Certo. Io finivo alle 22 xchè x i nostri volumi di lavoro non aveva senso pagare con la maggiore notturna una persona x pochissimo lavoro che era rimandabile al giorno dopo.leda71 ha scritto:in aeroporto il notturno comincia alle 22:00ishetta ha scritto:Lauras ma per notturno cosa si intende?laura s ha scritto:Preciso visto il dibattito corrente che la lavoratrice è inibita al lavoro notturno per obbligo fino all'anno di età del bambino, o su sua richiesta sino ai 3 anni. Se invece è madre single o separata, sino ai 12 anni.
Il papà ha la facoltà sino ai 3 anni solo se non lo ha già chiesto la mamma, o sino ai 12 se unico affidatario del bambino.
Quindi il nido notturno non serve nemmeno ai turnisti!!
Se sono turnisti sia mamma che papà (un sacco dei miei amici lo sono) vengono messi su turni shiftati per non essere di notte nello stesso momento!
Perchè quando io lavoravo su turni il notturno era 22.30/7.00.
Infatti io iniziavo alle 8 e finivo alle 22.
certi lavori sono 24h/24h 7 giorni su 7
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l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Perché la vuoi perché tu puoi riconquistare un sorriso e puoi giocare e puoi gridare perché ti han detto bugie ti han raccontato che l'hanno uccisa che han calpestato la gioia perché la gioia è con te
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Floddi stava parlando di cacca.Antolina80 ha scritto:Oddio già pagina 18???![]()
Di cosa stiamo parlando adesso?
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
ma anche in APT non si fa granchè la notte ma certe posizioni vanno presidiate
nell'ultimo periodo le poche volte che non sono riuscita a darle via finivo tutto in fretta e poi dormivo sulla scrivania con il cuscino che mi portavo da casa
nell'ultimo periodo le poche volte che non sono riuscita a darle via finivo tutto in fretta e poi dormivo sulla scrivania con il cuscino che mi portavo da casa
There must be some kind of way out of here ...
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
riparto un momento da qui per chiarire.Giulia80 ha scritto:ma di cosa devo parlare se non di quello che faccio io nel mio piccolo?
non voglio dire che sia l'esempio da seguire, ma penso che possa essere uno spunto.
tu puoi tranquillamente parlare di ciò che fai nel tuo piccolo, ma lo devi contestualizzare, nel senso che dovresti renderti conto che chi ha un tipo di lavoro come il tuo probabilmente ha già pensato di organizzarsi come te.
però con i toni e modi in cui ti sei espressa prima sembrava che tu intendessi dire che chi non si organizza come te lo fa (o meglio "non" lo fa) perché non ha voglia di lavorare, perché preferisce fare la mamma e perché è ingabbiata nello stereotipo che la donna sta a casa ad accudire i figli mentre il marito lavora.
invece ci sono un sacco di varianti tra la tua realtà e la donna che sta a casa a fare la mamma/casalinga per cultura.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
grazie. ogni tanto qualcuna si ricorda anche di noi senza molte alternative.leda71 ha scritto:premesso che far dormire i nani la notte al nido non mi piacerebbe proprio, dobbiamo considerare che c'è anche chi per lavoro viaggia e sta fuori a dormire parecchie notti
e non esiste esenzione per queste persone
io devo fare il monumento a mio marito e a 2 baby sitter (il baby sitter e la baby sitter),
perché quando sto fuori anche 7 giorni di fila, è davvero un gran casino a casa.
e poi ci sono le mamme single e senza famiglia alle spalle. se trovano un lavoro su turni,
che fanno?
insomma, lasciare figli soprattutto se piccoli non piace a nessuno credo,
ma se non ci sono alternative, almeno che ci siano strutture.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
ti ringrazio dell'opportunità di chiarimento.Ari ha scritto:riparto un momento da qui per chiarire.Giulia80 ha scritto:ma di cosa devo parlare se non di quello che faccio io nel mio piccolo?
non voglio dire che sia l'esempio da seguire, ma penso che possa essere uno spunto.
tu puoi tranquillamente parlare di ciò che fai nel tuo piccolo, ma lo devi contestualizzare, nel senso che dovresti renderti conto che chi ha un tipo di lavoro come il tuo probabilmente ha già pensato di organizzarsi come te.
però con i toni e modi in cui ti sei espressa prima sembrava che tu intendessi dire che chi non si organizza come te lo fa (o meglio "non" lo fa) perché non ha voglia di lavorare, perché preferisce fare la mamma e perché è ingabbiata nello stereotipo che la donna sta a casa ad accudire i figli mentre il marito lavora.
