LA MIA STORIA, IL MIO INCUBO: aiutatemi, vi prego
Inviato: 12 mag 2008, 10:32
Ho passato l'ennesima nottata in bianco, tra brevi dormiveglia e una sorta d'ansia che mi toglie il respiro, nel letto da sola.
Ho alle spalle un matrimonio chiuso ormai da anni, da cui ho avuto un figlio ormai 14enne, che comunque io e il padre abbiamo sempre cercato di "gestire" nel migliore dei modi, senza litigi, cercando sempre il massimo accordo possibile su tutto, per non fare soffrire lui per primo e in più non compromettere le nostre nuove vite.
Ormai quasi 8 anni fa ho conosciuto un altro ragazzo, abbiamo iniziato a frequentarci e presto ci siamo innamorati. Io non gli ho mai tenuto nascosto nulla del mio passato e lui, nonostante sia più giovane di 3 anni e mezzo, si è sempre dimostrato maturo e capace di comportarsi come quel marito che io avevo sempre desiderato. Mi ha aiutata, sostenuta, confortata, tant'è che 4 anni fa abbiamo deciso di andare a convivere (io portavo ovviamente con me mio figlio e sembrava che questo per lui non rappresentasse un problema).
Naturalmente, come penso si verifichi per tutte le coppie, il frequentarsi fatto solo di uscite, divertimenti, cene o brevi vacanze si trasforma in routine quando si inizia a convivere. Ho sempre pensato che fosse fisiologico.
Dopo qualche tempo abbiamo iniziato a cercare un bimbo "nostro", che però tardava ad arrivare. Ci abbiamo impiegato più di un anno, nonostante non avessimo apparenti problemi. Purtroppo però nel 2006 alla 21a settimana, a seguito di una febbre molto alta di cui non si è mai scoperta la causa, ho perso il mio bimbo e questo è stato soltanto l'inizio della nostra tragedia.
Dopo avere atteso alcuni mesi affinché io mi ristabilissi, abbiamo ripreso la ricerca, ma ancora una volta ci abbiamo impiegato 7 mesi. Finalmente la cicogna si è fermata da noi un'altra volta, ma a 10 settimane ho perso anche il mio secondo bimbo, questa volta per assenza di battito, quindi per volere della Natura. E da lì è iniziato il mio incubo.
Dopo qualche tempo lui ha incominciato a mostrarsi strano, sempre più distaccato, a volte mi diceva frasi che mi ferivano e che mostravano forse rancore verso di me (come se io fossi una fallita per non essere riuscita a portare a termine le 2 gravidanze), forse invidia verso il mio ex marito (che nel frattempo aveva avuto 2 bimbi con la nuova compagna), forse gelosia verso mio figlio (che in realtà non gli ha mai chiesto di fargli da padre, né gli ha mai risposto in malo modo o preteso nulla da lui se non di essergli amico), forse malsana curiosità verso il mondo esterno fatto di palestre e palestrati, di discoteche e uomini/donne affamati di sesso (ha infatti iniziato ad uscire sempre più spesso con un amico che lui prima aveva sempre definito quasi con disprezzo un "puttaniere"), mentre io lo avevo conosciuto come un uomo a cui piaceva curare la propria casa, il proprio giardino e ne andava orgoglioso.
In breve, a metà dicembre 2007, al rientro da una trasferta per lavoro si è alzato una mattina e mi ha dato il buongiorno dicendomi che non mi amava più. Da quel giorno sono caduta in un baratro da cui sto ancora tentando con le unghe e con i denti di risalire, perché purtroppo io sono una che non molla. Non ho mai voluto accettare che una persona intelligente, che ho tanto amato e che mi ha tanto amato, potesse buttare alle ortiche 7 anni di una relazione profonda, intensa, fatta di un'intimità che mai avevo conosciuto prima, ovviamente con gli alti e i bassi che tutti passano, ma ricca e voluta, anche grazie all'acquisto di una casa con tanto di mutuo. No, non potevo per niente al mondo pensare che lui avesse gettato via me e stesse gettando via lui stesso, visto che dopo essersene andato (temporaneamente ospite dei genitori, che hanno pianto disperati per tutto questo) ha iniziato a vivere come un ventenne, a frequentare locali e discoteche ammaliato dalla nuova realtà che nemmeno più sapeva esistesse.
Io però non mi sono mai data per vinta ed ho continuato a chiamarlo, a cercarlo e lui ha continuato a rispondermi e a vedermi, tant'è che abbiamo ripreso a frequentarci come due "quasi fidanzati" finché a febbraio il destino o il Signore ha voluto che io rimanessi incinta. Scusatemi ma io l'ho preso come un segno, visto che è bastata una volta, mentre le altre volte ci avevamo impiegato mesi e mesi.
