Incrocini per Francesco e pediatra umano e presente (lungo)
Inviato: 15 nov 2008, 17:12
In questi giorni è il delirio.
Francesco sta male, e fin qui niente di nuovo, ha l’ultima influenza in fatto di tendenza, e anche fin qui nulla di nuovo, non dorme da 4 notti, e… si, nemmeno in questo caso nulla di nuovo….
Una novità però c’è: da circa un mese abbiamo cambiato pediatra. Abbiamo un pediatra egiziano ( a detta dell’impiegata dell’asl) abbastanza ignorato a Bergamo per la sua nazionalità.
Quando l’ho scelto lei “per correttezza” mi ha detto che il suddetto era nord-africano, le ho spiegato che scegliendolo da lui mi aspettavo soprattutto professionalità e competenza, il resto non conta.
Ero già spaventata per questa novità (noi a Bergamo non abbiamo la residenza, quindi il medico deve essere confermato a Settembre di ogni anno, cosa che io non ho fatto per dimenticanza, da qui l’assegnazione di un nuovo medico), il precedente pediatra conosceva Francesco e anche se a volte dava l’antibiotico con troppa facilità, con lui mi trovavo abbastanza bene.
Rapporti umani zero, ma che importa, in fin dei conti non ci dovevamo andare a cena, per me contava che lui si prendesse cura del mio cucciolo al meglio; quindi capirete cosa ho provato quando mi hanno detto che dovevo affidare Francesco ad un nuovo medico.
Il nuovo medico ha visto Francesco 5 volte in un mese, per una bronchite non risolta dal precedente pediatra e per questo maledettissimo virus che lo affligge da 4 lunghissimi…eterni giorni.
Alla prima visita di martedì mi dice di che è un infezione a livello di gola, mi consiglia di limitarmi a due aerosol al giorno, preferisce non prescrivere antibiotici perché, secondo lui, Francesco non “si difende” abbastanza poiché troppo abituato agli antibiotici…vero eh, il quadro è perfetto, e gli è bastato visitarlo poche volte per capirlo.
Nei giorni seguenti Francesco peggiora sempre più, io lo chiamo ogni volta e lui ogni volta mi da appuntamento da lì a 2 ore (quello precedente spesso e volentieri faceva diagnosi telefonica).
Coccola il mio cucciolo, lo mette a suo agio al punto che Francesco, ogni volta che lui comincia a visitarlo, gli ricorda DOTTOLE, GUADDA GOLA DI CHECCO .
Mercoledì, o Giovedì (scusate, non ricordo, ho una confusione tale nella testa per la tensione) la febbre arriva a 41, sono le 20 ma non esito, lo cerco sul cellulare (l’altro chiedeva di non essere disturbato fuori dall’orario ambulatoriale se non per consulti a pagamento), lui mi tranquillizza e mi dice come agire.
Mezz’ora dopo mi chiama e mi dice:
- C. come stai? (è passato al tu con molta naturalezza) Non è tuo figlio a preoccuparmi, bensì tu. Devi calmarti, devi trasmettere tranquillità a tuo figlio, non mostrarti agitata, mai. Ti aspetto domani mattina, così visitiamo il piccolo e poi vediamo come procedere.
Non vi nego che dopo questa telefonata mi sento meglio. Mario purtroppo è ancora in azienda, deve fare il corso ai turnisti di notte e non sarà a casa prima di mezzanotte. E’ un periodo infame per lui, sa che Francesco sta male, ma non può lasciare il lavoro perché è il responsabile di questo progetto ed un’eventuale ritardo di consegna (con penale prevista) si ripercuoterebbe su di lui….
L’indomani vado dal medico, senza tanti giri di parole mi dice che a dispetto del suo aspetto fisico, Francesco è un bimbo dal sistema immunitario troppo labile, anche per un bimbo che va al nido.
Piuttosto che prescrivergli antibiotici e cortisonici a go-go, vuole vedere se ci sono delle infezioni in atto, mi dice che vuole un emocromo completo e di farlo l’indomani (oggi) con urgenza all’ospedale di Bergamo.