invece ci sono un sacco di varianti tra la tua realtà e la donna che sta a casa a fare la mamma/casalinga per cultura.
mi dispiace per il tono e me ne scuso.
davo per scontato il fatto di riferirmi a me: non ho mai detto che la mia sia la ricetta magica per fare le cose in modo valido per tutti. e sono consapevole che non tutti i lavori sono uguali o possono essere svolti da casa.
facevo un esempio e volevo usarlo per dire che si possono anche rompere delle convenzioni anche solo chiedendo e che poi l'effetto può essere una piccola valanga.
non voglio dire che chi non lo fa o non fa quello che dico io è uno che non ha voglia di lavorare.
ma continuo a pensare che forse chi non riesce a pensare a cose diverse dall'ordinario non ci riesce non solo per un problema di fattibilità, ma ANCHE perchè è prigioniero di uno schema mentale che non gli consente di vedere una fattibilità diversa.
sono d'accordo se dici che la congiuntura non aiuta, ma continuo a essere dell'idea che soluzioni diverse possano essere trovate o quelle esistenti migliorate.
se mi permetti di usarti come esempio, quello del nido 24h: qui lo usano molto, ci son sia famiglie in cui entrambi sono turnisti e non sempre riescono a mettersi i turni in modo da non farli sovrapporre, sia e soprattutto le famiglie a genitore unico. i figli di un collega di mio marito vanno lì, lui è vedovo e ha tre figli piccoli. non usa il turno di notte, ma ha bisogno orari flessibili con il lavoro e li ha trovati lì.
a volte le soluzioni non sono ideali, ma possono permettere equilibri migliori. ma se parti dal presupposto che quella cosa non va bene a priori e non sei disposto nemmeno a spendere un minuto per considerarla, secondo me quella è un'occasione persa.
detto questo, spero il mio pensiero sia più chiaro.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Giulia80, però a leggere quello che scrivi mi sembra che alla fine siamo sulla lunghezza d'onda...mettiamo da parte il retaggio culturale e cerchiamo di partire da noi stesse essendo il cambiamento che vorremmo vedere. Dico giusto? Ma non riesco a seguire in questo ragionamento il discorso che si faceva all'inizio riguardo ad abbigliamento femminile e figura femminile stereotipata, che poi sarebbe il titolo del topic...
Se il mio armadio è pieno non vuol dire che la mia testa sia vuota.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
perchè quel retaggio arriva da qualche parte e da qualche parte si alimenta e si rinnova, prendendo strade diverse ma per tornare sempre a un'immagine della donna stereotipata.Antolina80 ha scritto:Giulia80, però a leggere quello che scrivi mi sembra che alla fine siamo sulla lunghezza d'onda...mettiamo da parte il retaggio culturale e cerchiamo di partire da noi stesse essendo il cambiamento che vorremmo vedere. Dico giusto? Ma non riesco a seguire in questo ragionamento il discorso che si faceva all'inizio riguardo ad abbigliamento femminile e figura femminile stereotipata, che poi sarebbe il titolo del topic...
per il resto sì: sii tu il primo a fare, provare, proporre per andare nella direzione che vuoi, chiedendoti però cosa vuoi e perchè lo vuoi. insomma, sempre con spirito critico.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Anche se l'ho.già fatto, ti ringrazio ancora. io, nonostante avessi già pensato all'argomento, ci sto ulteriormente riflettedo.Giulia80 ha scritto:perchè quel retaggio arriva da qualche parte e da qualche parte si alimenta e si rinnova, prendendo strade diverse ma per tornare sempre a un'immagine della donna stereotipata.Antolina80 ha scritto:Giulia80, però a leggere quello che scrivi mi sembra che alla fine siamo sulla lunghezza d'onda...mettiamo da parte il retaggio culturale e cerchiamo di partire da noi stesse essendo il cambiamento che vorremmo vedere. Dico giusto? Ma non riesco a seguire in questo ragionamento il discorso che si faceva all'inizio riguardo ad abbigliamento femminile e figura femminile stereotipata, che poi sarebbe il titolo del topic...
