Quando i "papà" sono una delusione (lungo sfogo scusate)
Inviato: 21 ago 2008, 21:47
Spero di essere nella sezione giusta, in caso contrario vi chiedo scusa.
Avevo programmato la mia gravidanza in accordo con mio marito.
Diciamo che il rapporto non era idilliaco, ma neanche lo schifo che è diventato.
La bambina non è arrivata subito, c'è voluto qualche mese.
Io ho alle spalle una storia di disturbi alimentari e crisi d'ansia, anni di terapia.
Il mio psicanalista mi aveva detto di farmi seguire anche in una eventuale gravidanza ma, presa da delirio di onnipotenza, ho pensato che sarei riuscita a gestire tutto da sola.
Invece le crisi d'ansia sono cresciute insieme al pancione.
I primi tre mesi sbiancavo letteralmente appena sentivo una perdita (che poi si rivelava essere la solita perditina innocua) perchè ero terrorizzata che potessero essere i sintomi di un aborto spontaneo.
Poi ho cominciato ad avere dei mal di pancia con "indurimento" pazzeschi alla settima settimana e la ginec mi ha prescritto la vasosuprina per proteggere la gravidanza.
Io non volevo prendere farmaci ed ho vissuto con terrore ogni singola pasticca.
In tutto ciò ho cominciato ad essere nervosa, intrattabile, persino scaramantica ("questa canzone parla di morte toglila!") e a piangere rimanendo per giorni a letto.
Era abbastanza evidente che la mia condizione psicologica non fosse normale.
Si parla molto della depressione post parto ma poco di quella pre parto e degli attacchi di panico che spesso l'accompagnano.
Ovviamente non prendevo nessun ansiolitico vista la gestazione.
I miei genitori vivono in un'altra città, e onestamente non mi sono stati vicini in questa circostanza. Mio marito (che è il motivo di questo post) invece di rassicurarmi ha cominciato a diventare insofferente, sarcastico e ad alzare la voce.
Mi rendo perfettamente conto di essere stata una persona orribile, ma stavo male, piangevo, avevo crisi d'ansia... Non mi divertivo a stare così. Anzi, mi sentivo in colpa perchè temevo che tutto quello star male avrebbe fatto del male anche a quella creaturina.
All'ottava settimana di gestazione, ormai nel trip della paranoia, vado a fare la prima ecografia perchè mi autoconvinco che la creaturina non ci sia più (suggestionata da quello che era accaduto ad una conoscente).
Mio marito ha un impegno di lavoro e sceglie di non rimandarlo.
"Ok. Se il bimbo è morto ti mando un sms" gli dico.
Non credo di essermi mai sentita così sola come nel giorno della mia prima ecografia.
Vedo quel topolino con 4 zampette e vedo il tracciato del battito: c'è. E' vivo.
Monto in macchina e mentre piango di gioia mi monta dentro una grande delusione: Mio marito ha scelto di non esserci. Ha messo il lavoro davanti alla prima eco del nostro bambino.
Da lì in poi è stato un crescendo, da parte mia sempre più ansia e da parte sua sempre più insofferenza ed indifferenza.
Dopo il terrore dell'aborto spontaneo ho avuto l'incubo dell'amniocentesi (i tre giorni d'immobilità sono il mio ricordo più brutto. Non facevo che piangere.) e poi del risultato.
Come solo una cretina ipocondriaca in piena depressione come me poteva fare, in quei giorni non ho fatto che navigare in internet a peggiorare la mia condizione: Ho letto tutto sulle trisomie, sulle IVG convincendomi che sarebbe toccato anche a me.
Quando per telefono mi comunicano che il risultato dell'amnio non ha evidenziato nessuna anomalia, aripiango di gioia.
Il sollievo dura poco... Mi viene l'incubo del distacco placentare, di un possibile errore del risultato dell'amnio, ecc ecc
Sarebbe stato chiaro a chiunque, col senno di poi è sempre facile, che avevo bisogno di aiuto. Io invece sprofondo nella paranoia e mio marito mi urla sempre di più contro.
Dopo mille peripezie ed alcuni ricoveri per monitoraggi fetali non buoni nasce la mia bambina, bella e sanissima. L'ansia c'è sempre, ma non è invalidante come quella avuta in gravidanza.
