Stima di me stessa? Sotto le scarpe!
Inviato: 7 feb 2013, 10:17
Prima di scrivere, avevo le idee mezze chiare, adesso mi sono confusa di nuovo...
Dunque da dove comincio? Iniziamo da qua.
I problemi sono iniziati da due anni a queste parti, quando ho iniziato a vivere insieme a mio marito che prima lavorava sulle navi e invece adesso lavora a terra. Diciamo che quando lavorava lontana era tutto molto più facile da una parte, perché ero io l'unica a gestire la casa (anche se secondo lui, e forse è vero, era più mia mamma che la gestiva gestendo me, ma questo è un altro discorso da noi affrontato e che sembra essere stato risolto). Adesso sento come se lui gestisse la mia vita: le decisioni in merito alla casa, quasi su come mi devo vestire, su quale lavoro devo fare... e ha anche una bassa stima nei miei confronti: dice che non ho carattere. E infatti sarà proprio vero perché su tutte le cose devo fare una lotta per farle accettare (se le accetta) ma il più delle volte sono costretta ad accettare quello che dice lui perché altrimenti si va a finire a litigare e lui tira fuori questa storia dei miei - passata - prende e se ne va.
Vorrei fare dei corsi di lingua o comunque delle cose per inserirmi nel mondo del lavoro (per ora faccio traduzioni a casa, ma la mole di lavoro non è tale da permettermi l'autonomia, perché se così fosse penso che lo lascerei anche se lui dice che se così fosse si prenderebbe i nostri figli perché non permetterebbe che vengano gestiti da mia madre; secondo lui se noi ci lasciamo ritornano a gestirmi i miei). Dicevo che volevo fare qualcosa per me, per inserirmi nel lavoro, ma prima c'è la sua assicurazione da pagare per un lavoro extra dal lavoro che svolge, poi il biglietto dell'aereo dei suoi... insomma, io non riesco mai a parlargli dei miei progetti; sono alquanto demotivata dal parlarne a lui perché categorizza tutti i miei desideri "capricci". Faccio un esempio: ora siamo in affitto. La casa non ha balconi, ha un solo bagno e d'inverno si fa muffa dappertutto. Io è un anno che voglio cambiare e ogni tanto glielo dico. L'ultima volta abbiamo litigato e lui ha detto: "Ma perché deve sempre farti felice?" e io gli ho risposto: "Guarda che anche io cerco di farti felice" e poi ha tirato fuori la cosa di mia mamma, si è incazzato, ha preso ed è uscito.
E' così pieno di sé, parla sempre del suo lavoro, dei suoi progetti, di quanto è bravo, dei complimenti che gli fanno, ecc.
Di conseguenza anche la stima che avevo di me è scesa notevolmente. Non sorrido più se non quando mi guardano i miei due bimbi, oppure rido per finta per sentirmi dire che sono solo una donna capricciosa ecc. Quando gli ho detto che volevo lavorare fuori di casa, ma che trovavo delle difficoltà perché dovevo gestire due bambini lui ha detto: "E' vero, non puoi lavorare" e io invece mi sarei aspettato un "non ti preoccupare, i figli sono di tutti e due, qualcosa faremo". Secondo lui io devo fare le traduzioni perché sto a casa e così posso gestire meglio la casa; avete presente pulizie, stiraggio e da mangiare?
Ho una paura fottuta di diventare come mio mamma, come sua mamma: invecchiare prendendosi cura degli altri, senza che nessuno si prenda cura di me.
Scusate se mi sono dilungata, scusate se forse il discorso è risultato un po' confuso, ma ho talmente tanti pensieri nella testa che non so neanche io come ordinarli.
Dunque da dove comincio? Iniziamo da qua.
I problemi sono iniziati da due anni a queste parti, quando ho iniziato a vivere insieme a mio marito che prima lavorava sulle navi e invece adesso lavora a terra. Diciamo che quando lavorava lontana era tutto molto più facile da una parte, perché ero io l'unica a gestire la casa (anche se secondo lui, e forse è vero, era più mia mamma che la gestiva gestendo me, ma questo è un altro discorso da noi affrontato e che sembra essere stato risolto). Adesso sento come se lui gestisse la mia vita: le decisioni in merito alla casa, quasi su come mi devo vestire, su quale lavoro devo fare... e ha anche una bassa stima nei miei confronti: dice che non ho carattere. E infatti sarà proprio vero perché su tutte le cose devo fare una lotta per farle accettare (se le accetta) ma il più delle volte sono costretta ad accettare quello che dice lui perché altrimenti si va a finire a litigare e lui tira fuori questa storia dei miei - passata - prende e se ne va.
Vorrei fare dei corsi di lingua o comunque delle cose per inserirmi nel mondo del lavoro (per ora faccio traduzioni a casa, ma la mole di lavoro non è tale da permettermi l'autonomia, perché se così fosse penso che lo lascerei anche se lui dice che se così fosse si prenderebbe i nostri figli perché non permetterebbe che vengano gestiti da mia madre; secondo lui se noi ci lasciamo ritornano a gestirmi i miei). Dicevo che volevo fare qualcosa per me, per inserirmi nel lavoro, ma prima c'è la sua assicurazione da pagare per un lavoro extra dal lavoro che svolge, poi il biglietto dell'aereo dei suoi... insomma, io non riesco mai a parlargli dei miei progetti; sono alquanto demotivata dal parlarne a lui perché categorizza tutti i miei desideri "capricci". Faccio un esempio: ora siamo in affitto. La casa non ha balconi, ha un solo bagno e d'inverno si fa muffa dappertutto. Io è un anno che voglio cambiare e ogni tanto glielo dico. L'ultima volta abbiamo litigato e lui ha detto: "Ma perché deve sempre farti felice?" e io gli ho risposto: "Guarda che anche io cerco di farti felice" e poi ha tirato fuori la cosa di mia mamma, si è incazzato, ha preso ed è uscito.
E' così pieno di sé, parla sempre del suo lavoro, dei suoi progetti, di quanto è bravo, dei complimenti che gli fanno, ecc.
Di conseguenza anche la stima che avevo di me è scesa notevolmente. Non sorrido più se non quando mi guardano i miei due bimbi, oppure rido per finta per sentirmi dire che sono solo una donna capricciosa ecc. Quando gli ho detto che volevo lavorare fuori di casa, ma che trovavo delle difficoltà perché dovevo gestire due bambini lui ha detto: "E' vero, non puoi lavorare" e io invece mi sarei aspettato un "non ti preoccupare, i figli sono di tutti e due, qualcosa faremo". Secondo lui io devo fare le traduzioni perché sto a casa e così posso gestire meglio la casa; avete presente pulizie, stiraggio e da mangiare?
Ho una paura fottuta di diventare come mio mamma, come sua mamma: invecchiare prendendosi cura degli altri, senza che nessuno si prenda cura di me.
Scusate se mi sono dilungata, scusate se forse il discorso è risultato un po' confuso, ma ho talmente tanti pensieri nella testa che non so neanche io come ordinarli.