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
sai che non capisco però come possa essere migliore per questo papà vedovo il nido 24H piuttosto di una baby sitter fissa.Giulia80 ha scritto:se mi permetti di usarti come esempio, quello del nido 24h: qui lo usano molto, ci son sia famiglie in cui entrambi sono turnisti e non sempre riescono a mettersi i turni in modo da non farli sovrapporre, sia e soprattutto le famiglie a genitore unico. i figli di un collega di mio marito vanno lì, lui è vedovo e ha tre figli piccoli. non usa il turno di notte, ma ha bisogno orari flessibili con il lavoro e li ha trovati lì.
a volte le soluzioni non sono ideali, ma possono permettere equilibri migliori. ma se parti dal presupposto che quella cosa non va bene a priori e non sei disposto nemmeno a spendere un minuto per considerarla, secondo me quella è un'occasione persa.
detto questo, spero il mio pensiero sia più chiaro.
con 3 figli i costi saranno comunque elevati e quando i bambini si ammalano non può avvalersi del nido.

però a parte questo singolo caso, come facevano notare lalat e floddi tenere aperta una struttura per 24h ha dei costi che sono giustificati solo se effettivamente la domanda di quel tipo di servizio è numerosa.
per come è strutturato il mercato del lavoro in italia soprattutto allo stato attuale con la crisi e tutto credo che non sia questa la risposta giusta ai bisogni dei lavoratori.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
E forse noi vediamo i comportamenti che bolliamo come stereotipati e che ci danno fastidio, più nelle donne che non negli uomini, perchè noi siamo fortunate a non avere mai avuto famiglie che ci hanno ingabbiate in quello stereotipo, ma, non accorgendoci che è ancora vivo e vegeto, ci salta più all'occhio in persone del nostro sesso.Giulia80 ha scritto:perchè quel retaggio arriva da qualche parte e da qualche parte si alimenta e si rinnova, prendendo strade diverse ma per tornare sempre a un'immagine della donna stereotipata.Antolina80 ha scritto:Giulia80, però a leggere quello che scrivi mi sembra che alla fine siamo sulla lunghezza d'onda...mettiamo da parte il retaggio culturale e cerchiamo di partire da noi stesse essendo il cambiamento che vorremmo vedere. Dico giusto? Ma non riesco a seguire in questo ragionamento il discorso che si faceva all'inizio riguardo ad abbigliamento femminile e figura femminile stereotipata, che poi sarebbe il titolo del topic...
per il resto sì: sii tu il primo a fare, provare, proporre per andare nella direzione che vuoi, chiedendoti però cosa vuoi e perchè lo vuoi. insomma, sempre con spirito critico.
E non si tratta solo delle immagini passate dai pubblicitari, ma anche dall'informazione più "seria".
Ora cerco qualcosa e vi posto.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Ecco: è un intervento cui ho assistito in una serata di discussione proprio sui femminicidi.
Mostravano un video, che non so come mostrarvi, ma il senso si capisce. Ci sono tante cose prese dal blog di cui vi ho postato altro.
Ho deciso di parlare di violenza da un punto diverso dal solito. Non in modo diretto, ma focalizzando l'attenzione sulle modalità con le quali i media la raccontano. Questo per tanti motivi. Innanzitutto perché oggi viviamo in un mondo nel quale la comunicazione e la diffusione delle notizie sono diventate essenziali. Inoltre perché il linguaggio, sia esso scritto, parlato o rappresentato da immagini è il mezzo con il quale noi definiamo ogni cosa. E nel momento stesso nel quale la definiamo, in un certo senso ne decretiamo anche l'esistenza. Una cosa esiste perché se ne parla e dunque il modo col quale se ne parla diventa fondamentale. Infine, mi preme sottolineare l'importanza cruciale che hanno le immagini e la diffusione delle notizie, specialmente in televisione, perché per moltissimi Italiani, la TV è la sola fonte di informazione. Tornerò poi su questo punto con alcuni dati che vanno, a mio parere, letti incrociati e che ci fanno capire come sia necessaria una corretta esposizione delle notizie in generale e in particolare di quelle che ci interessano ora, quelle che parlano di violenza.
Ho portato con me un video che vorrei mostrarvi, diviso in due parti: la prima che vediamo subito, riguarda la violenza sessuale.
Vi ho fatto preparare delle fotocopie con alcuni degli articoli che avete visto nel video.
Veniamo ora ad un fatto di cronaca recente, quello del "tronista" della trasmissione "Uomini e donne" accusato di stupro. Un articolo del Corriere.it ci riporta le parole dell'avvocata del ragazzo, Roberta Nati, che dice, non solo che lui, l'accusato, sta soffrendo, ma aggiunge anche: "Essendo un gran bel ragazzo non avrebbe alcun bisogno di costringere una donna ad avere rapporti con lui". Per questa avvocata, allora, esiste un identikit del perfetto stupratore: brutto e in astinenza. Cosa comunica questa frase dell'avvocata? Che lo stupro è un atto di libidine, posto in essere da un uomo poco piacente che non ha altro modo per poter avere un rapporto sessuale che non quello di violentare una donna. Un ragazzo di bell'aspetto, dunque, non avrà "bisogno" di violentare, perché ha rapporti sessuali quotidiani e consenzienti. Ci rendiamo conto che in questo modo si definisce uno stupro come un atto di "necessità", di "bisogno"? La violenza sessuale è un atto violento, di misoginia, di possesso e non è una esigenza e non dipende dall'avvenenza di chi la agisce.