Sono spaventata, lui ancora una volta mi tranquillizza, mi spiega che in questi casi è meglio sapere cosa provoca tutti questi malanni, proprio per poter applicare una cura appropriata.
Mi spiega che normalmente si opta per un ricovero, ma lui sa bene quanto un ricovero possa turbare un bimbo così piccolo.
Torno a casa spaventata. Mi sento sola da morire. Chiamo Mario, stanotte è di turno perché devono fare il passaggio dei dati dal vecchio sistema a quello nuovo ed è necessaria la sua presenza, il suo ritorno a casa è previsto per le 6 di domani mattina, gli spiego tutto e gli chiedo di tornare in tempo perché alle 7 dobbiamo andare in ospedale per fare il prelievo.
Lui è dispiaciuto e spaventato, strano, ma riesco anche a tranquillizzarlo.
La serata passa in modo tranquillo, ma uno strano rossore compare sulle guance di Francesco, gli misuro la febbre, che sale sale….41 di nuovo…e sangue dalla bocca.
Ho paura, cosa faccio? Mi sento sempre più sola. Francesco piange ed io lo consolo, lo spoglio e lo bagno, lui si divincola, non ne vuole sapere dell’asciugamano bagnato passato su tutto il suo corpicino…
Chiamo il dottore, ancora una volta ricorro a lui e ancora una volta benedico il momento in cui mi sono dimenticata di confermare il vecchio medico.
Lui sta vaccinando, ma non esita a rispondere, gli spiego la situazione e mi consiglia di corre all’ospedale. Lui chiamerà il dottore di turno per anticipargli il nostro arrivo.
Francesco è stato visitato e la diagnosi fatta dal nostro pediatra, mi viene confermata anche dal medico di turno; il sangue, dice, è dovuto alla rottura di un capillare posto all’altezza delle tonsille.
La febbre comincia a calare, noi torniamo a casa e Mario (che nel frattempo ci aveva raggiunti in ospedale) , torna in azienda. La notte si prospetta lunga…e, come da previsione, Francesco dorme poco e male perché respira a fatica.
Stamattina si sveglia, mi chiede il latte, io gli do solo un biscottino, lui non fa una piega ma mi guarda con curiosità. Si starà chiedendo come mai il suo biberon non è ancora pronto. Lo lavo, lo vesto ed andiamo all’ospedale. Mario non è ancora tornato, quindi ci andiamo da soli..ancora una volta mi ritrovo ad odiare con tutta me stessa questo progetto. Questo maledetto progetto che lo ha tenuto lontano nei momenti più difficili…
Arrivati lì, lo fanno stendere sul tavolo e mi chiedono di tenergli le gambe ed il braccio libero. Lo tengo e mentre gli infilano l’ago nel braccino lui comincia a piangere silenziosamente…lo bacio e lo coccolo. L’ago gira nel suo braccio alla ricerca della piccola vena…io sto male ma continuo a dargli coraggio e lui, il mio dolce ometto, continua a piangere con la dignità di un adulto.
Alla fine lo tiro su e lo abbraccio forte forte e lui….mi dice GAZIE MAMMA…lui mi ringrazia ed io ringrazio lui per avermi dato tanta forza in questo momento con il suo coraggio.
Torniamo a casa e lui si addormenta in macchina. Lo vedo dallo specchietto retrovisore mentre respira affannosamente. Il faccino dolce del mio ometto trasformato da una smorfia di dolore…
Oggi è sabato ma spero che questo week end passi velocemente perché lunedì alle 8 potrò finalmente ritirare una parte degli esiti.
Il pediatra non sarà in ambulatorio perché parte per un congresso, ma mi ha chiesto di faxargli gli esiti, inoltre che sua moglie (pediatra anch’essa) conosce la situazione e sarà a nostra disposizione per ogni eventualità.
Non sono tranquilla, ma quanto è successo mi ha fatto capire una cosa importante:
esistono ancora pediatri coscienziosi, umani e competenti, sta a noi non accontentarci della mediocrità.