Ho aspettato a dargli la notizia perché volevo essere sicura che ci fosse un cuoricino che batteva, poi al momento del fatidico annuncio lui è rimasto totalmente incredulo, non riuscendo proprio a capacitarsene. Dopodiché non abbiamo mai smesso di frequentarci, sempre con la stessa modalità di prima, una volta la settimana, perché lui cercava di mettere la testa sotto la sabbia. Tra sue incredulità e cattiverie, io non ho mai smesso di cercarlo, perché so molto bene che i miei sentimenti per lui sono immutati e voglio ritrovare in lui quell'uomo che era e che ora sta fingendo di non essere più. Ho coinvolto la sua famiglia, a cui lui non aveva avuto il coraggio di dire nulla e che invece si è dimostrata molto felice, anche perché non ha mai approvato il suo gesto. Ora è appena tornato da una vacanza di 2 settimane a Cuba con il famigerato "amico" (vi prego, non ditemi nulla di quel paese, non voglio sapere, o meglio preferisco che mi racconti lui, visto che bugie non me ne racconta) e credo che sia ancora più stranito di prima. Non si rende ancora conto che io ho iniziato il 4° mese di gravidanza e che, se tutto va bene, questa volta diventerà papà sul serio. Io piango e piango ancora fino allo sfinimento, passo le notti a rigirarmi da sola nel letto vuoto con il suo pigiama ancora sotto il cuscino, parlo con i suoi che piangono a loro volta e non sanno più come fare per farlo ragionare, vado alle visite da sola, mi consolo con un paio di carissime amiche per non fare impensierire troppo mia madre, vado da una psicologa per non morire, ma psicologicamente non ce la faccio più, non ho più energie, cerco di prenderlo e di parlargli con la massima calma e tranquillità, ma il fatto rimane sempre che una donna è già mamma quando è incinta, mentre un uomo lo diventa, se si è fortunati, soltanto dopo il parto o forse anche più tardi...
Se avrete la pazienza di leggermi, per cortesia non ditemi che voi un uomo così non lo vorreste al vostro fianco: lo so che razionalmente il ragionamento non fa una piega, ma i sentimenti superano ogni forma di ragione e io sono più che determinata a recuperare quell'uomo che lui ora sta nascondendo a tutti e innanzitutto a se stesso. Lui non era così, ora è irriconoscibile ed io rivoglio l'uomo che era prima.
Per rincuorarmi e farmi forza, mi dico sempre che, arrivata a questo punto, non posso di certo mollare, devo combattere non solo per me ma anche e soprattutto per il bimbo che vive dentro di me. Ma i momenti di sconforto sono mille ogni giorno e quello che più mi pesa e doverli sempre affrontare da sola, cercare di essere forte, anche se so che la sua famiglia mi è vicina e mi sostiene.
Ho alle spalle un matrimonio chiuso ormai da anni, da cui ho avuto un figlio ormai 14enne, che comunque io e il padre abbiamo sempre cercato di "gestire" nel migliore dei modi, senza litigi, cercando sempre il massimo accordo possibile su tutto, per non fare soffrire lui per primo e in più non compromettere le nostre nuove vite.
Ormai quasi 8 anni fa ho conosciuto un altro ragazzo, abbiamo iniziato a frequentarci e presto ci siamo innamorati. Io non gli ho mai tenuto nascosto nulla del mio passato e lui, nonostante sia più giovane di 3 anni e mezzo, si è sempre dimostrato maturo e capace di comportarsi come quel marito che io avevo sempre desiderato. Mi ha aiutata, sostenuta, confortata, tant'è che 4 anni fa abbiamo deciso di andare a convivere (io portavo ovviamente con me mio figlio e sembrava che questo per lui non rappresentasse un problema).
Naturalmente, come penso si verifichi per tutte le coppie, il frequentarsi fatto solo di uscite, divertimenti, cene o brevi vacanze si trasforma in routine quando si inizia a convivere. Ho sempre pensato che fosse fisiologico.
Dopo qualche tempo abbiamo iniziato a cercare un bimbo "nostro", che però tardava ad arrivare. Ci abbiamo impiegato più di un anno, nonostante non avessimo apparenti problemi. Purtroppo però nel 2006 alla 21a settimana, a seguito di una febbre molto alta di cui non si è mai scoperta la causa, ho perso il mio bimbo e questo è stato soltanto l'inizio della nostra tragedia.
Dopo avere atteso alcuni mesi affinché io mi ristabilissi, abbiamo ripreso la ricerca, ma ancora una volta ci abbiamo impiegato 7 mesi. Finalmente la cicogna si è fermata da noi un'altra volta, ma a 10 settimane ho perso anche il mio secondo bimbo, questa volta per assenza di battito, quindi per volere della Natura. E da lì è iniziato il mio incubo.