Un esempio, se possibile, ancora peggio (per l'ampiezza del pubblico che ne ha fruito), lo possiamo trovare in un momento televisivo di circa un anno fa, a "Domenica 5", su Canale 5, condotto da Federica Panicucci. Si parlava dello stupro di Pizzoli, per il quale abbiamo avuto la sentenza di primo grado poco tempo fa. Ospiti del programma, tra gli altri, c'era Daniela Santanché e l'avvocato di Tuccia (lo stupratore): Villani. Nel corso della trasmissione, l'avvocato ha sostenuto, parlando dell'evento, che un parto provoca ai genitali le stesse lacerazioni e gli stessi danni, oltre che perdita di sangue. Ha ribadito inoltre che la ragazza era consenziente e che si era trattato di un rapporto amoroso.
Ho citato questi due esempi perché li trovo indicativi di una "cultura" che in Italia, ancora in qualche modo, giustifica lo stupro, minimizzandolo e cercando di far ricadere parte della colpa sulle vittime, sia mostrando immagini inadeguate come quelle del video, sia parlandone in modo completamente errato, nominando le parole "amore", "esigenza", "bisogno".
Andiamo avanti con il video: la seconda parte è dedicata al modo con il quale viene narrato il femminicidio dai media.
Anche in questo caso, vi ho fatto preparare alcune fotocopie di alcuni degli articoli che avete visto nel video
Penso che il video si commenti da sè, ma, ancorandomi ancora una volta ai fatti di questi giorni, mi piacerebbe sottoporre la vostra attenzione all'omicidio commesso da Pistorius, vista la notorietà dell'assassino e la grande rilevanza che è stata data alla notizia. Innanzitutto, vediamo come i media hanno parlato di Pistorius. La repubblica sottolinea che Pistorius, quando i giudici lo hanno formalmente accusato di omicidio, è scoppiato a piangere. La stessa cosa fa Panorama, il corriere della sera e la stampa (se avete voglia e pazienza, basta andare a cercare in internet, nei siti di questi giornali, e digitare come chiave di ricerca "Pistorius" per leggere quello che vi ho raccontato. Invece di Reeva Steenkamp cosa ci raccontano? Cosa ci mostrano? Il corriere della sera.it la mattina stessa del fatto poche ore dopo che era accaduto, quando ancora si pensava fosse stato un incidente, ci sottolinea immediatamente che la ragazza era una delle 100 donne più sexy del mondo, particolare del tutto irrilevante e poi ci presenta un video che mostra una serie di scatti della ragazza in pose sensuali. La stessa cosa fa Repubblica.it che pubblica un'intera gallery con immagini sexy della vittima. Reeva Steenkamp era una modella, certo. Normale, quindi che circolassero molte foto sue in pose sensuali. Ma c'era bisogno di pubblicarle in modo ossessivo quasi con gusto voyeuristico, ammiccando ai lettori, con il solo scopo di aumentare i click? Cosa aggiunge o cosa toglie l'aspetto della vittima alla notizia? Nulla. E' solo un altro modo, macabro, di lucrare sul corpo di una (bella) donna morta ammazzata.
Vi ho fatto la fotocopia di un articolo che parla di un omicidio. Un esempio di un articolo che, a parte qualche inutile informazione, nel finale, fornisce informazioni semplici, chiare, ed appropriate a narrare di un omicidio. L'omicida è definita correttamente "assassina", non appare nessuna giustificazione come il "raptus di gelosia" o la "depressione". Non si fa cenno ad una delusione. Non si fa cenno all'avvenenza della vittima, né se ne sbattono foto ammiccanti in nessuna gallery. Sarà solo un caso che in quell'articolo si parli di un omicidio commesso da una donna sul marito e non il contrario?