Se non vi è di peso, in questi giorni regalate un pensiero ed un incrocino al mio piccolo.
Grazie.
Francesco sta male, e fin qui niente di nuovo, ha l’ultima influenza in fatto di tendenza, e anche fin qui nulla di nuovo, non dorme da 4 notti, e… si, nemmeno in questo caso nulla di nuovo….
Una novità però c’è: da circa un mese abbiamo cambiato pediatra. Abbiamo un pediatra egiziano ( a detta dell’impiegata dell’asl) abbastanza ignorato a Bergamo per la sua nazionalità.
Quando l’ho scelto lei “per correttezza” mi ha detto che il suddetto era nord-africano, le ho spiegato che scegliendolo da lui mi aspettavo soprattutto professionalità e competenza, il resto non conta.
Ero già spaventata per questa novità (noi a Bergamo non abbiamo la residenza, quindi il medico deve essere confermato a Settembre di ogni anno, cosa che io non ho fatto per dimenticanza, da qui l’assegnazione di un nuovo medico), il precedente pediatra conosceva Francesco e anche se a volte dava l’antibiotico con troppa facilità, con lui mi trovavo abbastanza bene.
Rapporti umani zero, ma che importa, in fin dei conti non ci dovevamo andare a cena, per me contava che lui si prendesse cura del mio cucciolo al meglio; quindi capirete cosa ho provato quando mi hanno detto che dovevo affidare Francesco ad un nuovo medico.
Il nuovo medico ha visto Francesco 5 volte in un mese, per una bronchite non risolta dal precedente pediatra e per questo maledettissimo virus che lo affligge da 4 lunghissimi…eterni giorni.
Alla prima visita di martedì mi dice di che è un infezione a livello di gola, mi consiglia di limitarmi a due aerosol al giorno, preferisce non prescrivere antibiotici perché, secondo lui, Francesco non “si difende” abbastanza poiché troppo abituato agli antibiotici…vero eh, il quadro è perfetto, e gli è bastato visitarlo poche volte per capirlo.
Nei giorni seguenti Francesco peggiora sempre più, io lo chiamo ogni volta e lui ogni volta mi da appuntamento da lì a 2 ore (quello precedente spesso e volentieri faceva diagnosi telefonica).
Coccola il mio cucciolo, lo mette a suo agio al punto che Francesco, ogni volta che lui comincia a visitarlo, gli ricorda DOTTOLE, GUADDA GOLA DI CHECCO .
Mercoledì, o Giovedì (scusate, non ricordo, ho una confusione tale nella testa per la tensione) la febbre arriva a 41, sono le 20 ma non esito, lo cerco sul cellulare (l’altro chiedeva di non essere disturbato fuori dall’orario ambulatoriale se non per consulti a pagamento), lui mi tranquillizza e mi dice come agire.
Mezz’ora dopo mi chiama e mi dice:
- C. come stai? (è passato al tu con molta naturalezza) Non è tuo figlio a preoccuparmi, bensì tu. Devi calmarti, devi trasmettere tranquillità a tuo figlio, non mostrarti agitata, mai. Ti aspetto domani mattina, così visitiamo il piccolo e poi vediamo come procedere.
Non vi nego che dopo questa telefonata mi sento meglio. Mario purtroppo è ancora in azienda, deve fare il corso ai turnisti di notte e non sarà a casa prima di mezzanotte. E’ un periodo infame per lui, sa che Francesco sta male, ma non può lasciare il lavoro perché è il responsabile di questo progetto ed un’eventuale ritardo di consegna (con penale prevista) si ripercuoterebbe su di lui….
L’indomani vado dal medico, senza tanti giri di parole mi dice che a dispetto del suo aspetto fisico, Francesco è un bimbo dal sistema immunitario troppo labile, anche per un bimbo che va al nido.
Piuttosto che prescrivergli antibiotici e cortisonici a go-go, vuole vedere se ci sono delle infezioni in atto, mi dice che vuole un emocromo completo e di farlo l’indomani (oggi) con urgenza all’ospedale di Bergamo.
