancia; all’ospedale dove sei nata non esiste il “rooming in” ed i bambini non escono dalla nursery. Sono le mamme che vanno là ad allattare ed io sono inchiodata al letto, non posso venire da te, non posso venire ad allattarti!! Piccola cucciola mia, chissà come ti sentirai sperduta. Ma stasera verrà babbo a trovarti e ti porterà tutti miei baci!
Il giorno successivo, seppur devastata dal dolore della ferita, riesco a scendere dal letto e sedermi su un sedia a rotelle. Mi faccio portare al nido e finalmente posso tenere la mia bimba tra le braccia senza impedimenti… Amore mio, quanto siamo state lontane: adesso non ti lascerò mai più!
I giorni seguenti non sono stati facili, i dolori post cesareo sono forti e ci vuole un po’ per rimettersi, ma con Ania tra le braccia è davvero tutta un’altra vita!!!!