Infine, come esempio, questa volta positivo, la trasmissione del 24/2 di Iacona dedicata al femminicidio. Perché mi è piaciuta "Presa diretta" quella sera? Per prima cosa perché sono state ribadite alcune cose essenziali: le donne uccise subiscono prima dell’omicidio violenze fisiche e psicologiche da parte del futuro assassino, non si tratta mai di raptus, gli assassini compiono scientemente e lucidamente gli omicidi, gli assassini non sono matti , e quindi guaribili, non è possibile fare un identikit, tutte le donne assassinate sono donne forti e indipendenti che hanno detto “no” alla violenza subita, che intendevano uscire dalla spirale di violenza per riprendere in mano la propria vita; spesso avevano lasciato i propri compagni (ex mariti, ex fidanzati) i quali le “puniscono” uccidendole (se non sei mia, non sei di nessun altro è una frase tipica dell’assassino). Inoltre, perché Iacona parla con gli uomini. Li interroga e fa parlare i violenti. Alla fine dell'intervento di uno di essi, Iacona domanda al pubblico maschile: "Quanti di noi si riconoscono almeno in parte nelle parole appena udite?" La trasmissione di Iacona ha sottolineato senza margine di dubbio che la violenza alle donna non è un problema delle donne, ma un problema degli uomini (di tutti, non solo dei violenti, sollecitando una riflessione sul maschile), che le donne non sono "deboli", le donne sono "forti" sono determinate. Prendono in mano le redini della loro vita. E ha analizzato con lucidità e senza sensazionalismi di nessun genere molti casi tristemente famosi avvenuti lo scorso anno. Senza dimenticare di descrivere l'assoluta mancanza di risposte utili dallo Stato che non finanzia i centri antiviolenza e le case rifugio che sono in gran parte dei casi i soli strumenti per aver salva la vita. Come a voler significare che per il nostro Stato, l'Italia, i femminicidi non sono un problema cruciale.
Per concludere alcuni dati che occorre leggere incrociati, per far comprendere come una giusta e corretta informazione soprattutto alla TV, ma anche attraverso le immagini, sia FONDAMENTALE in tutti i campi, ma in questo in particolar modo, perché occorre scardinare la cultura del patriarcato nella quale si trovano giustificazioni e miticizzazioni di stupri e femminicidi. Dati che parlano da soli:
Nel 2008, un linguista, Tullio de Mauro denuncia che 5 italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera dall'altra. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré su cento superano questa condizione ma si fermano qui: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è una lettura incomprensibile.
Questi sono i cosiddetti "analfabeti di ritorno". Significa che di fronte ad una frase come questa: "Il gatto miagola, perché ha fame", tutti costoro non riescono a formularne una di significato simile.
Solo il 20% della popolazione italiana adulta possiede gli strumenti adatti per orientarsi nella società globalizzata contemporanea.
In questo contesto, come si può pensare che costoro leggano non dico "Il corriere" o "La Repubblica" ma anche i giornali della c.d. free press....?
(questi dati si trovano in: "Analfabeti d'Italia" di T. De Mauro e in "La cultura degli Italiani" sempre dello stesso autore. Il primo del 2008, il secondo del 2004).
Altro dato da incrociare con questo:
Il 94,4 % degli Italiani guarda la TV tradizionale più ore al giorno (Censis, 2011)
Un altro dato:
il 26,5% degli Italiani legge un quotidiano in modo abituale
il 10,9% legge un quotidiano on line in modo abituale
(Tutti del Censis, 2011)
Siamo il paese europeo con il più alto tasso di abbandono degli studi e uno di quelli nei quali c'è il minor numero di laureati.
In questo contesto, come non preoccuparsi delle trasmissioni e dei messaggi che la TV veicola, dal momento che è il mezzo di informazione predominante degli Italiani?
Mostravano un video, che non so come mostrarvi, ma il senso si capisce. Ci sono tante cose prese dal blog di cui vi ho postato altro.
Ho deciso di parlare di violenza da un punto diverso dal solito. Non in modo diretto, ma focalizzando l'attenzione sulle modalità con le quali i media la raccontano. Questo per tanti motivi. Innanzitutto perché oggi viviamo in un mondo nel quale la comunicazione e la diffusione delle notizie sono diventate essenziali. Inoltre perché il linguaggio, sia esso scritto, parlato o rappresentato da immagini è il mezzo con il quale noi definiamo ogni cosa. E nel momento stesso nel quale la definiamo, in un certo senso ne decretiamo anche l'esistenza. Una cosa esiste perché se ne parla e dunque il modo col quale se ne parla diventa fondamentale. Infine, mi preme sottolineare l'importanza cruciale che hanno le immagini e la diffusione delle notizie, specialmente in televisione, perché per moltissimi Italiani, la TV è la sola fonte di informazione. Tornerò poi su questo punto con alcuni dati che vanno, a mio parere, letti incrociati e che ci fanno capire come sia necessaria una corretta esposizione delle notizie in generale e in particolare di quelle che ci interessano ora, quelle che parlano di violenza.