Dall'altra parte c'è un marito che non assiste al parto (non impazziva all'idea essendo molto impressionabile e vista la situazione ho scelto di avere accanto a me mia madre), che rimane gelido alla vista della bimba (che tra l'altro gli somiglia da morire), che non la prende mai in braccio e che si spazientisce e le alza la voce al primo piantarello.
Io vado a dormire con lei in un'altra stanza così da non svegliarlo la notte (lui si alzava presto la mattina, io non dovevo andare al lavoro) e l'unica notte in cui va a dormire alle due (causa colichetta micidiale) è un sabato, e la domenica mattina si comporta come fossero due mesi che non dormiva.
Davanti agli altri (forse il senso di colpa) interpreta il papà perfetto: la prende in braccio, ci gioca. In casa, solo noi tre, è come se non ci fosse.
Questo post è lungo e noioso, lo so, ma credetemi ho tralasciato tante altre indelicatezze e menefreghismi da parte sua.
Ora il rapporto è quello che è.
Comincia adesso (la bambina ha sei mesi) ad affezionarsi, a volerla prendere, a giocarci e darle qualche bacetto.
Certo. Adesso la bimba di notte dorme, fa grandi sorrisoni quando lo vede, gli tira la barba, ride a squarciagola quando le fa il solletico.
Adesso è facile volerle bene.
Io non so cosa provo per lui e onestamente non me lo chiedo più di tanto.
So solo che la profonda ed inaspettata delusione per la sua assenza e la totale mancanza di appoggio, mi ha come rotto qualcosa dentro.
Penso " se non c'è stato proprio nel momento in cui avevo più bisogno, in quello in cui sua figlia cresceva dentro e poi fuori di me... Cosa farà un domani? Come affronterò la vecchiaia e le malattie con una persona così?"
Non c'è odio, non c'è rabbia. C'è delusione e disistima... Che sono anche peggio.
Per non parlare di quanto mi sento sola.
Guardo quella creatura meravigliosa che è la mia, la nostra, bambina e mi domando come possa comportarsi così invece di essere al settimo cielo.
Quando mi capita di sentire o di vedere quei papà che si commuovono quando prendono in braccio per la prima volta i loro figli mi viene da piangere.
Non lo credevo capace di tanto egoismo, di tanta indifferenza.
Forse è proprio per questo che ci sto così male: Non me lo aspettavo.
Scusate il lungo sfogo.
Qualcuna ha avuto esperienze simili?
Avevo programmato la mia gravidanza in accordo con mio marito.
Diciamo che il rapporto non era idilliaco, ma neanche lo schifo che è diventato.
La bambina non è arrivata subito, c'è voluto qualche mese.
Io ho alle spalle una storia di disturbi alimentari e crisi d'ansia, anni di terapia.
Il mio psicanalista mi aveva detto di farmi seguire anche in una eventuale gravidanza ma, presa da delirio di onnipotenza, ho pensato che sarei riuscita a gestire tutto da sola.
Invece le crisi d'ansia sono cresciute insieme al pancione.
I primi tre mesi sbiancavo letteralmente appena sentivo una perdita (che poi si rivelava essere la solita perditina innocua) perchè ero terrorizzata che potessero essere i sintomi di un aborto spontaneo.
Poi ho cominciato ad avere dei mal di pancia con "indurimento" pazzeschi alla settima settimana e la ginec mi ha prescritto la vasosuprina per proteggere la gravidanza.
Io non volevo prendere farmaci ed ho vissuto con terrore ogni singola pasticca.
In tutto ciò ho cominciato ad essere nervosa, intrattabile, persino scaramantica ("questa canzone parla di morte toglila!") e a piangere rimanendo per giorni a letto.
Era abbastanza evidente che la mia condizione psicologica non fosse normale.
Si parla molto della depressione post parto ma poco di quella pre parto e degli attacchi di panico che spesso l'accompagnano.
Ovviamente non prendevo nessun ansiolitico vista la gestazione.
I miei genitori vivono in un'altra città, e onestamente non mi sono stati vicini in questa circostanza. Mio marito (che è il motivo di questo post) invece di rassicurarmi ha cominciato a diventare insofferente, sarcastico e ad alzare la voce.
Mi rendo perfettamente conto di essere stata una persona orribile, ma stavo male, piangevo, avevo crisi d'ansia... Non mi divertivo a stare così. Anzi, mi sentivo in colpa perchè temevo che tutto quello star male avrebbe fatto del male anche a quella creaturina.