Dopo qualche tempo lui ha incominciato a mostrarsi strano, sempre più distaccato, a volte mi diceva frasi che mi ferivano e che mostravano forse rancore verso di me (come se io fossi una fallita per non essere riuscita a portare a termine le 2 gravidanze), forse invidia verso il mio ex marito (che nel frattempo aveva avuto 2 bimbi con la nuova compagna), forse gelosia verso mio figlio (che in realtà non gli ha mai chiesto di fargli da padre, né gli ha mai risposto in malo modo o preteso nulla da lui se non di essergli amico), forse malsana curiosità verso il mondo esterno fatto di palestre e palestrati, di discoteche e uomini/donne affamati di sesso (ha infatti iniziato ad uscire sempre più spesso con un amico che lui prima aveva sempre definito quasi con disprezzo un "puttaniere"), mentre io lo avevo conosciuto come un uomo a cui piaceva curare la propria casa, il proprio giardino e ne andava orgoglioso.
In breve, a metà dicembre 2007, al rientro da una trasferta per lavoro si è alzato una mattina e mi ha dato il buongiorno dicendomi che non mi amava più. Da quel giorno sono caduta in un baratro da cui sto ancora tentando con le unghe e con i denti di risalire, perché purtroppo io sono una che non molla. Non ho mai voluto accettare che una persona intelligente, che ho tanto amato e che mi ha tanto amato, potesse buttare alle ortiche 7 anni di una relazione profonda, intensa, fatta di un'intimità che mai avevo conosciuto prima, ovviamente con gli alti e i bassi che tutti passano, ma ricca e voluta, anche grazie all'acquisto di una casa con tanto di mutuo. No, non potevo per niente al mondo pensare che lui avesse gettato via me e stesse gettando via lui stesso, visto che dopo essersene andato (temporaneamente ospite dei genitori, che hanno pianto disperati per tutto questo) ha iniziato a vivere come un ventenne, a frequentare locali e discoteche ammaliato dalla nuova realtà che nemmeno più sapeva esistesse.
Io però non mi sono mai data per vinta ed ho continuato a chiamarlo, a cercarlo e lui ha continuato a rispondermi e a vedermi, tant'è che abbiamo ripreso a frequentarci come due "quasi fidanzati" finché a febbraio il destino o il Signore ha voluto che io rimanessi incinta. Scusatemi ma io l'ho preso come un segno, visto che è bastata una volta, mentre le altre volte ci avevamo impiegato mesi e mesi.
Ho aspettato a dargli la notizia perché volevo essere sicura che ci fosse un cuoricino che batteva, poi al momento del fatidico annuncio lui è rimasto totalmente incredulo, non riuscendo proprio a capacitarsene. Dopodiché non abbiamo mai smesso di frequentarci, sempre con la stessa modalità di prima, una volta la settimana, perché lui cercava di mettere la testa sotto la sabbia. Tra sue incredulità e cattiverie, io non ho mai smesso di cercarlo, perché so molto bene che i miei sentimenti per lui sono immutati e voglio ritrovare in lui quell'uomo che era e che ora sta fingendo di non essere più. Ho coinvolto la sua famiglia, a cui lui non aveva avuto il coraggio di dire nulla e che invece si è dimostrata molto felice, anche perché non ha mai approvato il suo gesto. Ora è appena tornato da una vacanza di 2 settimane a Cuba con il famigerato "amico" (vi prego, non ditemi nulla di quel paese, non voglio sapere, o meglio preferisco che mi racconti lui, visto che bugie non me ne racconta) e credo che sia ancora più stranito di prima. Non si rende ancora conto che io ho iniziato il 4° mese di gravidanza e che, se tutto va bene, questa volta diventerà papà sul serio. Io piango e piango ancora fino allo sfinimento, passo le notti a rigirarmi da sola nel letto vuoto con il suo pigiama ancora sotto il cuscino, parlo con i suoi che piangono a loro volta e non sanno più come fare per farlo ragionare, vado alle visite da sola, mi consolo con un paio di carissime amiche per non fare impensierire troppo mia madre, vado da una psicologa per non morire, ma psicologicamente non ce la faccio più, non ho più energie, cerco di prenderlo e di parlargli con la massima calma e tranquillità, ma il fatto rimane sempre che una donna è già mamma quando è incinta, mentre un uomo lo diventa, se si è fortunati, soltanto dopo il parto o forse anche più tardi...
Se avrete la pazienza di leggermi, per cortesia non ditemi che voi un uomo così non lo vorreste al vostro fianco: lo so che razionalmente il ragionamento non fa una piega, ma i sentimenti superano ogni forma di ragione e io sono più che determinata a recuperare quell'uomo che lui ora sta nascondendo a tutti e innanzitutto a se stesso. Lui non era così, ora è irriconoscibile ed io rivoglio l'uomo che era prima.
Per rincuorarmi e farmi forza, mi dico sempre che, arrivata a questo punto, non posso di certo mollare, devo combattere non solo per me ma anche e soprattutto per il bimbo che vive dentro di me. Ma i momenti di sconforto sono mille ogni giorno e quello che più mi pesa e doverli sempre affrontare da sola, cercare di essere forte, anche se so che la sua famiglia mi è vicina e mi sostiene.