Ho portato con me un video che vorrei mostrarvi, diviso in due parti: la prima che vediamo subito, riguarda la violenza sessuale.
Vi ho fatto preparare delle fotocopie con alcuni degli articoli che avete visto nel video.
Veniamo ora ad un fatto di cronaca recente, quello del "tronista" della trasmissione "Uomini e donne" accusato di stupro. Un articolo del Corriere.it ci riporta le parole dell'avvocata del ragazzo, Roberta Nati, che dice, non solo che lui, l'accusato, sta soffrendo, ma aggiunge anche: "Essendo un gran bel ragazzo non avrebbe alcun bisogno di costringere una donna ad avere rapporti con lui". Per questa avvocata, allora, esiste un identikit del perfetto stupratore: brutto e in astinenza. Cosa comunica questa frase dell'avvocata? Che lo stupro è un atto di libidine, posto in essere da un uomo poco piacente che non ha altro modo per poter avere un rapporto sessuale che non quello di violentare una donna. Un ragazzo di bell'aspetto, dunque, non avrà "bisogno" di violentare, perché ha rapporti sessuali quotidiani e consenzienti. Ci rendiamo conto che in questo modo si definisce uno stupro come un atto di "necessità", di "bisogno"? La violenza sessuale è un atto violento, di misoginia, di possesso e non è una esigenza e non dipende dall'avvenenza di chi la agisce.
Un esempio, se possibile, ancora peggio (per l'ampiezza del pubblico che ne ha fruito), lo possiamo trovare in un momento televisivo di circa un anno fa, a "Domenica 5", su Canale 5, condotto da Federica Panicucci. Si parlava dello stupro di Pizzoli, per il quale abbiamo avuto la sentenza di primo grado poco tempo fa. Ospiti del programma, tra gli altri, c'era Daniela Santanché e l'avvocato di Tuccia (lo stupratore): Villani. Nel corso della trasmissione, l'avvocato ha sostenuto, parlando dell'evento, che un parto provoca ai genitali le stesse lacerazioni e gli stessi danni, oltre che perdita di sangue. Ha ribadito inoltre che la ragazza era consenziente e che si era trattato di un rapporto amoroso.
Ho citato questi due esempi perché li trovo indicativi di una "cultura" che in Italia, ancora in qualche modo, giustifica lo stupro, minimizzandolo e cercando di far ricadere parte della colpa sulle vittime, sia mostrando immagini inadeguate come quelle del video, sia parlandone in modo completamente errato, nominando le parole "amore", "esigenza", "bisogno".
Andiamo avanti con il video: la seconda parte è dedicata al modo con il quale viene narrato il femminicidio dai media.
Anche in questo caso, vi ho fatto preparare alcune fotocopie di alcuni degli articoli che avete visto nel video
Penso che il video si commenti da sè, ma, ancorandomi ancora una volta ai fatti di questi giorni, mi piacerebbe sottoporre la vostra attenzione all'omicidio commesso da Pistorius, vista la notorietà dell'assassino e la grande rilevanza che è stata data alla notizia. Innanzitutto, vediamo come i media hanno parlato di Pistorius. La repubblica sottolinea che Pistorius, quando i giudici lo hanno formalmente accusato di omicidio, è scoppiato a piangere. La stessa cosa fa Panorama, il corriere della sera e la stampa (se avete voglia e pazienza, basta andare a cercare in internet, nei siti di questi giornali, e digitare come chiave di ricerca "Pistorius" per leggere quello che vi ho raccontato. Invece di Reeva Steenkamp cosa ci raccontano? Cosa ci mostrano? Il corriere della sera.it la mattina stessa del fatto poche ore dopo che era accaduto, quando ancora si pensava fosse stato un incidente, ci sottolinea immediatamente che la ragazza era una delle 100 donne più sexy del mondo, particolare del tutto irrilevante e poi ci presenta un video che mostra una serie di scatti della ragazza in pose sensuali. La stessa cosa fa Repubblica.it che pubblica un'intera gallery con immagini sexy della vittima. Reeva Steenkamp era una modella, certo. Normale, quindi che circolassero molte foto sue in pose sensuali. Ma c'era bisogno di pubblicarle in modo ossessivo quasi con gusto voyeuristico, ammiccando ai lettori, con il solo scopo di aumentare i click? Cosa aggiunge o cosa toglie l'aspetto della vittima alla notizia? Nulla. E' solo un altro modo, macabro, di lucrare sul corpo di una (bella) donna morta ammazzata.
