Vi spiego il titolo, ché non so se si capisce.
Premesso che per definizione i diritti dovrebbero essere tali e quindi non ci dovrebbe essere bisogno di difenderli, ma... dal post di Ish sulla sua situazione lavorativa mi frulla in testa questa discussione (Ari
Io ero una che partiva lancia in resta a difendere qualunque presunta violazione dei diritti di chiunque. Per una cosa come quella che mi è capitata dutante la mia maternità e come quella di Ish non ci avrei messo niente a fare un casino sindacale che se lo ricordavano nei secoli dei secoli, a costo di rimetterci il lavoro.
Adesso che sono mamma, prima penso a tutelare le cose "materiali" che garantiscono i miei figli (la necessità primaria) quindi a non perdere il lavoro. E per quello mi sono fatta calpestare abbastanza tranquillamente, senza nemmeno sentirmi troppo in colpa per essermi sottomessa ad un "sistema" sbagliato, ma sentendola come l'unica decisione possibile.
La maternità ha cambiato le mie priorità o ha cambiato i miei principi? Perché sono diventata una che asseconda questo "sistema" che rinocosco come orribile e non più una che ci vuole mettere il coraggio di cambiarlo?
Mi chiedo se i miei figli mi ringrazieranno per aver preservato per loro qualcosa di "pratico e concreto" o mi criticheranno per non aver combattuto per quello che era giusto...