Sono spaventata, lui ancora una volta mi tranquillizza, mi spiega che in questi casi è meglio sapere cosa provoca tutti questi malanni, proprio per poter applicare una cura appropriata.
Mi spiega che normalmente si opta per un ricovero, ma lui sa bene quanto un ricovero possa turbare un bimbo così piccolo.
Torno a casa spaventata. Mi sento sola da morire. Chiamo Mario, stanotte è di turno perché devono fare il passaggio dei dati dal vecchio sistema a quello nuovo ed è necessaria la sua presenza, il suo ritorno a casa è previsto per le 6 di domani mattina, gli spiego tutto e gli chiedo di tornare in tempo perché alle 7 dobbiamo andare in ospedale per fare il prelievo.
Lui è dispiaciuto e spaventato, strano, ma riesco anche a tranquillizzarlo.
La serata passa in modo tranquillo, ma uno strano rossore compare sulle guance di Francesco, gli misuro la febbre, che sale sale….41 di nuovo…e sangue dalla bocca.
Ho paura, cosa faccio? Mi sento sempre più sola. Francesco piange ed io lo consolo, lo spoglio e lo bagno, lui si divincola, non ne vuole sapere dell’asciugamano bagnato passato su tutto il suo corpicino…
Chiamo il dottore, ancora una volta ricorro a lui e ancora una volta benedico il momento in cui mi sono dimenticata di confermare il vecchio medico.
Lui sta vaccinando, ma non esita a rispondere, gli spiego la situazione e mi consiglia di corre all’ospedale. Lui chiamerà il dottore di turno per anticipargli il nostro arrivo.
Francesco è stato visitato e la diagnosi fatta dal nostro pediatra, mi viene confermata anche dal medico di turno; il sangue, dice, è dovuto alla rottura di un capillare posto all’altezza delle tonsille.
La febbre comincia a calare, noi torniamo a casa e Mario (che nel frattempo ci aveva raggiunti in ospedale) , torna in azienda. La notte si prospetta lunga…e, come da previsione, Francesco dorme poco e male perché respira a fatica.
Stamattina si sveglia, mi chiede il latte, io gli do solo un biscottino, lui non fa una piega ma mi guarda con curiosità. Si starà chiedendo come mai il suo biberon non è ancora pronto. Lo lavo, lo vesto ed andiamo all’ospedale. Mario non è ancora tornato, quindi ci andiamo da soli..ancora una volta mi ritrovo ad odiare con tutta me stessa questo progetto. Questo maledetto progetto che lo ha tenuto lontano nei momenti più difficili…
Arrivati lì, lo fanno stendere sul tavolo e mi chiedono di tenergli le gambe ed il braccio libero. Lo tengo e mentre gli infilano l’ago nel braccino lui comincia a piangere silenziosamente…lo bacio e lo coccolo. L’ago gira nel suo braccio alla ricerca della piccola vena…io sto male ma continuo a dargli coraggio e lui, il mio dolce ometto, continua a piangere con la dignità di un adulto.
Alla fine lo tiro su e lo abbraccio forte forte e lui….mi dice GAZIE MAMMA…lui mi ringrazia ed io ringrazio lui per avermi dato tanta forza in questo momento con il suo coraggio.
Torniamo a casa e lui si addormenta in macchina. Lo vedo dallo specchietto retrovisore mentre respira affannosamente. Il faccino dolce del mio ometto trasformato da una smorfia di dolore…
Oggi è sabato ma spero che questo week end passi velocemente perché lunedì alle 8 potrò finalmente ritirare una parte degli esiti.
Il pediatra non sarà in ambulatorio perché parte per un congresso, ma mi ha chiesto di faxargli gli esiti, inoltre che sua moglie (pediatra anch’essa) conosce la situazione e sarà a nostra disposizione per ogni eventualità.
Non sono tranquilla, ma quanto è successo mi ha fatto capire una cosa importante:
esistono ancora pediatri coscienziosi, umani e competenti, sta a noi non accontentarci della mediocrità.
Se non vi è di peso, in questi giorni regalate un pensiero ed un incrocino al mio piccolo.
Grazie.