Vi ho fatto la fotocopia di un articolo che parla di un omicidio. Un esempio di un articolo che, a parte qualche inutile informazione, nel finale, fornisce informazioni semplici, chiare, ed appropriate a narrare di un omicidio. L'omicida è definita correttamente "assassina", non appare nessuna giustificazione come il "raptus di gelosia" o la "depressione". Non si fa cenno ad una delusione. Non si fa cenno all'avvenenza della vittima, né se ne sbattono foto ammiccanti in nessuna gallery. Sarà solo un caso che in quell'articolo si parli di un omicidio commesso da una donna sul marito e non il contrario?
Infine, come esempio, questa volta positivo, la trasmissione del 24/2 di Iacona dedicata al femminicidio. Perché mi è piaciuta "Presa diretta" quella sera? Per prima cosa perché sono state ribadite alcune cose essenziali: le donne uccise subiscono prima dell’omicidio violenze fisiche e psicologiche da parte del futuro assassino, non si tratta mai di raptus, gli assassini compiono scientemente e lucidamente gli omicidi, gli assassini non sono matti , e quindi guaribili, non è possibile fare un identikit, tutte le donne assassinate sono donne forti e indipendenti che hanno detto “no” alla violenza subita, che intendevano uscire dalla spirale di violenza per riprendere in mano la propria vita; spesso avevano lasciato i propri compagni (ex mariti, ex fidanzati) i quali le “puniscono” uccidendole (se non sei mia, non sei di nessun altro è una frase tipica dell’assassino). Inoltre, perché Iacona parla con gli uomini. Li interroga e fa parlare i violenti. Alla fine dell'intervento di uno di essi, Iacona domanda al pubblico maschile: "Quanti di noi si riconoscono almeno in parte nelle parole appena udite?" La trasmissione di Iacona ha sottolineato senza margine di dubbio che la violenza alle donna non è un problema delle donne, ma un problema degli uomini (di tutti, non solo dei violenti, sollecitando una riflessione sul maschile), che le donne non sono "deboli", le donne sono "forti" sono determinate. Prendono in mano le redini della loro vita. E ha analizzato con lucidità e senza sensazionalismi di nessun genere molti casi tristemente famosi avvenuti lo scorso anno. Senza dimenticare di descrivere l'assoluta mancanza di risposte utili dallo Stato che non finanzia i centri antiviolenza e le case rifugio che sono in gran parte dei casi i soli strumenti per aver salva la vita. Come a voler significare che per il nostro Stato, l'Italia, i femminicidi non sono un problema cruciale.
Per concludere alcuni dati che occorre leggere incrociati, per far comprendere come una giusta e corretta informazione soprattutto alla TV, ma anche attraverso le immagini, sia FONDAMENTALE in tutti i campi, ma in questo in particolar modo, perché occorre scardinare la cultura del patriarcato nella quale si trovano giustificazioni e miticizzazioni di stupri e femminicidi. Dati che parlano da soli:
Nel 2008, un linguista, Tullio de Mauro denuncia che 5 italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera dall'altra. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré su cento superano questa condizione ma si fermano qui: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è una lettura incomprensibile.
Questi sono i cosiddetti "analfabeti di ritorno". Significa che di fronte ad una frase come questa: "Il gatto miagola, perché ha fame", tutti costoro non riescono a formularne una di significato simile.
Solo il 20% della popolazione italiana adulta possiede gli strumenti adatti per orientarsi nella società globalizzata contemporanea.
In questo contesto, come si può pensare che costoro leggano non dico "Il corriere" o "La Repubblica" ma anche i giornali della c.d. free press....?
(questi dati si trovano in: "Analfabeti d'Italia" di T. De Mauro e in "La cultura degli Italiani" sempre dello stesso autore. Il primo del 2008, il secondo del 2004).
Altro dato da incrociare con questo:
Il 94,4 % degli Italiani guarda la TV tradizionale più ore al giorno (Censis, 2011)
Un altro dato:
il 26,5% degli Italiani legge un quotidiano in modo abituale
il 10,9% legge un quotidiano on line in modo abituale
(Tutti del Censis, 2011)
Siamo il paese europeo con il più alto tasso di abbandono degli studi e uno di quelli nei quali c'è il minor numero di laureati.
In questo contesto, come non preoccuparsi delle trasmissioni e dei messaggi che la TV veicola, dal momento che è il mezzo di informazione predominante degli Italiani?