All'ottava settimana di gestazione, ormai nel trip della paranoia, vado a fare la prima ecografia perchè mi autoconvinco che la creaturina non ci sia più (suggestionata da quello che era accaduto ad una conoscente).
Mio marito ha un impegno di lavoro e sceglie di non rimandarlo.
"Ok. Se il bimbo è morto ti mando un sms" gli dico.
Non credo di essermi mai sentita così sola come nel giorno della mia prima ecografia.
Vedo quel topolino con 4 zampette e vedo il tracciato del battito: c'è. E' vivo.
Monto in macchina e mentre piango di gioia mi monta dentro una grande delusione: Mio marito ha scelto di non esserci. Ha messo il lavoro davanti alla prima eco del nostro bambino.
Da lì in poi è stato un crescendo, da parte mia sempre più ansia e da parte sua sempre più insofferenza ed indifferenza.
Dopo il terrore dell'aborto spontaneo ho avuto l'incubo dell'amniocentesi (i tre giorni d'immobilità sono il mio ricordo più brutto. Non facevo che piangere.) e poi del risultato.
Come solo una cretina ipocondriaca in piena depressione come me poteva fare, in quei giorni non ho fatto che navigare in internet a peggiorare la mia condizione: Ho letto tutto sulle trisomie, sulle IVG convincendomi che sarebbe toccato anche a me.
Quando per telefono mi comunicano che il risultato dell'amnio non ha evidenziato nessuna anomalia, aripiango di gioia.
Il sollievo dura poco... Mi viene l'incubo del distacco placentare, di un possibile errore del risultato dell'amnio, ecc ecc
Sarebbe stato chiaro a chiunque, col senno di poi è sempre facile, che avevo bisogno di aiuto. Io invece sprofondo nella paranoia e mio marito mi urla sempre di più contro.
Dopo mille peripezie ed alcuni ricoveri per monitoraggi fetali non buoni nasce la mia bambina, bella e sanissima. L'ansia c'è sempre, ma non è invalidante come quella avuta in gravidanza.
Dall'altra parte c'è un marito che non assiste al parto (non impazziva all'idea essendo molto impressionabile e vista la situazione ho scelto di avere accanto a me mia madre), che rimane gelido alla vista della bimba (che tra l'altro gli somiglia da morire), che non la prende mai in braccio e che si spazientisce e le alza la voce al primo piantarello.
Io vado a dormire con lei in un'altra stanza così da non svegliarlo la notte (lui si alzava presto la mattina, io non dovevo andare al lavoro) e l'unica notte in cui va a dormire alle due (causa colichetta micidiale) è un sabato, e la domenica mattina si comporta come fossero due mesi che non dormiva.
Davanti agli altri (forse il senso di colpa) interpreta il papà perfetto: la prende in braccio, ci gioca. In casa, solo noi tre, è come se non ci fosse.
Questo post è lungo e noioso, lo so, ma credetemi ho tralasciato tante altre indelicatezze e menefreghismi da parte sua.
Ora il rapporto è quello che è.
Comincia adesso (la bambina ha sei mesi) ad affezionarsi, a volerla prendere, a giocarci e darle qualche bacetto.
Certo. Adesso la bimba di notte dorme, fa grandi sorrisoni quando lo vede, gli tira la barba, ride a squarciagola quando le fa il solletico.
Adesso è facile volerle bene.
Io non so cosa provo per lui e onestamente non me lo chiedo più di tanto.
So solo che la profonda ed inaspettata delusione per la sua assenza e la totale mancanza di appoggio, mi ha come rotto qualcosa dentro.
Penso " se non c'è stato proprio nel momento in cui avevo più bisogno, in quello in cui sua figlia cresceva dentro e poi fuori di me... Cosa farà un domani? Come affronterò la vecchiaia e le malattie con una persona così?"
Non c'è odio, non c'è rabbia. C'è delusione e disistima... Che sono anche peggio.
Per non parlare di quanto mi sento sola.
Guardo quella creatura meravigliosa che è la mia, la nostra, bambina e mi domando come possa comportarsi così invece di essere al settimo cielo.
Quando mi capita di sentire o di vedere quei papà che si commuovono quando prendono in braccio per la prima volta i loro figli mi viene da piangere.
Non lo credevo capace di tanto egoismo, di tanta indifferenza.
Forse è proprio per questo che ci sto così male: Non me lo aspettavo.
Scusate il lungo sfogo.
Qualcuna ha avuto esperienze simili?