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
oddiooooooo! se il resto delle pagine è su questo tono, povere FEMMINE. non donne, femmine.Sei stata brava ... ma hai un difetto ... e cioè non riesci a vestire tua figlia con garbo ... le metti sempre la tuta. Qualcuna te lo ha fatto notare ... e tu invece di pensare .. "perfetta come sono possibile che non riesco a gestire l'aspetto estetico dell'abbigliamento della mia bimba?" ... vuoi invece trovare una giustificazione scientifico-sociale ... alla tuta da ginnastica ...
ditemi che è cambiato qualcosa poi. vi prego!
Gaia,il soffio della mia vita è arrivata il 12 agosto 2003 I bambini devono essere felici, non farci felici
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
non è vero.lalat ha scritto: E riquoto.
Per aprire un'attività l'iter burocratico tra ASL ed altri enti richiede come minimo 6 mesi. Se poi sono necessari lavori edilizi e adeguamenti degli impianti ... si arriva tranquillamente a 2 anni.
verissimo che la burocrazia italiana uccide ogni lavoro, ma per aprirla ci si mette meno di 1 mese.
i lavori edilizi e adeguamenti sono altra cosa dalla burocrazia.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Topillo, ho letto tutto ma sono d'accordo in parte.
Quest articoli sono sempre un po' faziosi. Per es. il caso Pistorius. Mi pare normale che essendo una modella famosa (vabbè io non la conoscevo) si sia dato spazio alle immagini e se fai la modella di certo non circolano immagini di te al microscopio che analizzi le cellule, no? Avesse stuprato e ucciso la Hack posso capirlo....
Quest articoli sono sempre un po' faziosi. Per es. il caso Pistorius. Mi pare normale che essendo una modella famosa (vabbè io non la conoscevo) si sia dato spazio alle immagini e se fai la modella di certo non circolano immagini di te al microscopio che analizzi le cellule, no? Avesse stuprato e ucciso la Hack posso capirlo....
Perché la vuoi perché tu puoi riconquistare un sorriso e puoi giocare e puoi gridare perché ti han detto bugie ti han raccontato che l'hanno uccisa che han calpestato la gioia perché la gioia è con te
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
sì, quello l'ho pensato anche io, Ish, che sia un po' esagerato. Se era modella, era modella.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
forse, un po'.ely66 ha scritto:oddiooooooo! se il resto delle pagine è su questo tono, povere FEMMINE. non donne, femmine.Sei stata brava ... ma hai un difetto ... e cioè non riesci a vestire tua figlia con garbo ... le metti sempre la tuta. Qualcuna te lo ha fatto notare ... e tu invece di pensare .. "perfetta come sono possibile che non riesco a gestire l'aspetto estetico dell'abbigliamento della mia bimba?" ... vuoi invece trovare una giustificazione scientifico-sociale ... alla tuta da ginnastica ...
ditemi che è cambiato qualcosa poi. vi prego!
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Però si possono anche mettere immagini solo del viso, no? Per rispetto a lei che poverina è morta. Il suo spettacolare fondoschiena messo in prima pagina, aumenta davvero solo i click.
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Era un intervento provocatorio ... se non si capisce.ely66 ha scritto:oddiooooooo! se il resto delle pagine è su questo tono, povere FEMMINE. non donne, femmine.Sei stata brava ... ma hai un difetto ... e cioè non riesci a vestire tua figlia con garbo ... le metti sempre la tuta. Qualcuna te lo ha fatto notare ... e tu invece di pensare .. "perfetta come sono possibile che non riesco a gestire l'aspetto estetico dell'abbigliamento della mia bimba?" ... vuoi invece trovare una giustificazione scientifico-sociale ... alla tuta da ginnastica ...
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Re: l'immagine della donna dall'infanzia in su - continua
Topillo, scusa ma continuo a non essere d'accordo. Una donna che di mestiere ostenta le proprie grazie e un uomo che le ammira non hanno nulla a che fare con stupri o femminicidi. Dire che la tv è il veicolo d'informazione principe della società moderna e che quindi genera stupratori ed assassini è terribilmente ingenuo. Non solo, ma ammettendo ciò, si giustificano atti ignobili attribuendo colpe ad altri piuttosto che ai veri colpevoli e depauperando il ruolo della famiglia e dell'educazione nella crescita formativa dell'individuo.
Se il mio armadio è pieno non vuol dire che la mia testa sia vuota.
Silvia 30/12/2010 3.500 kg x 51 cm la nostra piccola punk
Jacopo 08/08/2015 3.840 kg x 53 cm il nostro piccolo kiwi
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